PROFILO DI RISCHIO
COMPARTO TRATTAMENTO RIFIUTI
SOLIDI URBANI
a cura dell’Azienda Sanitaria Locale Città di Milano
SERVIZIO PREVENZIONE SICUREZZA AMBIENTI DI LAVORO
con la collaborazione di :
· Cantoni S. - Medico del Lavoro – SPSAL
· Borello F.
- A.S. - SPSAL
· Rossi V. - Medico del Lavoro – UOPSAL distretto 1
· Bolognino Galli G. - Medico del Lavoro – UOPSAL
distretto 2
· Delle Monache A. – P.I. - UOPSAL distretto 2
· Scarpat A. - A.S. – UOPSAL distretto 2
· Vizzani E. – I.P. - UOPSAL distretto 2
· Tassi A. – P.I. - UOPSAL distretto 3
· Venturini G. – P.I. - UOPSAL distretto 3
· Magna B.- Medico del Lavoro – UOPSAL distretto 5
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all.2
comparto trattamento rifiuti
solidi urbani
1. Comparto: trattamento rifiuti solidi URBANI
11. Struttura di rilevazione:
asl citta’ di milano – servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di
lavoro
indirizzo: via ricordi 1
Cap: 20131
citta’: Milano
Provincia: milano
e.mail:
cantoni.spsal@libero.it
13. infortuni: dal
1997 al 2001
14. malattie
professionali: n.1 caso di “micosi cutanea”
1. COMPARTO: TRATTAMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI
2. FASE DI LAVORAZIONE: COMPOSTAGGIO
3. COD. INAIL: 37.20.2
4. FATTORE DI RISCHIO:
RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI
ALL’USO DI ATTREZZATURE;
RISCHI IGIENICO-AMBIENTALI DOVUTI AD AGENTI FISICI E BIOLOGICI;
RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI DOVUTI ALLA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, FATTORI PSICOLOGICI, FATTORI
ERGONOMICI, CONDIZIONI DI LAVORO DIFFICILI
5. CODICE DI RISCHIO
6. N. ADDETTI: 90
Capitolo 1 -“La fase di lavorazione”
L’impianto di compostaggio dei rifiuti
solidi urbani realizza, in relazione alle caratteristiche del rifiuto stesso,
la separazione degli stessi in diverse frazioni che, a loro volta subiscono
trattamenti diversi. Da tale frazionamento derivano i seguenti prodotti:
1. frazione
secca (sovvallo della linea di selezione) imballata e pressata, con limitata
presenza di sostanza organica da conferire a discarica di II categoria, tipo B;
2. frazione
secca sfusa (sovvallo della linea di raffinazione dell’organico compostato);
3. frazione
di sottovaglio fine, da conferire ad altra Azienda di trattamento dei rifiuti,
stabilizzata ed igienizzata;
4. frazione
umida da stabilizzare con produzione di “compost” classificabile ai sensi del
DPR 915/82;
5. frazione
ferrosa che viene separata dal resto per essere riutilizzata in processi
produttivi;
6. scarti
(vetro e inerti) proveniente dalla linea di raffinazione del compost.
La finalità dell’impianto e’
quella di separare le varie frazioni del rifiuto, al fine di contenere
l’impatto ambientale riferito allo smaltimento: la frazione secca così
ottenuta, può essere smaltita in discarica o essere termodistrutta in
inceneritore; le frazioni organiche, opportunamente stabilizzate, sono
utilizzabili come materiale di ricopertura
in discarica e di riqualificazione ambientale.
Inoltre, i processi di
biotrasformazione delle frazioni organiche comportano una riduzione del volume
del rifiuto per perdita di acqua. Una riduzione del volume si ottiene anche
dalla pressatura della frazione secca.
La potenzialità dell’impianto
e’ di 2000 ton/giorno; lo stesso si compone di 4 linee distinte tra loro e con
tecnologie differenti di separazione delle frazioni del rifiuto e di
stabilizzazione dello stesso.
Le diverse fasi del ciclo si svolgono in ampi capannoni di una area dismessa con volumetrie pari a circa 60.000/80.000 mc per ogni linea e possono essere così schematizzate (vedasi anche schema allegato):
1. ricezione
RSU;
2. pre
trattamento RSU;
3. selezione;
4. compattazione
della frazione secca ed invio a smaltimento;
5. stabilizzazione
della frazione organica;
6. stabilizzazione
ed igienizzazione della frazione fine;
7. raffinazione
del compost.
1) ricezione
RSU
I rifiuti conferiti
all’impianto arrivano dagli automezzi di raccolta (compattatori) che li
scaricano sul pavimento, o in buche di raccolta, nell’area di impianto
destinata a tale fase di lavoro. L’area e’ separata dal resto dell’impianto ed
e’ mantenuta in leggera depressione da un sistema di condotti di aspirazione
dell’aria; la stessa viene quindi
inviata all’impianto di abbattimento ad umido delle polveri e successivamente trattata in un biofiltro per il trattamento degli odori.
L’apertura del portone di
ingresso alla ricezione è automatica e funziona con un sistema a fotocellula;
l’automezzo, una volta entrato nel fabbricato, attende il suo turno per
scaricare il contenuto nell’area predisposta e, terminato lo scarico, esce
dallo stesso portone azionato da un sensore di prossimità. In questa zona non
e’ normalmente prevista la permanenza di persone se non per quanto riguarda l’addetto
al carico del rifiuto alla macchina lacerasacchi e per le operazioni di manutenzione
2) pre
trattamento RSU
I rifiuti vengono avviati alla
fase di pre-trattamento, previa
separazione dei materiali ingombranti.
La sezione comprende un dilaceratore/aprisacchi,
che rende il materiale idoneo alle successive fasi di selezione;
l’alimentazione di tale attrezzatura si trova all’interno dell’area di
ricezione.
L’area ricezione/alimentazione
è separata dalle altre zone di lavoro da un telo in PVC ignifugo o da pareti in
muratura; ciò permette di evitare la propagazione delle polveri nella zona di
selezione e consente altresì il miglioramento delle condizioni ambientali.
3) selezione
I rifiuti pretrattati sono
inviati al vaglio rotante che provvede
a separare tre frazioni costituite rispettivamente da:
a) Frazione
di sottovaglio intermedia, costituita essenzialmente da materiale organico
compostabile;
b) Frazione
di sottovaglio fine, inviata ad un box di raccolta, pronta per essere
trasferita alla successiva fase di stabilizzazione e di igienizzazione;
c) Frazione
di sopravaglio, rappresentata dalla frazione secca dei RSU.
La frazione compostabile,
previa separazione dei materiali ferrosi, è inviata a un box di raccolta dove
si provvede all’eventuale condizionamento del contenuto di umidità della
matrice organica prima del trasferimento alla fase di trasformazione biologica
che dura circa 40 gg.
La frazione di sottovaglio fine
viene stabilizzata per un tempo pari a circa 15 gg, prima di subire le successive
fasi di lavorazione (selezione).
La frazione di sopravaglio,
dopo la separazione dei materiali ferrosi, è inviata a una pressolegatrice: le
balle, dopo la legatura, vengono stoccate provvisoriamente per un tempo massimo
di 48 ore e quindi caricate sui mezzi
della ditta committente e smaltite dalla stessa.
I materiali ferrosi separati
dagli elettro-magneti sono inviati a un box di raccolta dedicato, in attesa di
conferimento all’esterno dell’impianto.
Anche l’area selezione,
alloggiata all’interno di un capannone chiuso, è dotata di condotti di
aspirazione che la collegano al sistema centralizzato di abbattimento degli
odori.
4) compattazione
della frazione secca
La frazione di sopravaglio,
ottenuta per separazione dimensionale, contiene rifiuti definiti “secchi”
costituiti prevalentemente da imballi e
quasi totalmente privi di materiale organico putrescibile.
Tale frazione rappresenta il
60/70% in peso del totale dei rifiuti trattati e viene inviata tramite nastri
trasportatori alla pressa imballatrice che ha lo scopo di ridurre il volume del
materiale, anche al fine di facilitarne la movimentazione.
Le balle così ottenute vengono
stoccate in aree adiacenti alla pressa prima di essere inviate allo smaltimento
o termodistruzione.
5) stabilizzazione
della frazione organica (sottovaglio intermedio)
L’organico separato viene
trasferito da una pala gommata o da nastro trasportatore all’area di
compostaggio aerobico. In questa area i microrganismi aerobi trasformano la
frazione organica del rifiuto in sostanza stabilizzata altrimenti denominata
compost.
Tale processo, viene facilitato
da condizioni microclimatiche caratterizzate da temperature ambientali intorno
a 35°C e umidità vicina al 100%.
Al fine di favorire il processo
il materiale viene movimentato di frequente per ottenere una migliore
ossigenazione.
Il tempo di permanenza minimo
del materiale organico nell’area è dell’ordine di 42 giorni; al termine del
periodo il materiale è inviato alla raffinazione.
6) stabilizzazione
e igienizzazione della frazione fine (sottovaglio)
Anche questa frazione è inviata
all’area di compostaggio aerobica per la stabilizzazione e igienizzazione prima
del conferimento ad azienda smaltitrice del rifiuto.
Si tratta di un processo di
biotrasformazione a ciclo breve che dà luogo ad un prodotto utilizzato per la
ricopertura di discariche o di aree oggetto di riqualificazioni ambientali.
Il trasferimento, la
ventilazione e i rivoltamenti avvengono con le stesse modalità ed attrezzature
tecnologiche adottate per il compostaggio della frazione organica: il materiale
è impilato in un cumulo separato e al termine del processo, dopo una permanenza
minima di 15 giorni, viene allontanato dall’impianto senza necessità della
raffinazione.
7) raffinazione
del compost
L’organico viene sottoposto a
raffinazione per eliminare grumi e zolle nonché materiali plastici che
comprometterebbero la qualità del prodotto finito. L’area dove avviene la
lavorazione e’ dotata di impianto di aspirazione delle polveri, separato dall’impianto
generale in quanto in questa zona sussistono problemi connessi all’elevata
polverosità ambientale.
Dall’impianto escono due
prodotti:
1. compost
raffinato che viene stoccato
all’interno di un fabbricato e
successivamente prelevato a cura della committenza;
2. scarti
di lavorazione che, dopo stoccaggio in box di raccolta, vengono inviati allo
smaltimento.
L’orario
normale di lavoro prevede:
· n° 3
turni (della durata di 6.15 ore)
· n° 1
turno giornaliero (7.30 ore) dal lunedì al venerdì negli uffici e del personale
di manutenzione;
· fermata
domenica e festivi (salvo esigenze specifiche segnalate di volta in volta)
Mansioni:
Per ogni linea operano 4
squadre su 3 turni di 6 ore e 15 minuti al giorno, ad esclusione dei
responsabili di impianto.
Le fasi di lavoro, possono così
essere suddivise:
ricevimento RSU:
Ø
scarico del rifiuto da trattare dai camion
Ø
alimentazione della rompisacchi
selezione:
Ø
controllo della vagliatura e dell’allontanamento dei
sottoprodotti
Ø
interventi saltuari di disincaglio e manutenzione
stabilizzazione:
Ø
trasferimento del sovvallo
Ø
rivoltamento dei cumuli e controllo
stoccaggio finale:
Ø
carico e scarico materiale nel vibrovaglio
Ø
controllo del processo ed allontanamento dei prodotti
finiti
confezionamento frazione secca e suo
allontanamento
Reparto e Mansione:
Gli addetti alla manutenzione per ogni linea svolgono i seguenti compiti:
· manutenzione
area raffinazione
· manutenzione
mulino rompisacchi
· serraggio
bulloni mulino rompisacchi
· manutenzione linee di trasporto materiali
· interventi
in area ventilatori interni
· area
magazzino
Gli addetti alla produzione
- con mansione di palisti
svolgono i seguenti compiti:
· manovra
pala meccanica nell’area ricezione
· manovra
pala meccanica nell’area raffinazione/aia compostaggio
· manovra
pala meccanica nell’area carico materiale imballato
- con mansione di capiturno
svolgono i seguenti compiti:
·
addetto pressa imballatrice
·
jolly
·
addetto impianti di
abbattimento
I responsabili dell’impianto di
compostaggio svolgono mansioni di supervisione nelle diverse aree operative
1) Ricezione e pretrattamento RSU
Ø Il rifiuto indifferenziato, conferito in sacchi, viene movimentato con automezzi con pala meccanica o ragno. Il limite tecnologico riguardante l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica costringe all’impiego di motori diesel dotati di dispositivo di abbattimento al terminale di scarico. I rischi connessi all’esposizione a gas di scarico sono mantenuti sotto controllo dal sistema di ventilazione generale, che in area ricezione risulta maggiore rispetto alle rimanenti aree dell’impianto, e dal fatto che ogni mezzo e’ dotato di cabina con impianto di condizionamento e filtrazione dell’aria. Quando l’automezzo rimane in posizione fissa (ad esempio durante il carico del rifiuto nella tramoggia della macchina rompisacchi) il terminale di scarico e’ connesso all’impianto di estrazione dell’aria.
Ø
La macchina dilaceratrice o rompisacchi, ha la
funzione di aprire il sacco al fine di permetterne la selezione e presenta gli organi lavoratori pericolosi,
in genere cesoie a coltello, completamente segregati; la macchina e’ dotata di
cappa di ripresa delle polveri, posizionata sulla tramoggia di carico. I rischi
prevalenti, di natura biologica o meccanica sono riferiti soprattutto ad
interventi di manutenzione, in quanto costringono l’operatore ad intervenire a
contatto con i rifiuti e con le parti in movimento della macchina.
2) Selezione
Ø
Il cuore del sistema e’ costituito da un vaglio a
tamburo rotante che separa le
frazioni del rifiuto. Anche per
questa attrezzatura i rischi sono associati agli interventi di pulizia
del tamburo rotante, poiché gli
operatori vengono a diretto contatto con i rifiuti.
Ø
Il materiale prima di essere inviato alla fase di
compattazione (frazione secca) o stabilizzazione (frazione umida), viene
deferrizzato con magneti. Il deferrizzatore conferisce il materiale
all’interno di box predisposti per la successiva movimentazione; detti
box sono dotati di paratie per evitare i rischi relativi alla proiezione di
rifiuto.
3) Compattazione
frazione secca
Ø
Mentre la frazione umida viene inviata alla
stabilizzazione, la frazione secca viene compattata in una pressa automatica.
L’intervento dell’operatore, e’ limitato alla
manutenzione e alla alimentazione del filo metallico occorrente per la
confezione delle balle.
Ø
La zona intorno alla pressa deve sempre risultare
sgombra, per consentire una adeguata visibilità nelle operazioni di allontanamento
delle balle prodotte tramite carrelli trasportatori. Il caricamento dei
camion avviene appunto mediante carrelli trasportatori.
4) Stabilizzazione
Ø
Al fine di consentire l’ossigenazione dei cumuli, per
favorire i processi di biotrasformazione, esistono diverse tecnologie per
rivoltare i materiali in stabilizzazione presenti nell’aia di compostaggio. La
tecnica più semplice consiste nell’utilizzo di un automezzo, dotato di
nastro trasportatore (rivoltacumuli), che percorre l’aia di
stabilizzazione rivoltando il cumulo mediante
il nastro trasportatore dotato di apposite nervature. L’operatore, in
questo caso, conduce l’automezzo e permane in aia di compostaggio per tutto il
tempo necessario all’effettuazione del ciclo di rivoltamento. In considerazione
del fatto che l’ambiente si trova in condizioni microclimatiche particolarmente
sfavorevoli per l’alto tasso di umidità e per l’elevata temperatura, oltre
all’elevato inquinamento da microrganismi biologici, l’automezzo rivoltacumuli
e’ dotato di cabina di guida chiusa e provvista di impianto di climatizzazione
e filtrazione dell’aria immessa.
Ø
Un'altra tecnologia consente invece la stabilizzazione
all’interno di vasche di ampie dimensioni, segregate rispetto alle rimanenti
aree di lavoro. Il rivoltamento viene ottenuto mediante coclea montata su
carro ponte che scorre lungo le pareti della vasca. In questa fase
l’operatore interviene solo per operazioni di manutenzione.
5) Raffinazione
Ø
Al fine di migliorare le caratteristiche qualitative del
compost, la frazione stabilizzata viene trattata in un apposito impianto di
raffinazione; l’alimentazione di tale impianto, avviene con l’ausilio di pale meccaniche, attraverso una
tramoggia dotata di cappa per la captazione delle polveri.
Ø
La selezione della frazione avviene su vagli vibranti,
che permettono la separazione in base alla granulometria. In questa fase di
lavoro si ha una certa dispersione di polveri, che vengono però captate alla
sorgente dal sistema di depolverazione; quest’ultimo, e’ impiantisticamente
separato dal sistema di ventilazione
generale degli ambienti, ed e’ costituito da un filtro a ciclone associato ad
un filtro a maniche autopulente.
Ø
Il materiale in lavorazione, in tutte le fasi, viene
movimentato tramite nastri trasportatori segregati sia lateralmente che nella parte superiore; ciò al fine
di limitare la dispersione di polveri
ed odori, oltre che di impedire la caduta di frammenti di rifiuto. Nei tratti
di raccordo tra i nastri, sono inoltre installati dispositivi di captazione
localizzata delle polveri. I rischi di origine biologica e meccanica sono
riferibili agli interventi manuali dell’operatore per effettuare disincagli di
materiale e per la pulizia periodica.
Oltre a macchine ed attrezzature specifiche, per le fasi di lavoro vengono utilizzate le seguenti attrezzature:
Ø
carrelli elevatori per la
movimentazione delle balle di rifiuto secco pressato
Ø
utensili portatili per
interventi di manutenzione/riparazione quali: mole, trapani, saldatrici elettriche, piattaforme elevabili
per l’esecuzione di lavori in altezza, motospazzatrici per la pulizia degli
ambienti.
Tutte le attrezzature di lavoro
sono dichiarate conformi ai requisiti fissi ed inderogabili di sicurezza di cui
al DPR 459/96 e marcate CE in quanto prodotte dopo il 1996.
Capitolo 3 - “Il fattore di
rischio”
I
fattori di rischio, suddivisi per fasi, possono essere così riassunti:
Per ricezione,
selezione e compattazione frazione secca con invio a smaltimento:
· rischi
di caduta nel caso di irregolarità della pavimentazione;
· rischi
di scivolamento nel caso della accidentale presenza di residui di rifiuti
trattati o da trattare;
· rischi
di caduta dei mezzi di trasporto dei rifiuti nelle buche di raccolta per il
caricamento sui nastri trasportatori;
· rischi
dovuti alla circolazione dei mezzi (investimenti da veicoli in movimento
all’interno delle aree di lavoro);
· rischio
di caduta del conducente dell’automezzo dal rimorchio durante il controllo
della fase di carico delle balle sugli automezzi;
· rischio
di traumi o schiacciamenti durante le attività di manutenzione ordinaria/
straordinaria e pulizia degli impianti;
· rischio
incendio, dovuto al tipo di attività e al materiale trattato, ed al possibile
conferimento incontrollato di sostanze infiammabili;
· rischio
dovuto all’esposizione ad agenti inquinanti derivanti prevalentemente dalla
produzione di gas o aerosol che i rifiuti producono;
· rischio
da inalazione di polveri, legato alla movimentazione delle frazioni del
rifiuto;
· rischio
legato a tagli e punture con oggetti potenzialmente infetti;
· rischio
da agenti biologici, dovuto alla potenziale esposizione ad agenti presenti nel
rifiuto o derivanti dai processi di degradazione;
· rischi
legati alla possibilità di contatto con parassiti provenienti dagli escrementi
di specie murine;
· rischio
da esposizione a rumore, prodotto dagli impianti e dalle macchine presenti
negli ambienti di lavoro;
· rischio
da vibrazioni durante la guida di automezzi;
· rischi
legati a fattori ergonomici per l’assunzione di posture incongrue sia nella
guida degli automezzi che nelle operazioni di pulizia in punti di difficile
accesso;
· rischi
legati alla necessita’ di compiere
sforzi fisici rilevanti durante le attività di selezione e movimentazione
manuale di rifiuti ingombranti;
· rischio
correlato alla presenza di insetti vettori di agenti biologici;
·
fattori psicologici legati all’oggetto della mansione ed
allo scarso riconoscimento sociale della professione;
· fattori
di stress dovuti al lavoro notturno e a turni;
· rischio
da agenti chimici nei laboratori dovuti a contatto accidentale con prodotti
chimici, o rischi di sversamenti nei punti di travaso o interconnessione tra
serbatoi e apparecchiature (impianto di abbattimento esterno a scrubber).
Per stabilizzazione frazione organica e raffinazione compost:
·
rischi di caduta nel caso di irregolarità della
pavimentazione;
· rischi
di caduta dall’alto per scivolamenti dalle postazioni di lavoro degli impianti
o delle macchine che si trovano in quota;
· rischi
dovuti alla circolazione dei mezzi (investimenti da veicoli in movimento
all’interno delle aree di lavoro);
· rischio
di traumi o schiacciamenti durante le attività di manutenzione ordinaria/
straordinaria e pulizia degli impianti;
· rischio
dovuto all’esposizione ad agenti inquinanti derivanti prevalentemente dalla
produzione di gas o aerosol che i rifiuti producono;
· rischio
da inalazione di polveri, legato alla movimentazione delle frazioni del
rifiuto;
· rischio
da agenti biologici, dovuto alla potenziale esposizione ad agenti presenti nel
rifiuto o derivanti da processi di degradazione;
· rischi
legati alla possibilità di contatto con parassiti provenienti dagli escrementi
di specie murine;
· rischio
da esposizione a rumore, prodotto dagli impianti e dalle macchine presenti
negli ambienti di lavoro;
· rischio
da vibrazioni durante la guida di automezzi;
· rischi
legati a fattori ergonomici per l’assunzione di posture incongrue sia nella
guida degli automezzi che nelle operazioni di pulizia in punti di difficile
accesso;
· rischio
correlato alla presenza di insetti vettori di agenti biologici;
·
fattori psicologici legati all’oggetto della mansione ed
allo scarso riconoscimento sociale della professione;
· fattori
di stress dovuti al lavoro notturno e a turni;
· rischio
da agenti chimici nei laboratori dovuti a contatto accidentale con prodotti
chimici, o rischi di sversamenti nei punti di travaso o interconnessione tra
serbatoi e apparecchiature (impianto di abbattimento esterno a scrubber);
· rischio
da condizioni microclimatiche sfavorevoli.
I rischi per la sicurezza sono
da attribuire principalmente alle macchine nelle fasi di pulizia e
manutenzione. Da non trascurare gli ambienti di lavoro, sia per quanto riguarda
i rischi di caduta e scivolamento per presenza sulla pavimentazione di
materiale di rifiuto, sia per la presenza di buche e sporgenze createsi per
usura e scarsa manutenzione, ma anche per il rischio di investimento dei pedoni
nella circolazione dei mezzi.
In linea generale, le parti in
movimento dei macchinari e i macchinari stessi che possono costituire un
pericolo, presentano protezioni mobili o fisse (carter, barriere, schermi
protettivi) e in alcuni casi sono montati dei dispositivi di sicurezza
(microinterruttore) come richiesto dalla normativa.
Per quanto le caratteristiche
strutturali dei macchinari operanti presso i diversi reparti siano tra loro
assai differenti, i rischi da essi derivanti possono essere ricondotti a due
principali categorie:
1. rischi
derivanti dalle parti in movimento dei macchinari e apparecchiature
2. rischi
derivanti dal contatto con le parti sotto tensione dei macchinari e dagli
impianti elettrici.
Le principali operazioni svolte
dall’operatore sono:
1.
controllo della operatività della
macchina/apparecchiatura;
2.
scarico della macchina/apparecchiatura nel caso di
intasamento;
3.
pulizia della macchina/apparecchiatura.
Si possono considerare i
seguenti fattori di pericolo potenziale:
1.
eventuale inefficienza delle protezioni e dei dispositivi
di sicurezza per guasti e/o rimozioni;
2.
eventuali cattivi funzionamenti dei macchinari che
possono portare ad interventi di manutenzione straordinaria;
3.
inaspettato movimento di parti delle macchine durante
alcune fasi di preparazione della stessa;
4.
comportamenti inadeguati del personale nello svolgere le
attività sui macchinari dovuti alla scarsa conoscenza dei fattori di pericolo,
mancato utilizzo de Dispositivi di Protezione Individuale.
I rischi di natura igienico
ambientale sono principalmente dovuti all’esposizione ad agenti inquinanti
chimici derivanti prevalentemente dalle emanazioni gassose ed in forma di
aerosol, originatesi dal rifiuto e aggravate dalle operazioni di movimentazione
dello stesso.
I rischi dovuti al microclima,
sono presenti soprattutto nell’area di compostaggio, dove vi sono condizioni
microclimatiche altamente sfavorevoli, legate all’alto tasso di umidità
relativa associata ad un’alta temperatura, tali da determinare situazioni di
stress termico.
Il rischio da agenti
biologici è connesso all’esposizione ai microrganismi presenti nel
materiale trattato, o che in esso naturalmente si sviluppano. Gli addetti al
trattamento dei RSU, infatti, possono venire in contatto con batteri, virus, miceti,
parassiti o quant’altro. Occorre, inoltre, considerare che i RSU sono anche
veicolo di diffusione di agenti biologici di antropozoonosi, essendo rifugio e
habitat di animali quali roditori, insetti, ecc; quindi, nella valutazione dei
rischi presenti ai vari livelli di trattamento dei RSU vanno prese in
considerazione tutte le possibili vie di trasmissione all’uomo.
Con il monitoraggio
microbiologico ambientale è possibile determinare la concentrazione
aerodispersa dei microrganismi nell’ambiente.
Da ricerche private, effettuate
attraverso studi epidemiologici sui RSU, è stato valutato come i rifiuti domestici siano
contaminati da una elevata flora batterica essendo più ricchi di sostanza
organica. Elevate concentrazioni di microrganismi si registrano anche nei
prodotti che possono scaturire naturalmente dagli RSU come il percolato, o dal loro riciclo tecnologico; è questo il
caso del compost. Va comunque tenuto in considerazione che i dati rilevati
hanno una valenza indicativa; infatti, metodi di analisi e rappresentatività
dei campioni presentano, nei diversi studi, un’elevata variabilità.
Numerose fonti bibliografiche,
inoltre, individuano come rischi maggiori per il personale addetto allo
smaltimento degli RSU, quelli associati alla formazione di polveri organiche,
aerosol microbici, spesso ricchi anche di endotossine.
Per questo alcuni Paesi hanno
proposto lo standard di 10~ufc di Gram neg./m3 di aria; per le endotossine
batteriche, sono stati postulati valori di concentrazione compresi tra 20 ng/m3
e 1000 ng/m3, in rapporto alle sintomatologie sviluppate.
I lavoratori addetti alla
produzione di compost risultano esposti al rischio di inalazione di polveri
organiche, soprattutto durante le operazioni di agitazione meccanica del
materiale da sottoporre a digestione. Tale fase operativa pare essere il tipo
di lavorazione a maggio rischio di dispersone di polveri, stimabile in 30-80 mg
per ogni m3 di materiale trattato, soprattutto quando la lavorazione avviene in
impianti che operano al chiuso.
Studi epidemiologici effettuati
sui lavoratori addetti alla produzione di compost hanno evidenziato
sintomatologie quali mal di testa, diarrea o disturbi agli occhi ascrivibili
alle esposizioni ad endotossine batteriche, indipendentemente dalla presenza di
cellule batteriche integre. Per questo la sola enumerazione dei Gram neg,.
replicabili o vitali, non è sufficiente per valutare il rischio espositivo nel
suo complesso, specie nei settori in cui risulti elevata la produzione di
polveri o di bioaerosol.
A tale proposito, alcuni autori
hanno proposto un livello di 10-14 ng/m3 di endotossine come soglia di nessun effetto per la salute.
Altri studi hanno evidenziato
che le cariche batteriche e fungine, talvolta anche potenzialmente patogene,
presenti durante le fasi di compostaggio, possono giungere a concentrazioni
tali da causare alveoliti allergiche, patologie ampiamente studiate nei
lavoratori del settore agricolo.
Il microrganismo più diffuso è
l’Aspergillus fumigatus, che può raggiungere
anche elevate cariche fungine. Tuttavia ricerche sierologiche effettuate
sui lavoratori esposti non indicano, attraverso gli antigeni circolanti, che
tale pericolo si concretizzi in rischio effettivo.
Una elevata frequenza di
isolamento di A. fumigatus si è riscontrata nell’orofaringe e nelle narici di
lavoratori addetti, anche se non è certo che tutti i ceppi di A. fumigatus
abbiano la stessa potenzialità patogena.
Negli aerosol respirabili
un’alta percentuale dei microrganismi (80%) è rappresentata da miceti, con
prevalenza di Aspergillus, Penicillum, Cladosporum, che spesso possono causare
sindromi irritativo-allergiche.
Anche l’inalazione di polveri
contenenti batteri Gram neg. potrebbe essere causa di patologie allergiche,
così come la presenza di spore o tossine, come le endotossine dei batteri Gram
neg.
Il rischio da agenti biologici è presente anche per la possibile esposizione ad altri microrganismi presenti nei RSU, o derivanti dai processi di degradazione degli stessi. Le caratteristiche, la qualità e l’entità del rischio sono ancora da studiare e definire.
La letteratura riporta solo
generiche ipotesi di rischi potenziali da altri agenti biologici, di cui uno
specifico esempio citato è quello della Leptospirosi.
Organismi di rischio biologico
per gli operatori sono anche gli attinomiceti, riscontrabili normalmente tra i
coltivatori di funghi, in quanto una massiva ed improvvisa esposizione a tali
batteri (108 ufc/m3), può scatenare reazioni allergiche, con anticorpi
circolanti misurabili nei soggetti colpiti.
Dai dati epidemiologici
infettivi, quindi, si evince che il rischio prevalente nelle lavorazioni con
RSU non sembra essere quello infettivo, ma quello allergico o tossico.
Odori: una
nota di attenzione merita in proposito il problema degli odori le cui origini
sono essenzialmente dovute a:
1.
sostanze odorose già presenti nei rifiuti (naturali o
sintetiche)
2.
sostanze che producono composti maleodoranti, a seguito
di processi fermentativi, già durante la raccolta o lo stoccaggio, in attesa
del trattamento, o durante i processi di compostaggio (composti del carbonio,
acidi, grassi, composti dello zolfo o dell’azoto).
Gli odori sono provocati dalla
presenza di sostanze volatili che, se in concentrazione superiore ad una determinata soglia, sono in
grado di provocare uno stimolo olfattivo.
Il primo effetto nocivo è
pertanto collegato alla sensazione odorosa sgradevole che può altresì provocare
disturbi a livello gastrico.
Va comunque considerato che gli
odori sgradevoli non sono patogeni; infatti, lo stimolo olfattivo che essi
generano ha solo una funzione di allerta che evidenzia la presenza di una
sostanza volatile; il meccanismo di allerta non è sinonimo sempre di composto
nocivo, esso è applicabile solo nel caso di sostanze il cui TLV è superiore
alla soglia di odore. A questo tipo di rischio sono potenzialmente esposti
tutti i lavoratori presenti sull’impianto.
Il rischio connesso alla
assunzione di posture incongrue ed allo sforzo fisico, è principalmente
conseguente alla movimentazione manuale dei rifiuti ingombranti che, talvolta,
vengono erroneamente conferiti agli impianti di compostaggio anziché nelle
apposite discariche.
La stima
del rischio connesso al disagio psicologico non e’ facilmente valutabile
anche per l’assenza di specifiche indagini.
Capitolo 4 “Il danno atteso”
Ricezione
selezione e compattazione frazione secca con invio a smaltimento
·
contusioni, distorsioni, fratture, ferite, da cadute in
piano o dall’alto o da investimenti di veicoli
· ferite
e traumatismi da proiezione di materiali
· traumi,
schiacciamenti, amputazioni dita arti superiori da interventi di
manutenzione/pulizia di impianti
· ferite
da punta e da taglio
· irritazione
delle congiuntive e delle vie aeree da inquinanti chimici e/o biologici
· micosi
cutanee
· infezioni
respiratorie, asma, alveoliti allergiche da agenti biologici
· ipoacusia
da rumore
· danni
osteoarticolari da vibrazioni alla guida di automezzi, posture incongrue,
movimentazione manuale dei carichi
Stabilizzazione frazione organica e raffinazione compost
· contusioni, distorsioni, fratture, ferite, da
cadute in piano o dall’alto o da investimenti di veicoli
· ferite
e traumatismi da proiezione di materiali
· traumi
, schiacciamenti, amputazioni dita arti superiori da interventi di
manutenzione/pulizia di impianti
· ferite
da punta e da taglio
· irritazione
delle congiuntive e delle vie aeree da inquinanti chimici e/o biologici
· micosi
cutanee
· infezioni
respiratorie, asma, alveoliti allergiche da agenti biologici
· ipoacusia
da rumore
· danni
osteoarticolari da vibrazioni alla guida di automezzi, posture incongrue,
movimentazione manuale dei carichi
· stress
termico
Il danno rilevato
L’impianto
oggetto di indagine è di recente realizzazione: l’attività ha preso avvio a
pieno regime nell’estate 1997.
Nei 4
anni di attività monitorata si sono verificati 49 infortuni relativi in
particolare a schiacciamenti di arti e cadute dall’alto durante la manutenzione
delle macchine, punture da ago, tagli degli arti superiori.
L’indice
di frequenza calcolato è prossimo a 9; tale indice risulta inferiore a quello
dell’azienda che effettua la raccolta ed il conferimento del rifiuto.
Questo
aspetto va considerato anche alla luce del fatto che nelle linee sono presenti
esclusivamente attrezzature di lavoro di nuova generazione con marchio “CE”,
nelle quali l’operatore interviene quasi esclusivamente per interventi
manutentivi e di controllo.
Per
quanto riguarda malattie correlabili al lavoro è stato segnalato n.1 caso di
“micosi cutanea”.
Accertamenti
sono in corso su patologie di altra natura probabilmente correlate ad
esposizioni pregresse.
Capitolo 5 “gli interventi”
Rispetto
alle condizioni di progetto e di avvio dell’impianto, sono stati introdotti
processi di bonifica relativi ad alcune situazioni di rischio.
In via
preliminare, il rischio di natura biologica e’ stato ritenuto maggiormente
rilevante rispetto agli altri; a seguito di ciò, e’ stata avviata un’attenta
verifica delle modalità di pulizia degli ambienti e delle attrezzature di
lavoro, valutando l’inquinamento di origine biologica durante le varie fasi di
lavoro, ed al termine delle stesse. In questo ambito, è stato possibile
intervenire sulle procedure di pulizia degli
automezzi utilizzati nella movimentazione dei materiali, le cui
condizioni sono risultate particolarmente critiche.
In
questa ottica, sono inoltre state vietate operazioni a rischio quali l’utilizzo
di aria compressa o “soffioni a spalla”, che venivano utilizzati per asportare
la polvere depositata sugli impianti; le ditte hanno inoltre acquistato motospazzatrici
da utilizzarsi nella pulizia degli ambienti.
In
alcune zone degli impianti e’ stata ripristinata la pavimentazione, in modo da
agevolare le operazioni di pulizia dell’ambiente.
Dove
tecnicamente possibile, sono stati introdotti nastri trasportatori per il
materiale in lavorazione, onde evitare il transito dei mezzi che, oltre a
costituire rischio di collisione, contribuivano al peggioramento dello stato di
pulizia degli ambienti.
Sono,
inoltre, state potenziate le segregazioni dei nastri trasportatori ed i
dispositivi di captazione nei tratti di raccordo al fine di limitare la
dispersione delle polveri.
In
alcune linee di produzione, si sono potute migliorare le condizioni ambientali,
agendo sulla segregazione dell’area di ricezione, aumentando il numero di
ricambi d’aria tramite impianti che garantiscono almeno 4 ricambi ambiente/ora.
Considerato
che al termine delle lavorazioni gli impianti di ventilazione rimangono in
funzione, al fine di mantenere in depressione gli ambienti, ciò permette un
adeguato ricambio d’aria che consente la riduzione della carica batterica
totale.
Inoltre
sono stati introdotti dispositivi di captazione localizzata dei gas di scarico
degli automezzi, con conseguente riduzione dell’esposizione ad agenti chimici;
i punti di maggior dispersione delle polveri sono racchiusi con cappe.
Il
reporting periodico dei dati ambientali dei materiali in giacenza e delle
portate d’aria dell’impianto di ventilazione, consente di mantenere sotto
controllo le condizioni di salubrità ambientale.
Data la
condizione microclimatica particolarmente sfavorevole ed il rischio di natura
biologica presente nell’aia di stabilizzazione, e’ stata impartita una
specifica prescrizione, affinché gli operatori addetti ad interventi in tale
area utilizzassero tute a perdere e facessero uso della doccia a fine
operazione, oltre ad usufruire di adeguate pause.
Gli
spogliatoi degli operatori sono realizzati in modo da differenziare l’ambiente
“sporco”, dove vengono conservati gli indumenti da lavoro, dall’ambiente
“pulito”, in cui sono a disposizione armadietti per gli abiti civili.
La
meccanizzazione dell’operazione di rivoltamento dei cumuli ha consentito,
inoltre, di limitare il numero di accessi all’aia di compostaggio.
Al fine
di ottenere una riduzione degli odori all’interno dei locali di lavoro, il
committente e’ stato impegnato a conferire i RSU nel più breve tempo possibile
dalla raccolta, ed il titolare dell’impianto di compostaggio a lavorare
immediatamente, e comunque non oltre 24 ore, i RSU. Anche l’allontanamento
tempestivo dei materiali lavorati favorisce la riduzione della diffusione degli
odori.
La
problematica degli insetti e del contenimento della specie murina e’ stata
affrontata, oltre che attraverso periodiche campagne di disinfestazione, anche
mantenendo i cumuli di materiale in fase di stabilizzazione a temperature che
non favoriscono lo sviluppo e la riproduzione delle larve delle mosche. In
particolare, facendo in modo che la temperatura elevata necessaria per
innescare i processi di biotrasformazione venga raggiunta nel più breve tempo
possibile.
Per la
protezione degli operatori da infortuni da taglio o puntura con oggetti
contaminati, e’ stata valutata l’idoneità dei DPI imponendo alle aziende un
rigido controllo circa il loro utilizzo.
La
fornitura individuale per ogni operatore comprende:
· facciale
filtrante FFP1 (a perdere)
· scarpa
di sicurezza con suola antiscivolo e
puntale rinforzato
· tuta in
Tyvek (a perdere)
· guanti antitaglio
· cuffie
o tappi auricolari
· elmetto
Il
rischio di natura infortunistica e’ stato affrontato predisponendo accessi
sicuri ai punti di lavoro in altezza. Inoltre, è stato prescritto l’utilizzo di
piattaforme elevabili per l’accesso a punti di lavoro saltuari.
Per
alcune situazioni sono state formalizzate procedure di lavoro specifiche
soprattutto per gli interventi manutentivi.
Sotto il profilo sanitario, il
personale è stato sottoposto a vaccinazione antitetanica e, previo consenso, a
vaccinazione antiepatite B. Inoltre, a cura del medico competente, i lavoratori
vengono sottoposti a visite mediche periodiche, con particolare attenzione per
gli apparati cardiorespiratorio, cutaneo e osteoarticolare, integrate da prove
di funzionalità respiratoria ed esami ematochimici, con elettrocardiogramma e
audiometria.
Capitolo 6 - “Appalto a ditta esterna”
In questa fase di lavorazione non sono previsti appalti a
ditte esterne.
Capitolo 7 - “Riferimenti legislativi”
I riferimenti legislativi e
bibliografici sotto elencati riguardano tutte le fasi dell’intero ciclo
lavorativo.
· D.P.R 547/55 - Norme per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro
·
D.P.R. 303/56 - Norme generali per l’igiene del lavoro
·
D.P.R. 164/56 - Norme per la prevenzione degli infortuni
in edilizia
·
D.Lgs. 277/91 - Attuazione delle direttive n.
80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in
materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione
ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7
della legge 30 luglio 1990 n. 212
· D.Lgs.
626/94 e successive modifiche, in attuazione delle direttive 89/391/CEE,
89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e
90/679/CEE riguardanti il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro
· D.Lgs
475/92 - Attuazione delle direttive 89/686/CEE del Consiglio del 21/12/1989, in
materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai
dispositivi di protezione individuale
· D.Lgs
532/99 – Disposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell’art.17 comma
2 della legge n. 25 del 5/2/99
· D.P.R.
459/96 - Regolamento per l’attuazione delle direttive 89/392/CEE, 91/368/CEE,
93/44/CEE e 93/68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri relative alle macchine
· D.P.R.
224/88 – Rumorosità delle macchine
· Legge
292 del 5/3/63 (vaccinazione antitetanica obbligatoria)
· D.M.
26/4/90 e D.M. 4/10/91 (individuazione delle categorie a rischio per la
vaccinazione contro l’epatite virale B)
· D.P.R.
203/88 - Attuazione delle direttive CEE numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203
concernenti norme in materia di qualita’ dell’aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali, ai
sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183
· D.P.R.
915/82 - Attuazione delle direttive CEE numeri 75/442 relativa ai rifiuti,
n.76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei
policlorotrifenili e n.78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi
· Linee
guida di applicazione del D.Lgs 626/94 a cura del Coordinamento delle Regioni e
delle Province Autonome - Ottobre 96
· Ministero
della Sanità - Commissione Nazionale per la lotta contro l’AIDS - Linee guida
di comportamento per gli operatori sanitari per il controllo delle infezioni da
HIV - Roma 6.9.89
· Legge
5.6.90 n. 135 - Programma di interventi urgenti per la prevenzione e lotta
contro l’AIDS
· Decreto
del Ministero della Sanità 28.9.1990 - Norme di protezione dal contagio
professionale da HIV nelle strutture sanitarie ed assistenziali pubbliche e
private
· NIOSH: “Work
practices guide for manual lifting”, NIOSH technical report, n. 81-122. U.S.,
1981
· Norma UNI
- EN 292 - 1: Sicurezza del macchinario – Concetti fondamentali, principi
generali di progettazione – Terminologia e metodologia di base
· Norma
UNI - EN 292 - 2 : Sicurezza del macchinario – Concetti fondamentali,
principi generali di progettazione – Specifiche e principi tecnici
· Norma
CEI - EN 60204 – 1: Sicurezza delle macchinario – Equipaggiamento elettrico
delle macchine – Requisiti generali
· Atti
del I Seminario nazionale “Rischi professionali e prevenzione nel terziario
arretrato (rifiuti solidi urbani, servizi mortuari, supermercati)” - SNOP -
Milano, 23 maggio 1994
· Occhipinti,
Menoni, Fenaroli, Colombini – Movimentazione di pesi e patologie del rachide in
portasacchi addetti alla raccolta della nettezza urbana. Atti del Seminario
Nazionale “Lavoro e patologia del rachide”, Milano 29-30 maggio1989
· Indagine epidemiologica relativa alla contaminazione
biologica aerodispersa negli ambienti lavorativi eseguita nel 2000 a cura dell’Istituto di Medicina del Lavoro
dell’Università di Milano in collaborazione con l’azienda oggetto della nostra
ricerca
I
principali problemi di impatto ambientale che un impianto di compostaggio può
comportare sono:
Ø
problemi viabilistici
Ø
dispersione di odori
Ø
infestazione da insetti
Ø
dispersione di microrganismi
Ø
diffusione di sostanze chimiche
L’entità di tali problemi è connessa alle dimensioni dell’impianto e alla sua capacità produttiva, alle modalità operative seguite nella conduzione dello stesso, alle misure adottate per l’abbattimento degli inquinanti. Elemento che condiziona fortemente i disagi della popolazione è, inoltre, la distanza che intercorre tra l’impianto e le aree abitate.
I problemi viabilistici,
e i relativi problemi di inquinamento da rumore e da gas di scarico,
sono connessi all’elevato afflusso dei camion che conferiscono i RSU
all’impianto, generalmente concentrato nelle prime ore della mattinata.
Occorre, pertanto, che, nella progettazione dell’insediamento, vengano
attentamente studiati i percorsi dei camion, in entrata e in uscita, al fine di
evitare sovraccarichi di traffico in aree già critiche in particolare nelle ore
mattutine (ingressi/uscite da tangenziali, raccordi, punti di ingresso/uscita
dalla città).
Uno dei principali elementi di disagio
per la popolazione circostante l’impianto è costituito dalla diffusione di odori
sgradevoli originati dai RSU stessi e dai loro prodotti di degradazione.
I principali provvedimenti per
limitare l’impatto olfattivo sono connessi alla limitazione delle giacenze di
materiali non lavorati, al mantenimento in depressione degli ambienti di
lavoro, e ad un corretto convogliamento e
abbattimento dell’aria prelevata dagli stessi. Questo può essere
effettuato mediante sistemi chimici o biologici (biofiltri), anche associati
tra loro, come nel caso da noi esaminato.
La valutazione della
dispersione di sostanze odorose risulta alquanto difficoltosa.
Sono possibili due strade:
Ø
la determinazione, per via chimica, delle concentrazioni
di sostanze a bassa soglia olfattiva
Ø
l’analisi olfattometrica
Nel
primo caso la difficoltà è data principalmente dall’elevato numero di sostanze
potenzialmente coinvolte. Occorreranno, pertanto, diverse campagne al fine di
individuare uno spettro più ristretto di sostanze da utilizzare come
traccianti, le cui concentrazioni dovranno essere correlate alle numerose
variabili che condizionano il funzionamento dell’impianto nel suo complesso.
Le misure olfattometriche presentano il vantaggio di essere meglio correlate alla molestia olfattiva. Tuttavia, standards e metodiche non sono attualmente previsti dalla normativa italiana (disponibili in alcuni paesi della UE). Inoltre, pochi sono i laboratori attrezzati a tale scopo.
In entrambi i casi la
valutazione delle misure deve essere strettamente correlata con le condizioni
metereologiche presenti al momento.
Un altro problema di una certa
rilevanza è costituito dalla diffusione di insetti, in particolare
mosche.
Gli RSU e i loro prodotti di
trasformazione costituiscono un ottimo pabulum
per il loro sviluppo. Maggiore è la vicinanza di abitazioni e maggiore è la
possibilità che la presenza di insetti costituisca un importante fonte di
disturbo per la popolazione.
La prevenzione è data dalle misure atte a ridurre lo sviluppo delle larve (si veda il capitolo 5 -“Gli interventi”), in particolare nelle fasi di maturazione del compost, oltre che dalle periodiche campagne di disinfestazione da attuarsi all’interno dell’impianto ma anche all’esterno.
Un altro problema da
considerare è il possibile inquinamento da agenti biologici.
Le analisi da noi ripetutamente eseguite hanno dimostrato l’assenza di un inquinamento biologico se non nelle zone immediatamente limitrofe alle aree di lavorazione e di trattamento delle emissioni (entro 40 metri).
Anche per quel che concerne l’inquinamento
da agenti chimici, le numerose analisi da noi effettuate hanno consentito
di escludere che le emissioni, convenientemente trattate, diano luogo alla
dispersione di sostanze che possano provocare effetti patogeni.
L’avvio di questa tipologia di
impianti è comunque soggetta, oltre che al nulla osta all’esercizio, previsto
dal T.U.LL.SS., dall’autorizzazione prevista dalla Legge 203/88 per quel che
riguarda specificamente le
emissioni.