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Strumento di analisi ed informazione sui rischi da esposizione ai campi elettromagnetici

Principi generali di protezione
Nel settore che si occupa della protezione dall'esposizione a campi elettromagnetici, si nota a volte un uso improprio di termini quali interazione, effetto biologico ed effetto sanitario (quest'ultimo inteso come danno), che a volte vengono confusi tra di loro.
L' interazione del campo elettromagnetico con un organismo vivente provoca la perturbazione dell' equilibrio proprio di quell'organismo. Questo evento però non comporta automaticamente un effetto biologico evidenziabile, né tanto meno un effetto sanitario: si può infatti parlare di effetto biologico solo in presenza di evidenti variazioni morfologiche o funzionali a carico di strutture sia a livello superiore che a livello molecolare.
D'altra parte l'induzione di un effetto biologico non comporta necessariamente un danno effettivo alla salute: per poter parlare di effetto sanitario infatti, occorre che l'effetto biologico superi l'efficacia dei meccanismi di adattamento (e di recupero) dell'organismo, meccanismi le cui funzionalità variano con l'età, il sesso, lo stato di salute, il tipo di lavoro svolto dal soggetto, le condizioni ambientali in cui il soggetto vive (ad esempio temperatura, umidità, presenza di agenti nocivi).
Fatta questa premessa, se si analizzano le scelte normative effettuate dai vari paesi è possibile evidenziare i diversi fattori che hanno portato alla nascita di differenze significative tra i livelli di esposizione raccomandati. Tra questi fattori vanno ricordati:

  • gli effetti biologici e sanitari scelti per la definizione dei valori limite;
  • la diversa interpretazione che i ricercatori hanno fornito della significatività per l'uomo e l'ambiente dei dati sperimentali da essi ottenuti;
  • i differenti motivi per i quali sono stati definiti ed adottati i vari standard;
  • l'entità del compromesso tra rischio e cautela accettato nei vari Paesi.

Negli ultimi anni diversi organismi quali l'ANSI/IEEE (American National Standard Institute/Institute of Electric and Electronic Engineers), il CENELEC, l'ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection Association) ecc., hanno iniziato ad adottare un approccio comune nei riguardi dell'argomento per la protezione dai campi elettromagnetici.
A tale proposito è stata recentemente eseguita una revisione delle normative sulla protezione dall'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, anche se i rischi sanitari che vengono considerati sono solo quelli riferiti ad esposizioni di natura acuta per i quali è possibile individuare dei valori soglia. Quindi il problema della protezione dai possibili effetti a lungo termine resta ancora aperto.
Per la costituzione della normativa si parte con la definizione dei limiti di protezione stessi in rapporto alle categorie degli individui esposti, che in genere sono costituite dagli individui professionalmente esposti e dagli individui della popolazione. I limiti operativi vengono poi definiti in due fasi distinte:

- Nella prima fase si considerano gli effetti sanitari che si intendono prevenire, la loro sussistenza e il loro andamento in relazione all'andamento della frequenza. I limiti di base sono espressi tramite grandezze fisiche (grandezze dosimetriche) strettamente correlate agli effetti sanitari: il loro valore numerico è stabilito in base ai valori soglia relativi alle risposte acute (effetti su tessuti e strutture eccitabili, effetti sul comportamento, stress indotto da aumento della temperatura corporea) e ai fattori di sicurezza adottati dalle varie norme rispetto ai valori soglia.
- Nella seconda fase viene attuata la definizione dei livelli di riferimento tramite le grandezze radiometriche che caratterizzano l'ambiente in cui avviene l'esposizione in assenza del soggetto esposto. I livelli di riferimento sono quindi grandezze esterne, facilmente misurabili con una strumentazione reperibile senza difficoltà sul mercato a prezzi accessibili.

Questo procedimento si basa sulla considerazione per cui, se in un ambiente si misurano valori inferiori a quelli dei livelli di riferimento (purché questi ultimi siano stati correttamente definiti), l'esposizione non determinerà mai il superamento dei limiti di base. Invece non è sempre vero il contrario: infatti in molti casi si è dimostrato che, anche in presenza di valori di campo elettromagnetico superiori ai livelli di riferimento, i limiti di base non vengono superati. Quindi in caso di superamento dei livelli di riferimento si debbono avviare analisi più approfondite e complesse per verificare che ci sia il rispetto dei limiti di base.


 ISPESL - Gauss - 4a Edizione - Aggiornamento documenti 2008 Realizzazione 

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