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Strumento di analisi ed informazione sui rischi da esposizione ai campi elettromagnetici

Campi elettrodomestici in ambiente domestico

Nella maggior parte delle condizioni oggettive di esposizione al campo elettromagnetico si riscontra una sovrapposizione di frequenze, data la presenza nell'ambiente di fonti con caratteristiche diverse. Tuttavia le intensità in gioco sono spesso assai modeste, a volte di alcuni ordini di grandezza inferiori rispetto ai limiti per gli effetti acuti fissati dagli standard sanitari per quel determinato intervallo di frequenza. Ci si trova quindi spesso in presenza di condizioni  di esposizione prolungate a basse o bassissime intensità di campo.

L'ambiente domestico non fa eccezione. In esso i livelli di campo misurabili, a qualsiasi intervallo di frequenza, sono spesso contenuti e derivano dal contributo di fonti esterne (elettrodotti, stazioni di trasformazione, antenne radio-TV e per telefonia cellulare) ed interne (impianto elettrico dell'abitazione + utilizzatori collegati alla rete). In letteratura sono ormai disponibili numerosi dati sui valori assunti dal campo elettrico e dal campo magnetico in ambiente domestico (specie alla frequenza di 50 Hz) (Gauger, 1985; Delpizzo, 1990; Kaune et al., 1987;  Mader e Peralta, 1992; US-EPA, 1992; WHO, 1987, 1993; Bevitori, 1998; Bevitori e Mantuano, 1998).

Tali dati riguardano sia i valori di "fondo" (ai quali contribuiscono soprattutto fonti esterne nel caso in cui tutte le fonti interne siano spente), sia i valori misurati a varie distanze da un elevato numero di utilizzatori collegati all'alimentazione in rete (soprattutto elettrodomestici).

In ambiente domestico, prevale nettamente il contributo fornito dalle frequenze di rete, ossia 50 Hz in Europa e 60 Hz nel Nord America (frequenze estremamente basse o ELF). Un contributo minore è fornito dalle radiofrequenze e dalle microonde, emesse in uno spettro piuttosto vasto di frequenze da antenne radiotelevisive, radar e antenne radio-base per telefonia cellulare. Tra le fonti di microonde interne all'ambiente domestico sono annoverabili gli omonimi forni (per quanto in condizioni normali di funzionamento l'emissione sia completamente confinata).

Una piccola componente di frequenze ricade nella banda 15-100 kHz e corrisponde alle emissioni dei sistemi di deflessione orizzontale dei raggi catodici contenuti nei cinescopi di televisori e computer.

L'accensione e lo spegnimento degli utilizzatori di rete determina la presenza di picchi  istantanei di campo elettrico e magnetico di significativa intensità (transienti).

In generale, alle basse frequenze i livelli di fondo nelle abitazioni (escludendo l'apporto degli utilizzatori elettrici) sono dell'ordine di 0.1-1 microT per il campo magnetico e 1-100 V/m per il campo elettrico. Alle frequenze più elevate, il fondo di radiazione elettromagnetica e` anch'esso molto contenuto.

Per quanto riguarda gli utilizzatori elettrici, è noto che i livelli di campo (soprattutto campo magnetico) tendono a decrescere rapidamente con la distanza (spesso in ragione della terza potenza), ma possono raggiungere livelli relativamente elevati in prossimità dell'utilizzatore medesimo, specie se questo è destinato ad un uso che lo porta quasi a contatto con la superficie del corpo  (es. rasoi, asciugacapelli etc.).

A seconda dell'utilizzatore, le distanze cui normalmente si trova la persona sono ovviamente assai eterogenee (pari a 0 in caso di utilizzatori quali i rasoi elettrici e pari a 2-3 m nel caso degli apparecchi televisivi). Il tempo di utilizzo è variabile.    Per molti di essi si colloca comunque nell'ordine di poche decine di minuti al giorno.   Essi non rappresentano quindi fonte di esposizione continua, anche per la circostanza che l'utente (o altro componente il nucleo abitativo) in molti casi non sosta a lungo in prossimità dell'apparecchio funzionante.

Per quanto i valori di esposizione di alcune di queste apparecchiature (che possono raggiungere anche 1000-2000 microT)  siano ancora contenuti in rapporto ai limiti sanitari, essi si configurano come elevati se si prendono in considerazione i potenziali effetti a lungo termine di di cui sopra.

Quantificare l'esposizione complessiva al campo elettromagnetico in ambiente domestico è operazione complessa, in quanto essa dipende in maniera critica dalla presenza e dalla distanza di fonti esterne, dal momento della giornata, dalla struttura dell'impianto elettrico nell'abitazione, dalla quantità di corrente che vi scorre, dalla localizzazione dei punti luce, dalla presenza e dal numero di utilizzatori collegati alla corrente di rete, dalla loro dislocazione, dai tempi di funzionamento dei medesimi, dalla contemporaneità o meno di funzionamento di due o più di essi. Occorre infatti ricordare che i campi (sia elettrici che magnetici) derivanti da fonti diverse si sommano vettorialmente istante per istante, rendendo assolutamente imprevedibile a priori la risultante (in termini di intensità e direzione) in un determinato punto dello spazio.

Rilievi istantanei e localizzati (spot-spatial measurements) del campo elettromagnetico nelle abitazioni, per quanto fondamentali per identificare i livelli emessi dalle diverse sorgenti in rapporto alla distanza o per valutare i valori di fondo ad apparecchiature spente sono, in base a quanto detto, sicuramente indici molto inaccurati di valutazione dell'esposizione complessiva nel tempo (Mader et al., 1990).





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