| La ditta ove è avvenuto l’infortunio produceva polveri metalliche di alluminio e magnesio per uso farmaceutico e pirico. All’atto dell’evento l’azienda aveva inteso rimuovere gli impianti al fine di porre in vendita l’immobile. Per effettuare l’asportazione di tali macchinari si avvalse dell’infortunato quale ex-responsabile interno della manutenzione (in pensione ma con regolare contratto di lavoro ). La natura e l’entità dei lavori era tale per cui non era possibile eseguirli da solo; pertanto era stata contattata un’altra ditta affinché fornisse il personale, che sotto la direzione dell’infortunato avrebbe rimosso gli impianti produttivi. L'infortunato, nel momento dell'accadimento, si trovava sopra una tramoggia a circa 3,80 metri di altezza , intento a rimuovere l’imboccatura della stessa che era ancorata al muro. Tale operazione era messa in atto dopo la rimozione dei bulloni metallici di fissaggio che un lavoratore della ditta in appalto, aveva attuato qualche attimo prima. Per spostare l'imboccatura, l'infortunato spinse la stessa, facendola cadere intenzionalmente a terra. Tale movimento comportò che le polveri metalliche, infiammabili, all’interno dell'imboccatura nonché quelle poste sulla parte orizzontale di muro sul quale l’elemento metallico poggiava, creassero una scia di polvere verso terra. L’urto dell’imboccatura metallica con il pavimento determinando una scintilla ed innescando le polveri metalliche sopracitate, produsse una fiamma verso l’infortunato. Questi venne investito sia dalla vampata propagatasi da terra che da quella causata dell’accensione delle polveri metalliche che si trovavano sulla tramoggia sotto i suoi piedi. Le ustioni riportate nonché i traumi conseguenti alla caduta a terra successiva, determinarono il decesso qualche ora dopo il ricovero in ospedale.
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