| Il lavoratore era socio di una cooperativa che effettua servizi in ambito portuale relativi alle operazioni di attracco delle navi in banchina.
Il lavoratore verso l’una di notte riceveva dal capitano di una nave in fase di attracco la richiesta d’ intervento per l’attracco della sua nave mercantile nella banchina del terminal ove doveva poi scaricare le merci.
La nave era già in porto in fase di accostamento alla banchina e l’infortunato, facendo uso della motobarca veloce in dotazione e già presente in loco, raggiungeva la poppa della nave e si faceva lanciare la sagola a cui era collegata la cima d’ormeggio; quest’ultima, una volta legata all’apposito gancio presente sullo scafo guidato dall’infortunato, doveva essere portata sulla banchina d’attracco per essere a sua volta legata alla bitta della banchina.
L’infortunato aveva quindi già legato la cima d’ormeggio al gancio di poppa della sua motobarca e, a velocità sostenuta, si dirigeva verso la banchina quando a seguito di un violento strattone, provocato dalla cima che era entrata in tensione perchè troppo corta, perdeva l’equilibrio e veniva sbalzato in acqua fuori dallo scafo. Nella dinamica urtava con la testa contro parti solide dello scafo e, probabilmente perdendo coscienza, decedeva per annegamento.
L’infortunato operava da solo in quanto non aveva voluto che il suo compagno lo seguisse dicendogli di aspettarlo sulla banchina inoltre non indossava il giubbotto di salvataggio (presente all’interno dello motobarca). Le procedure aziendali prevedono chiaramente l’obbligo di operare sempre in due sull’imbarcazione ed ogni operatore deve indossare i giubbotti di salvataggio presenti all’interno dello scafo.
Danno: annegamento
Scambio d'energia: contatto fra testa e scafo e caduta in acqua.
Incidente: cade per perdita d’equilibrio
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