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Fact sheets
- Esposizione ad agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro
Sono più di 400 gli agenti cancerogeni o potenzialmente cancerogeni per l’uomo identificati dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).
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In Europa stime documentate degli esposti ad agenti cancerogeni per motivi professionali sono state prodotte dal sistema CAREX (CARcinogen EXposure),
creato da un gruppo internazionale di esperti. Il tema dell’epidemiologia dell’esposizione ad agenti cancerogeni in ambito professionale e delle
neoplasie correlate è complesso per diverse ragioni, fra le quali il lungo periodo di latenza tra esposizione ed insorgenza dei sintomi patologici,
la multifattorialità nell’eziopatogenesi tumorale che non consente di isolare facilmente il rischio esclusivamente professionale e
la difficoltà nel redigere anamnesi accurate.
L’ISPESL, in questo ambito, ha istituito ed aggiorna costantemente un sistema di registrazione delle esposizioni professionali (SIREP) ad agenti
cancerogeni che, al 31 dicembre 2008, contiene informazioni relative a 5.500 aziende e a 70.000 lavoratori esposti.
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- Il fenomeno dei tumori professionali
La cancerogenesi occupazionale rappresenta, per il nostro Paese, un grave problema di sanità pubblica. Lo
studio europeo CAREX, recentemente aggiornato, ha valutato, per i 21,8 milioni complessivi di occupati in Italia, 4,2 milioni di esposizioni a cancerogeni.
(...)
Tra i 95 agenti “cancerogeni certi per l’uomo” classificati dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), 44 sono cancerogeni professionali. La prima stima, da ritenersi conservativa, formulata da Doll e Peto negli anni ’80 per i paesi industrializzati, indicava
una quota del 4% di tutti i tumori come attribuibile ad esposizione professionale; tale quota, successivamente discussa ed aggiornata, è estremamente variabile per settore economico e sede anatomica della neoplasia e recentemente è stato valutato che possa variare tra il 13-18% per il tumore del polmone al 2-10% per la vescica, al 2-8% per la laringe negli uomini. Attualmente sono registrati in Italia circa 160.000 decessi annui per tumore (100.000 uomini e 60.000 donne). I nuovi casi diagnosticati in un anno variano da 240.000 a 270.000 ed i casi prevalenti (soggetti in vita ammalati di tumore) sono circa 1.500.000. Pure assumendo la stima più prudente, i decessi per neoplasie professionale risulterebbero mediamente pari a 6.400 casi l'anno.
Il fenomeno dei tumori di origine professionale è di difficile monitoraggio e le ragioni risiedono in numerosi fattori oggettivi, fra i quali la lunga latenza tra esposizione e insorgenza della malattia (mediamente intorno
ai 20 anni ma che può arrivare fino a 40 anni), la multifattorialità nell’eziologia delle neoplasie e la conseguente difficoltà ad isolare i casi da attribuire al sospetto fattore professionale e la frequente assenza di una anamnesi professionale dettagliata da parte del medico curante al momento della diagnosi
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- Malattie da lavoro: obblighi del medico
Indicazioni necessarie relative agli obblighi dei medici in caso di diagnosi di malattia
la cui eziologia potrebbe essere “professionale” o “lavoro-correlata”.
Aspetti normativi e di certificazione, notifica e denuncia agli Organi Competenti.
- Il fumo di tabacco in azienda
Il controllo del fumo di tabacco è il più importante intervento che un Paese possa promuovere per migliorare
al tempo stesso la salute dei propri cittadini e i conti della spesa sanitaria.
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Con la convenzione quadro “Framework convention on tobacco control”, l’OMS ha diffuso i principi su cui
basare lo sviluppo di azioni “tobacco-free” anche nei luoghi di lavoro.
L’Unione Europea nel 2007 ha pubblicato il “Libro verde. Verso un’Europa senza fumo: opzioni per un’iniziativa dell’Unione Europea” per tutelare i
non fumatori.
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- Esposizione lavorativa a fumi d'asfalto
Durante le opere di asfaltatura, oltre a rischi comuni ad altre attività, gli addetti alla preparazione e stesura del
manto stradale possono essere esposti per inalazione o contatto, a molti agenti chimici con potenziale effetto irritante
e genotossico.
L’esposizione professionale degli asfaltatori risulta non ancora ben caratterizzata, sia per il
ridotto numero di studi, sia per la variabilità delle condizioni espositive correlate a fattori ambientali ed all’organizzazione
del ciclo produttivo.
(...)
In Europa con il termine “asfalto” (o conglomerato bituminoso) si intende una miscela di
bitume (4-7%) e materiali inerti quali pietrisco, graniglia, sabbia, filler, polveri, utilizzato per la pavimentazione di
strade e marciapiedi. Il bitume è un materiale legante di origine naturale o un derivato della distillazione del petrolio
ed è costituito da una miscela complessa di composti alifatici, composti eterociclici (con gruppi funzionali contenenti
azoto, ossigeno, zolfo), idrocarburi aromatici (1%), tracce di metalli (nichel, ferro e vanadio). Il bitume non
deve essere confuso con il catrame che ha aspetto simile,
ma origine, composizione e rilevanza tossicologica diversa.
Infatti, quando il bitume è scaldato per essere applicato
(fino a 200-250°C), produce fumi e vapori in cui si ritrovano
piccole quantità (1%) di Idrocarburi Policiclici Aromatici
(IPA); invece, il catrame, che in Italia non è utilizzato, si
ottiene per distillazione distruttiva del carbon fossile e
contiene circa il 90% di IPA. Gli IPA sono composti caratterizzati
dalla presenza di anelli aromatici condensati. Si trovano
nel carbone e nei derivati del petrolio ed originano
dalla combustione incompleta di molte sostanze organiche.
Principali sorgenti antropiche sono le emissioni veicolari,
le centrali termiche, alcune attività industriali (cokerie,
inceneritori), il fumo di tabacco e gli alimenti affumicati,
tostati o grigliati. Il bitume non è classificato pericoloso ai
sensi dell’attuale legislazione dell’Unione Europea; tuttavia
i lavoratori possono venire a contatto con IPA cancerogeni.
La IARC (International Agency for Research on
Cancer), sulla base di evidenze epidemiologiche e di studi
condotti in animali di laboratorio, ha classificato alcuni IPA
come possibili (2A) o probabili cancerogeni (2B) per l’uomo;
sei di questi sono stati posti dall’Unione Europea tra le
sostanze ad attività cancerogena nota (categoria 2) ed etichettati
con la frase di rischio R45 (“può provocare il cancro”).
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- Cromo esavalente
Il cromo (Cr) è un elemento di transizione presente nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr(III) ed esavalente Cr(VI). Mentre la forma trivalente è
caratterizzata da una tossicità relativamente bassa ed è considerata un nutriente essenziale, il cromo esavalente, presente in diversi composti di origine industriale (in
particolare cromati e tiolati), è considerato altamente tossico (Figura 1-2) e sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC
come cancerogeno per l’uomo (classe I).
(...)
L’apparato respiratorio rappresenta il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena del Cr(VI);
l’esposizione professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante inalazione.
È stato inoltre dimostrato che l’esposizione a Cr(VI) è una delle possibili cause di tumore al polmone.
L’ingestione sarebbe invece meno critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente.
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- I tumori di origine professionale.
Strumenti per la sorveglianza e la prevenzione - S.E.RI.C.O.
Sorveglianza Epidemiologica RIschi Cancerogeni Occupazionali
La dimensione del fenomeno dei tumori professionali è ancora oggi ampiamente sottostimata. Pochi sono i casi che vengono
identificati e meno ancora sono quelli riconosciuti dal punto di vista assicurativo e notificati all’Ispesl
a norma di legge.
Le ragioni di questa sottostima sono la lunga latenza tra esposizione e malattia, la difficoltà nell’ottenere un’anamnesi professionale
dettagliata dopo la diagnosi, la multifattorialità delle neoplasie e la conseguente difficoltà ad
isolare i casi da attribuire al sospetto fattore professionale.
(...)
Per tale ragione, si è realizzato un
software, denominato S.E.R.I.C.O., rivolto sia a
specialisti di settore sia ad operatori sanitari, che
intende essere uno strumento informativo utile
per giungere alla identificazione di un tumore di
origine professionale.
L’applicazione è composta di tre moduli collegati
fra loro attraverso un link che permette di avviare
una ricerca per attività economica, sede della
neoplasia ed agente cancerogeno. In particolare, i
tre moduli riguardano: (a) risultati di studi caso-
controllo secondo la metodologia OCCAM che
evidenziano eccessi di rischio tra sede della
neoplasia e settore economico. (b) una Matrice
della Letteratura di epidemiologia occupazionale
(c) la classificazione degli agenti cancerogeni e
mutageni secondo le classificazioni CE, IARC, EPA
e ACGIH.
L’applicazione così strutturata, intende mettere a
disposizione i risultati di studi già effettuati che
evidenzino eccessi di rischio per sede della
neoplasia e comparto produttivo, validare il rischio
trovato sulla base delle evidenze scientifiche
raccolte nella Matrice della Letteratura di
Epidemiologia Occupazionale e visualizzare le
sostanze cancerogene collegate al ramo di attività
economica indagata.
L'applicazione contiene, inoltre, dei tools di utilità
per la visualizzazione delle classificazioni ISTAT
delle attività economiche ATECO 91 e ATECO
2002, delle malattie e traumatismi ICDIX, delle
professioni ISTAT 1991 e 2001, e dei comuni
ISTAT 2001 e 2007.
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