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Cosa è il lavoro minorile

Definire il concetto di lavoro minorile non è semplice considerando che ci troviamo di fronte ad un fenomeno complesso, con risvolti non solo economici e sociali, ma anche etici e politici.

Il lavoro in sé contribuisce positivamente allo sviluppo dell'uomo, può insegnare il senso di responsabilità e particolari abilità che saranno utili per la propria vita e per il resto della società. Spesso il lavoro è una fonte di reddito vitale che contribuisce al sostentamento dei bambini e delle loro famiglie.

Tuttavia, milioni di bambini in tutto il mondo lavorano in condizioni estremamente rischiose, mettendo a repentaglio salute, istruzione, sviluppo personale e sociale ed anche la propria vita.

Le legislazioni nazionali, le dichiarazioni, le convenzioni e le raccomandazioni internazionali applicano come criterio distintivo, nella definizione di lavoro minorile, l'età:

  • la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo del 1989 definisce fanciullo ogni essere umano di età inferiore ai diciotto anni, salvo che abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile;
  • la Convenzione dell'International Labour Organization (ILO) 138 del 1973 stabilisce che l'età minima di ammissione al lavoro non può essere inferiore a quella prevista per il completamento della scuola dell'obbligo e, in ogni caso, non deve essere inferiore ai 15 anni;
  • nella Convenzione 182 del 1999, lo stesso ILO ha stabilito che il termine minore si riferisce a tutte le persone di età inferiore ai 18 anni.

Più articolata è la distinzione operata dall'Unicef1 tra "child labour" e "child work". Entrambi i concetti riguardano, infatti, l'attività lavorativa del minore, ma con "child labour" si intende quella che sfrutta e viola sistematicamente i diritti fondamentali del bambino, impedendogli la normale frequenza scolastica e sottoponendolo a mansioni pericolose. Inoltre secondo l'Unicef un lavoro è legato allo sfruttamento se presenta una o più delle seguenti caratteristiche:

  • si svolge a tempo pieno o per elevato numero di ore e ad una età precoce;
  • comporta pressioni dal punto di vista fisico e psicologico;
  • si svolge in strada in condizioni pericolose;
  • la remunerazione è inadeguata;
  • viene data una eccessiva responsabilità al minore,
  • impedisce l'educazione scolastica;
  • lede l'autostima e la dignità del fanciullo;
  • è nocivo per lo sviluppo fisico, cognitivo, affettivo, sociale e morale del fanciullo.

Per "child work", al contrario, si intende un'attività non totalizzante per la vita del bambino e in qualche misura "benefica" se non impedisce l'educazione e l'attività ludica.

Secondo l'ex-segretario generale delle Nazioni Unite (Kofi Annan), "il lavoro minorile ha conseguenze serie che permangono nell'individuo e nella società oltre gli anni dell'infanzia. I giovani lavoratori non solo affrontano condizioni di lavoro pericolose (hazardous work), ma anche stress fisici, intellettuali ed emotivi. Essi sono destinati ad una vita adulta di disoccupazione e analfabetismo" 2.

1 Unicef, I bambini che lavorano. Collana Temi n. 1. Roma, 2000.
2 Citazione sul lavoro minorile di Kofi Annan ex segretario generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata mondiale della sanità (7 aprile 2003).
 
 ISPESL - Area lavoro minorile - 2009
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