Sezione dedicata al lavoro minorile
Dati sul lavoro minorile in Italia
Parlare di lavoro minorile in Italia non è facile: il contesto non è quello dei paesi del sud del mondo, dove la tematica è affrontata da anni, ma quello di una nazione industriale avanzata, con una demografia carente in nuove generazioni, una diffusione consolidata della scolarizzazione (comunque obbligatoria) e una legislazione che impedisce il lavoro dei minori fino a 15 anni e che tutela quelli di età superiore.
Le indagini sul lavoro minorile in Italia sono poche, non sempre specifiche in merito al numero di bambini coinvolti in attività lavorative e per la maggior parte condotte con approcci metodologici differenti, tali da rendere difficile un confronto attendibile sui dati raccolti. Reperire dei dati ufficiali è praticamente impossibile se si considera che il lavoro svolto dai minori di 15 anni è illegale e non tutelato, e quello dei 15-17 enni non è sempre regolare. Per meglio inquadrare il fenomeno un altro elemento da considerare, oltre il numero di bambini coinvolti, è la tipologia di lavoro, le condizioni in cui avviene, i rischi e gli abusi a cui un bambino viene sottoposto durante il suo impiego. Generalmente non si è in presenza di una sola fonte di rischio, ma sono spesso in combinazione nello stesso posto di lavoro con rischi psicologici e fisici sinergici.
LE INDAGINI SUL LAVORO MINORILE IN ITALIA
L’Italia è uno dei paesi che ha aderito alla Convenzione sui diritti dell’infanzia1 e collabora con l’ILO2 per combattere gli effetti negativi del lavoro minorile sullo sviluppo del bambino, quindi è orientata sia dal punto di vista della prevenzione che della vigilanza a favorire la conoscenza dell’entità del fenomeno ed al suo superamento.
Le esperienze di lavoro precoce oggi in Italia coinvolgono sia minori italiani che stranieri. Si va dai contesti di disagio, di
povertà e rischio di povertà dove il lavoro dei minori è necessario alla sopravvivenza familiare, al lavoro visto come
alternativa positiva rispetto allo “stare in strada”, fino all’inserimento dei minori in contesti di imprenditoria
familiare anche ben avviata. Inoltre una fascia ulteriore di bambini sono coinvolti in attività lavorative che non
sono connotate da un elevato grado di pericolosità o di sfruttamento e che permettono la normale frequenza scolastica (“child work”).
In linea generale l’avviamento precoce al lavoro dei minori, indipendentemente dalle cause che ne sono alla base,
determina un impoverimento delle relazioni proprie dell’infanzia e l’erronea tendenza a considerare i bambini come piccoli adulti3 .
Negli ultimi anni le indagini sul lavoro minorile in Italia, realizzate da enti di ricerca, istituzioni e i sindacati, sono cresciute sia in quantità che in qualità metodologica ma permangono grandi difformità nella valutazione delle stime prodotte. Gli approcci metodologici differenti utilizzati nelle diverse ricerche rendono i dati non sempre confrontabili correttamente secondo i criteri propri degli studi statistico/epidemiologici utilizzati nella ricerca scientifica.
Di seguito riportiamo in estrema sintesi i principali studi condotti sul tema da diversi istituti di ricerca in Italia.
1 Convenzione sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con la legge del 27 maggio 1991, n. 176, depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991. La traduzione italiana della Convenzione sui diritti dell’infanzia è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991.
2 International Labour Organization, ILO. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne. I suoi principali obiettivi sono: promuovere i diritti dei lavoratori, incoraggiare l’occupazione in condizioni dignitose, migliorare la protezione sociale e rafforzare il dialogo sulle problematiche del lavoro.
3 Eurispes, Telefono Azzurro. 8° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Roma, 2007.
Indagine
Bambini, lavori e lavoretti verso un Sistema informativo sul lavoro minorile. Progetto Silm. Anno di effettuazione: 2002 (dati del 2000) .
Enti promotori
Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
Obiettivi
Quantificare e qualificare il fenomeno lavoro minorile in Italia.
Metodologia
L’indagine è stata programmata in quattro macro fasi:
- analisi della letteratura e interviste a testimoni privilegiati;
- effettuazione di 3 indagini campionarie dirette sui ragazzi;
- analisi dei fenomeni correlati al lavoro minorile (presenza di minori stranieri, infortuni sul lavoro e abbandono scolastico);
- integrazione nel complesso delle fonti disponibili.
Strumenti
Per le indagini presso le famiglie:
- è stato inserito un approfondimento sul lavoro minorile all’interno dell’indagine multiscopo sull’infanzia e l’adolescenza (1998);
- è stato realizzato un modulo ad hoc (questionario) su “ Le prime esperienze di lavoro dei giovani” rivolto ai minori tra i 15 e 18 anni e abbinato all’indagine sulle Forze lavoro (considerato il ciclo trimestrale di Ottobre 2000), con il quale venivano presentati una serie di quesiti retrospettivi sul primo lavoro svolto antecedente ai 15 anni.
Per le indagini nelle scuole:
- è stata condotta un’indagine sperimentale sugli studenti delle scuole medie attraverso la somministrazione di un questionario.
Risultati
I minori di età compresa tra 7 e 14 anni che hanno svolto una qualche attività lavorativa in Italia sono stati 144.8235,
(il 3,1% della popolazione minorile di quell’età) di cui 31.500 sono stati soggetti a sfruttamento sul posto di lavoro6.
Tre le tipologie di lavoro minorile maggiormente rilevate: aiuti ai familiari (50%), lavori stagionali non svolti in famiglia (32%), lavori più impegnativi e rischiosi (18%).
L’indagine ha evidenziato come “l’effetto memoria” ha fatto sì che gli episodi di lavoro più lunghi risultassero proprio quelli svolti in età assai precoce (prima degli 11 anni): si tratta di lavori della durata di oltre un mese nel 65,8% dei casi, contro il 51,6% relativo ai 14enni e, nella maggioranza dei casi, di attività non stagionali o occasionali (49,9% prima degli 11 anni, contro il 24,3% degli 11-13enni e il 28,5% dei 14enni).
Relativamente ai minori immigrati, dalle interviste a testimoni chiave è emerso che il maggior numero di minori stranieri in Italia proviene dall’Albania, Marocco e Cina. Su questa realtà l’indagine non ha fornito una quantificazione del numero di minori immigrati che hanno lavorato sul territorio nazionale bensì ha approfondito il fenomeno della presenza di minori stranieri e di minori stranieri non accompagnati.
4 Istat – Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Bambini lavori e lavoretti verso un Sistema informativo sul lavoro minorile. Progetto Silm. Roma, Dicembre 2002.
5 Dalla stima sono esclusi i minori immigrati e i rom e i minori coinvolti in attività illegali (prostituzione, spaccio di droghe, ecc.).
6 bancadati.inail.it/prevenzionale/denunciati.htm
Indagine
Lavoro e lavori minorili. L’inchiesta della CGIL in Italia. Anno di effettuazione: 20007.
Enti promotori
Dipartimento Diritti di Cittadinanza ed Economia Sociale della Cgil con la collaborazione dell’Associazione “Aquilone”.
Obiettivi
Esplorare le caratteristiche, le tipologie del fenomeno attraverso una ricerca fondata principalmente sulle dirette esperienze sul campo avendo come contesto di riferimento non solo la scuola ma anche il territorio.
Metodologia
Coinvolgimento di osservatori privilegiati e operatori qualificati all’osservazione partecipante. I primi hanno osservato i diversi contesti mentre gli operatori hanno svolto il ruolo di attivatori della relazione con il minore. Nell’analisi qualitativa i profili analizzati sono stati:
- esperienze lavorative dei minori; storia lavorativa;
- datore di lavoro (presso terzi o in famiglia);
- rapporto con la scuola (precoce uscita o mantenimento dell’impegno scolastico);
- saltuarietà e continuità del rapporto di lavoro.
Strumenti
L’analisi ha avuto come base una serie di linee-guida e strumenti metodologici di indagine nella forma di griglie, questionari e scale di valutazione costruiti per il lavoro di sperimentazione e volti a indagare sia il territorio di indagine sia i diversi aspetti dell’attività lavorativa del minore che l’ambito relazionale nel quale il ragazzo è inserito.
I tre contesti principali, territorio, scuola e famiglia, definiscono i vertici di un triangolo attraverso cui leggere il fenomeno e riportano tre chiavi di lettura utilizzate per la ricerca:
- il lavoro minorile tra povertà materiale e povertà culturale;
- il lavoro minorile tra socializzazione ed esclusione;
- il lavoro minorile tra sviluppo dell’individuo e patologia.
Alle tre ipotesi di ricerca è stata aggiunta quella riguardante la correlazione tra lavoro sommerso e lavoro minorile.
Risultati
I minori coinvolti in forme di lavoro precoce sono stati compresi tra 360.000 e 400.000 (8-9% della popolazione minorile) di cui 50.000
sono minori immigrati con una prevalenza sul territorio delle comunità cinesi. Circa 80.000 lavori appartenenti alla categoria sfruttamento tra gli 11 e i 14 anni, di cui la metà nel settore della ristorazione e circa il 10% nelle costruzioni.
I minori lavoratori si dividono tra maschi e femmine con una prevalenza dei primi: maschi 53%, femmine 47%.
La probabilità di lavoro minorile precoce aumenta all’aumentare dell’età del minore, raggiungendo il valore più alto per l’età di 13 anni (18,68%).
Dall’indagine è stato possibile ottenere la diversificazione della presenza di lavoro minorile nelle diverse macro aree geografiche: 2/3 dei minori che lavorano precocemente (10 -14 anni ) risiedono nell’area geografica Sud e Isole, mentre 1/3 vive nel Centro - Nord.
7 Teselli A. Lavoro e lavori minorili. L’inchiesta della CGIL in Italia. Ed. EDIESSE. Roma, 2000.
Indagine
Rapporto Ires-Cgil. Anno di effettuazione: 20058.
Enti promotori
Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) in collaborazione con Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (Ires) e con l’Osservatorio sul lavoro minorile.
Obiettivi
Analizzare le condizioni e le caratteristiche del lavoro precoce in base al corso di vita e alle esperienze dei minori, con particolare attenzione al target dei preadolescenti tra 11 e 14 anni; rilevare il rapporto tra lavoro minorile e dimensione metropolitana.
Metodologia
E’ stata effettuata una ricerca in 9 delle 13 grandi città metropolitane italiane (Torino, Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio-Calabria9, Catania).
Il Piano di ricerca è stato articolato in due fasi:
- una rivelazione di tipo estensivo (metodo dell’analisi estensiva) in alcune scuole medie inferiori delle 9 grandi città;
- un’indagine mirata a rintracciare sul territorio delle grandi città (metodo degli approfondimenti qualitativi) i minori coinvolti in forme di
lavoro precoce. Sono stati così analizzati minori tra 11 e 14 anni che attualmente lavorano e minori tra 15 e 17 anni che hanno avuto esperienze di
lavoro tra 11 e 14 anni.
Strumenti
Sono state realizzate 2.107 interviste (come campione) rivolte a minori tra 11 e 14 anni sia nelle scuole che sul territorio. Sul territorio sono stati intervistati anche minori tra 15 e 17 anni che hanno lavorato prima dei 14 anni.
Risultati
E’ stato stimato un range di 480.000 - 500.000 minori italiani e non (italiani 91%, stranieri il 9%), che svolgono lavori precoci di cui circa
180.000 minori italiani e non che lavorano precocemente, non sono inscritti ad un corso regolare di studi10.
Quasi la metà dei minori stranieri che lavorano precocemente, proviene dall’Asia con un peso rilevante delle comunità cinesi insediate nei vari territori metropolitani (Firenze, Roma, Milano).
In base al periodo di lavoro sono emersi tre tipologie di lavoro precoce: occasionale; stagionale e continuativo.
In base ai luoghi di lavoro e alle attività svolte, l’indagine ha permesso di constatare che per la fascia degli 11-14 anni nelle scuole e sul territorio è presente una percentuale notevole di minori che ricorrono alle forme di collaborazione di natura generica mentre per la fascia dei 15-17 anni le attività più ricorrenti sono specifiche e fanno capo al settore del commercio.
In base alle motivazioni personali il 40% dei minori tra 11 e 14 anni che frequentano la scuola, lavora per aiutare economicamente la famiglia seguita dalla motivazione di possedere propri soldi. In riferimento alla ragione di possedere propri soldi, il dato diminuisce per il secondo gruppo analizzato (11-14 anni sul territorio) mentre per la fascia di età 15-17 anni presenta un dato maggiore (56,6%).
8 Megale A, Teselli A. Rapporto IRES-CGIL. Lavori minorili e percorsi a rischio di esclusione sociale: famiglie, istruzione, diritti. Ed. Ediesse. Roma. 2006.
9 Tra le grandi città italiane si è aggiunta Reggio Calabria perché particolarmente significativa per l’analisi del lavoro minorile, anche se dall’Istat non è stata annoverata tra i grandi comuni.
10 Secondo i dati Istat sulla dispersone scolastica del Censimento 2001. Istat, L’istruzione della popolazione al 2001, dati definiti dal Censimento 2001.
Indagine
Indagine sui minori al lavoro, il caso dei minori migranti. Anno di effettuazione: 200611.
Enti promotori
Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (Ires) - Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) e Save the Children.
Obiettivi
Rappresentare il fenomeno lavoro minorile in Italia dal punto di vista quali-quantitativo attraverso un nuovo approfondimento delle condizioni lavorative dei minori migranti; sviluppare una partnership tra l’Ires e Save the Children per realizzare in modo congiunto l’indagine mirata sul lavoro minorile dei minori stranieri in Italia confrontando le metodologie utilizzate e i risultati ottenuti.
Metodologia
Le due indagini (Ires - Cgil e Save the Children) condotte in parallelo hanno considerato diversi approcci:
- l’Ires - Cgil ha elaborato una matrice di fattori di rischio associabili al lavoro minorile; ha utilizzato il metodo estensivo allo scopo di individuare quegli aspetti generali che descrivono le esperienze di lavoro dei minori stranieri tout court; un’indagine monografica sulle caratteristiche dei lavori dei minori migranti non accompagnati in alcune aree del Lazio identificando tre sottogruppi di minori provenienti dall’ Europa dell’Est, Africa Settentrionale e Cina.
- Save the Children ha realizzato una ricerca partecipata progettata e condotta “con” e “da” i minori migranti per analizzare le caratteristiche del lavoro minorile così come emergono dal loro punto di vista.
Strumenti
Sono state realizzate delle interviste ad un campione rappresentativo di minori che lavorano in Italia differente per le due indagini:
- per la Cgil, 2000 interviste realizzate nelle scuole (102 stranieri e 1.572 italiani) e sul territorio ai minori tra 11 e 14 anni italiani e
stranieri; per realizzare la monografia sui lavori dei minori stranieri non accompagnati sono state contattate 5 strutture dislocate
nella provincia di Roma, Latina e Rieti, e sono state realizzate 48 interviste “face to face” a minori tra i 13 e i 18 anni con un approccio retrospettivo (esperienze di lavoro prima dei 15 anni) e l’altro “sul presente” rivolto a coloro che hanno meno di 15 anni; 150 interviste sulle esperienze di lavoro precoce sul territorio romano considerando le comunità cinesi e Rom;
- 53 interviste per Save the Children a minori (dai 12 ai 18 anni) che lavorano a Roma provenienti da 12 paesi diversi, sia maschi che femmine, con la famiglia o senza i genitori.
Risultati
Il nuovo rapporto Ires Cgil in collaborazione con Save the children considera come variabile predominante le dinamiche della povertà relativa, e
conferma il numero di circa 480.000-500.000 minori al lavoro in Italia sotto i 15 anni (85%) rilevato già nell’indagine del 2005.
Nel 2006 da tale stima 70.000-80.000 sono minori migranti (15% dei minori al lavoro). Circa 100.000 minori (20,9%) sono coinvolti nei lavori continuativi durante tutto l’anno (più giorni alla settimana, più ore al giorno).
Considerando i luoghi di lavoro risulta una percentuale maggiore di minori:
- italiani coinvolti in attività commerciali (40% nei negozi e nel settore della ristorazione);
- stranieri coinvolti in attività domiciliari e in strada (47%);
- cinesi che lavorano in laboratori artigianali (61%).
Sono esclusi da tale stima i minori quindicenni che invece sulla base dell’attuale innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, rientrerebbero tra coloro che non possono lavorare ai sensi della legge che regola l’età di accesso al lavoro.
Calcolando che nel 2006 i quindicenni residenti in Italia sono di 587.797 e applicando la stessa percentuale di minori che lavorano rispetto alla popolazione in età (nel 2005 il 21% su una popolazione complessiva di 2.294.271) si è ottenuto il valore di 123.000 unità.
Infine, considerando anche i quindicenni che lavorano, si registra al 2006 un range di 600.000 - 625.000 minori stranieri e non che lavorano in Italia.
11 Ires, Save the Children. Minori al lavoro, il caso dei minori migranti. Ed. EDIESSE. Roma, 2007.
Indagine
Indagine sul fenomeno dello sfruttamento del Lavoro minorile in Italia. Anno di effettuazione: 200712.
Enti promotori
Consiglio Nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro; Fondazione Studi dei consulenti del lavoro; Osservatorio del Mercato del Lavoro dei Consulenti del Lavoro.
Obiettivi
Elaborare e presentare al mondo politico-istituzionale e alla collettività in generale le riflessioni dei consulenti del lavoro sulla tematica lavoro minorile.
Metodologia
Sono stati intervistati 1.918 consulenti del lavoro: gli iscritti all’ordine dei consulenti hanno fornito dati sul tema lavoro minorile in Italia oggi. La scelta del campione dei consulenti del lavoro è legata al rapporto diretto che questi hanno con le aziende e il numero di rapporti di lavoro gestiti ogni anno (1 milione di aziende e 7 milioni di rapporti di lavoro).
Strumenti
Utilizzo di un questionario telematico rivolto ai consulenti del lavoro con formulazione di 5 domande con risposta a scelta multipla, con successiva
elaborazione a cura della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro13.
Risultati
Considerando i dati Istat e Cgil al 2002, sono state raccolte le opinioni dei consulenti del lavoro.
Per i consulenti intervistati l’85% riferisce la presenza di Lavoro minorile anche nell’economia italiana rappresentando una realtà purtroppo diffusa anche se non esclusiva.
Considerando l’entità del fenomeno il 57,9% considera il lavoro minorile in diminuzione, il 25,79% in crescita, 15,72% inesistente.
Analizzando sul territorio nazionale i settori in cui il lavoro minorile, secondo la loro esperienza, si concentra predomina il settore agricolo seguito da quello dell’artigianato (con i laboratori clandestini), terminando con il settore del commercio e della ristorazione.
E’ presente un’elevata stagionalità e il coinvolgimento di manodopera a basso costo tendenzialmente in pausa scolastica e nei periodi estivi. Viene evidenziata una diminuzione di lavoro minorile nel settore dell’edilizia.
Tra le cause del fenomeno vengono evidenziate: una grave condizione di disagio che si sviluppa nell’ambito familiare, l’esistenza di un economia sommersa, la povertà del contesto.
Relativamente alle proposte di intervento i consulenti del lavoro hanno indicato tre strade fra quelle più utili per
eliminare il lavoro minorile: aumento dei controlli sulle imprese, attenzione al piano dell'educazione scolastica, istituzione di qualche
meccanismo disincentivante per le imprese che ricorrono al lavoro minorile.
12 Fondazione Studi, Consulenti del Lavoro. Indagine sul fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile in Italia. TeleConsul Editore Spa. Roma, 2007.
13 www.consulentidellavoro.it
Le differenze evidenziate dalle indagini sono in buona parte correlate all’elevata incidenza di lavoro sommerso presente nell’ambito di questo fenomeno ed ai contesti in cui si manifesta dove troppo spesso è scarsa l’attenzione per la regolarità del lavoro.
Particolari i settori in cui si concentra il fenomeno: commercio (bar e negozi), edilizia, piccolissime aziende prevalentemente manifatturiere dove si registra un elevato ricorso ad attività contoterziste (ambiti che, non a caso, spesso “incrociano” l’economia sommersa), e alcuni settori dell’artigianato (calzaturiero, abbigliamento).
Inoltre le indagini riportate mostrano notevoli differenze metodologiche non solo nella scelta del campione rappresentativo da analizzare ma anche negli strumenti di indagine utilizzati. L’approccio analitico dell’indagine dell’Istat è prevalentemente quantitativo e retrospettivo attraverso la somministrazione di questionari strutturati inseriti nell’indagine Multiscopo sull’infanzia e l’adolescenza e nell’indagine delle Forze Lavoro sul territorio nazionale.
Le indagini effettuate dalla Cgil, invece, oltre all’approccio analitico quantitativo, utilizzano un approccio qualitativo attraverso l’osservazione partecipata e il coinvolgimento di rappresentanti della scuola, delle famiglie e del territorio delle città italiane indagate.
Nonostante ciò analizzando le diverse indagini si traggono interessanti spunti in merito alle caratteristiche e alle cause del lavoro minorile in
Italia, che evidenziano un cambiamento graduale della fisionomia del fenomeno nel nostro paese: diminuiscono i casi in cui il ricorso al lavoro ha
una motivazione di urgenza economica, aumenta la presenza di minori stranieri nei lavori più pesanti, aumenta il lavoro volontario nel quale
la molla principale che induce il minore all’avviamento precoce è il desiderio di elevare il proprio status e acquisire beni di consumo14.
14 Caritas. Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Roma, 2007.
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