SICUREZZA NELLE AZIENDE DEL COMPARTO LEGNO



SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

La valutazione del rischio, così come prevista dal D. Lgs. 626/94, va intesa come l'insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive e operative, che devono essere attuate per addivenire ad una stima del rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione alla programmazione degli eventuali interventi di prevenzione e protezione per l'eliminazione o la riduzione del rischio secondo quanto previsto dall'art. 3 del D.Lgs. 626/94: Misure di tutela.
La valutazione del rischio è pertanto una operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro, che dovranno prevedere:

- l'identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo;
- l'individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione in relazione allo svolgimento delle lavorazioni, sia per quanto attiene ai rischi per la sicurezza che la salute;
- la stima dell'entità dei rischi di esposizione connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate.

Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati:

- assenza di rischio di esposizione
- presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa;
- presenza di un rischio di esposizione.

Nel primo caso non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni.
Nel secondo caso la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall'art. 3 del D.Lgs. n. 626/94.
Per quanto detto, appare necessario che l'espletamento dell'intervento finalizzato alla valutazione del rischio sia condotto secondo Linee Guida che devono prevedere precisi criteri procedurali, tali da consentire un omogeneo svolgimento delle varie fasi operative che costituiscono il processo di valutazione del r ischio.
Sulla base delle indicazioni fornite dalla presente Linea Guida, il datore di lavoro, con la collaborazione del Servizio di Prevenzione e Protezione, del medico competente, se previsto, e la consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, potrà procedere allo svolgimento delle varie fasi di rilevazione dei rischi e quindi alla compilazione del documento finale.

Tale documento deve comprendere:
  1. una relazione sulla valutazione dei rischi effettuata nei vari ambienti o posti di lavoro dell'impresa, comprendente i criteri adottati per la sua definizione;
  2. la descrizione delle misure di prevenzione e protezione attuate, in coerenza con i risultati della valutazione del rischio;
  3. il programma di interventi integrati di prevenzione e protezione ove necessari che si intendono eventualmente attuare al fine di completare e/o ottimizzare la tutela della sicurezza e della salute
RASSEGNA DEI RISCHI LAVORATIVI. CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE

I rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:


RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A
(Rischi di natura infortunistica)
-
-
Strutture
Macchine
-
Impianti elettrici
-
Sostanze pericolose
-
Incendio - Esplosioni

RISCHI PER LA SALUTE DOVUTI A
(Rischi di natura igienico-ambientale)
-
-
Agenti chimici
Agenti fisici
-
Agenti biologici
ƒ
RISCHI PER LA SICUREZZA E LA
SALUTE DOVUTI A
(Rischi di tipo cosiddetto trasversale)
-
-
Organizzazione del lavoro
Fattori psicologici
-
Fattori ergonomici
-
Condizioni di lavoro difficili
 RISCHI PER LA SICUREZZA

I rischi per la sicurezza o rischi di natura infortunistica sono quelli responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni ovvero di danni o menomazioni fisiche (più o meno gravi) subite dalle persone addette alle varie attività lavorative, in conseguenza di un impatto fisico-traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, ecc.). Le cause di tali rischi sono da ricercare, almeno nella maggioranza dei casi, in un non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza inerenti l'ambiente di lavoro, le macchine e/o le apparecchiature utilizzate, le modalità operative, l'organizzazione del lavoro, ecc.
Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o protezione nei confronti ditali tipi di rischi deve mirare alla ricerca di un idoneo equilibrio bio-meccanico tra uomo e struttura, macchina, impianto sulla base dei più moderni concetti ergonomici. Di seguito si riportano una serie di rischi per la sicurezza.
I rischi per la Sicurezza si possono suddividere in diverse categorie:

1.1

Rischi da carenze strutturali dell'ambiente di lavoro relativamente a:
-
-
-
Altezza dell'ambiente
Superficie dell'ambiente
Volume dell'ambiente
-
Illuminazione (normale e in emergenza)
-
Pavimenti (lisci o sconnessi)
-
Pareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura)
-
Viabilità interna, esterna: movimentazione manuale dei carichi
-
Solai (stabilità)
-
Soppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata)
-
Botole (visibili e con chiusura a sicurezza)
-
Uscite (in numero sufficiente in funzione del personale)
-
Porte (in numero sufficiente in funzione del personale)
-
Locali sotterranei (dimensioni, ricambi d'aria)

1.2

Rischi da carenze di sicurezza su macchine e apparec-chiature relativamente a:
-
-
-
-
Protezione degli organi di avviamento
Protezione degli organi di trasmissione
Protezione degli organi di lavoro
Protezione degli organi di comando
-
Macchine con marchio CE (Riferimento Direttiva Macchine 89/392/CEE emendata)
-
Macchine prive di marchio CE (Riferimento al DPR 547/55)
-
Protezione nell'uso di apparecchi di sollevamento
-
Protezione nell'uso di ascensori e montacarichi
-
Protezione nell'uso di apparecchi a pressione (bombole e circuiti)
-
Protezione nell'accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili

1.3

Rischi da manipolazione di sostanze pericolose
-
-
Sostanze infiammabili
Sostanze corrosive
-
Sostanze comburenti
-
Sostanze esplosive

1.4

Rischi da carenza di sicurezza elettrica connessa a:
-
-
Idoneità del progetto
Idoneità d'uso
-
Impianti a sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o esplosione
-
Impianti speciali a caratteristiche di ridondanza

1.5

Rischi da incendio e/o esplosione per:
-
-
Presenza di materiali infiammabili d'uso
Presenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e di aerazione)
-
Presenza di depositi di materiali infiammabili (caratteristiche strutturali di ventilazione e di ricambi d'aria)
-
Carenza di sistemi antincendio
-
Carenza di segnaletica di sicurezza

RISCHI PER LA SALUTE

I rischi per la salute o rischi igienico-ambientali sono quelli responsabili della potenziale compromissione dell'equilibrio biologico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano l'emissione nell'ambiente di fattori ambientali di rischio, di natura chimica, fisica e biologica, con conseguente esposizione del personale addetto.
Le cause di tali rischi sono da ricercare nella insorgenza di non idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori ambientali di rischio generati dalle lavorazioni, (caratteristiche del processo e/o delle apparecchiature) e da modalità operative.
Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o di protezione nei confronti di tali tipi di rischio deve mirare alla ricerca di un idoneo equilibrio bio-ambientale tra uomo e ambiente di lavoro. Di seguito si riportano una serie di esempi di rischi per la salute.
Tali rischi si possono suddividere in rischi derivanti da:

2.1 Agenti Chimici

Rischi di esposizione connessi con l'impiego di sostanze chimiche, tossiche o nocive in relazione a:
- ingestione
- contatto cutaneo
- inalazione per presenza di inquinanti aerodispersi sotto forma di:
- polveri
- fumi
- nebbie
- gas
- vapori

2.2 Agenti Fisici

Rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l'organismo umano:

2.2.1 Rumore (presenza di apparecchiatura rumorosa durante il ciclo operativo e di funzionamento) con propagazione dell'energia sonora nell'ambiente di lavoro.

2.2.1.1 Ultrasuoni (freq. > 20 KHz)

2.2.2 Vibrazioni (presenza di apparecchiatura e strumenti vibranti) con propagazione delle vibrazioni a trasmissione diretta o indiretta.

2.2.3 Radiazioni non ionizzanti

Presenza di apparecchiature che impiegano radiofrequenze, microonde, radiazioni infrarosse, ecc.:

- sorgenti di radio frequenze;
- sorgenti di microonde;
- radiazioni infrarosse;
- radiazione ottica (visibile);
- radiazioni ultraviolette;
- luce laser.

2.2.4 Microclima

Carenze nella climatizzazione dell'ambiente per quanto attiene alla temperatura:
- umidità relativa;
- ventilazione;
- calore radiante;
- condizionamento.

2.2.5 Illuminazione

Carenze nei livelli di illuminamento ambientale e dei posti di lavoro (in relazione alla tipologia della lavorazione fine, finissima, ecc.). Non osservanza delle indicazioni tecniche previste in presenza di videoterminali.
Presenza di videoterminali:
* posizionamento;
* illuminotecnica;
* postura;
* microclima.

2.2.6 Radiazioni ionizzanti

Per tali radiazioni si rimanda alle disposizioni del DPR n. 185/64.
2.3 Agenti biologici

Rischi connessi con l'esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microorganismi patogeni o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell'ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione.
- Emissione involontaria (impianto condizionamento, emissioni di polveri organiche, ecc.);
- emissione incontrollata (impianti di depurazione delle acque, manipolazione di materiali infetti in ambiente ospedaliero, impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri, ecc.);
- trattamento o manipolazione volontaria, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in vitro o in vivo o in sede di vera e propria attività produttiva (biotecnologie).

2.3.1 Sperimentazione "in vitro"

Impiego di microorganismi:
- batteri e organismi simili;
- virus;
- rickettsie;
- alghe;
- funghi e miceti;
- protozoi.
- Colture cellulari per sperimentazione e produzione
- Conservazione dei ceppi
- Campioni biologici infetti manipolazione/conservazione
- Dna ricombinante: Dna clonato (clonaggio e impiego Dna-clonato) per sperimentazione e produzione

2.3.2 Sperimentazione "in vivo"

Impiego di agenti:
- infettanti
- infestanti
ƒ RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE

Tali rischi, come evidenziato nella Guida della CEE per la sicurezza e la salute nelle PMI, sono individuabili all'interno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra l'operatore e l'organizzazione del lavoro in cui é inserito. Il rapporto in parola é peraltro immerso in un quadro di compatibilità e interazioni che è di tipo oltre che ergonomico anche psicologico e organizzativo.
La coerenza di tale quadro, pertanto, può essere analizzata anche all'interno di possibili trasversalità tra rischi per la sicurezza e rischi per la salute.
Tali rischi sono essenzialmente dovuti a:

3.1 Organizzazione del lavoro
- Processi di lavoro usuranti: lavori in continuo, sistemi di turno, lavoro notturno
- Pianificazione degli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute: programmi di controllo e monitoraggio
- Manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza
- Procedure adeguate per far fronte agli incidenti e a situazioni di emergenza
- Movimentazione manuale dei carichi
- Lavoro ai VDT (es.: Data entry)

3.2 Fattori psicologici

- Intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro
- Carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità
- Complessità delle mansioni e carenza di controllo
- Reattività anomala a condizioni di emergenza

3.3 Fattori ergonomici

- Sistemi di sicurezza e affidabilità delle informazioni
- Conoscenze e capacità del personale
- Norme di comportamento
- Soddisfacente comunicazione e istruzioni corrette in condizioni variabili
- Conseguenze di variazioni ragionevolmente prevedibili dalle procedure di lavoro in condizioni di sicurezza
- Ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro
- Carenza di motivazione alle esigenze di sicurezza

3.4 Condizioni di lavoro difficili

- Lavoro con animali
- Lavoro in atmosfere a pressione superiore o inferiore al normale
- Condizioni climatiche esasperate
- Lavoro in acqua: in superficie (es.: piattaforme) e in immersione

CRITERI PROCEDURALI

L'intervento operativo finalizzato alla valutazione del rischio deve seguire Linee Guida che, come già detto, devono portare alla identificazione delle sorgenti di rischio, alla individuazione dei potenziali rischi di esposizione, in relazione alle modalità operative seguite e, infine, alla stima dei rischi di esposizione.
Al riguardo, vengono riportati di seguito le indicazioni relative alla esecuzione delle varie fasi operative.

Si precisa che nell'espletamento del processo di valutazione:
- è opportuno tener conto, per ogni comparto, dei rischi tipici di categoria desunti da, ove esista, documentazione tecnica e da fonti istituzionali: ciò anche tramite l'assistenza delle Associazioni di categoria;
- per le piccole imprese che svolgono le stesse operazioni presso diversi luoghi di lavoro possono essere predisposte valutazioni unitarie che tengano conto dei rischi ricorrenti riscontrabili nelle lavorazioni (impiantisti, trasportatori, ecc.). Analogamente, allorché nello stesso posto di lavoro si preveda la presenza di lavoratori stagionali, ferme restando le condizioni operative, può essere eseguita una valutazione unica.

 IDENTIFICAZIONE DELLE SORGENTI DI RISCHIO (prima fase)

Tale fase viene eseguita attraverso una breve ma accurata descrizione del ciclo lavorativo che viene condotto nell'ambiente di lavoro preso in esame.

A supporto della descrizione dell'attività svolta, dovranno essere riportate:

- la finalità della lavorazione o dell'operazione, con la descrizione del processo tecnologico, delle macchine, impianti e apparecchiature utilizzate, delle sostanze impiegate e/o prodotte e di eventuali intermedi
- nella descrizione del ciclo tecnologico delle lavorazioni, devono essere considerate le operazioni di pulizia, manutenzione, trattamento e smaltimento rifiuti ed eventuali lavorazioni concomitanti
- la destinazione operativa dell'ambiente di lavoro (reparto di lavoro, laboratorio, studio, ecc.)
- le caratteristiche strutturali dell'ambiente di lavoro (superficie, volume, porte, finestre, rapporto tra superficie pavimento e superficie finestre, ecc.)
- il numero degli operatori addetti alle lavorazioni e/o operazioni svolte in quell'ambiente di lavoro
- le informazioni provenienti dal Servizio Sanitario, se presenti
- la presenza di movimentazione manuale dei carichi.

La descrizione del ciclo lavorativo o dell'attività operativa permetterà di avere una visione d'insieme delle lavorazioni e delle operazione svolte nell'ambiente do lavoro preso in esame e, di conseguenza, di poter eseguire un esame analitico semplificato per la ricerca della presenza di eventuali sorgenti di rischi per la Sicurezza e la Salute del personale. In tale fase, riveste particolare importanza la partecipazione dei lavoratori e il loro coinvolgimento nella ricerca di tutte le potenziali sorgenti di rischio eventualmente presenti nell'intero ciclo lavorativo. Nell'identificazione delle sorgenti di rischio si dovrà tener conto dei dati che emergono dalle Rassegne statistiche di Settore e dalla Bibliografia scientifica inerente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro.
Al termine della prima fase dovranno essere identificate, ed evidenziate nello schema di rilevazione dei rischi, le sorgenti di rischio che nel loro impiego possono provocare, obiettivamente (entità, modalità di funzionamento, ecc.), un potenziale rischio di esposizione sia esso di tipo infortunistico che igienico-ambientale, non prendendo quindi in considerazione quelle sorgenti di rischio che per loro natura o per modalità di struttura, impianto e impiego non danno rischio di esposizione.
Esempi di identificazione delle sorgenti di rischio vengono riportati in allegato 1.

INDIVIDUAZIONE DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE (seconda fase)

La individuazione dei rischi di esposizione costituisce una operazione, generalmente non semplice, che deve portare a definire se la presenza nel ciclo lavorativo di sorgenti di rischio e/o di pericolo, identificare nella fase precedente, possa comportare nello svolgimento della specifica attività un reale rischio di esposizione per quanto attiene la Sicurezza e la Salute del personale addetto. Al riguardo si dovranno esaminare:

- le modalità operative seguite per la conduzione della lavorazione (manuale, automatica, strumentale) ovvero dell'operazione (a ciclo chiuso, in modo segregato o comunque protetto)
- l'entità delle lavorazioni in funzione dei tempi impiegati e le quantità dei materiali utilizzati nell'arco della giornata lavorativa
- l'organizzazione dell'attività (tempi di permanenza nell'ambiente di lavoro, contemporanea presenza di altre lavorazioni)
- la presenza di misure di sicurezza e/o di sistemi di prevenzione/protezione, già attuate per lo svolgimento delle lavorazioni
- la documentazione e la certificazione esistenti agli atti dell'azienda (certificato antincendio, verifica impianto elettrico, Legge 46/90, ecc.).

Si sottolinea il concetto che vanno individuati i rischi che derivano non tanto dalle intrinseche potenzialità di rischio delle sorgenti(macchine, impianti, sostanze chimiche, ecc.) quanto i potenziali rischi residui che permangono, tenuto conto delle modalità operative seguite, delle caratteristiche dell'esposizione, delle protezioni e misure di sicurezza esistenti (schermatura, segregazione, protezioni intrinseche, cappe di aspirazione, ventilazione, isolamento, segnaletica di pericolo) nonché dagli ulteriori interventi di protezione. In conclusione si deve individuare ogni rischio di esposizione per il quale le modalità operative non ne consentano una gestione controllata:rischi residui.
Esempi di interventi di prevenzione e misure di sicurezza nel caso di rischi igienico-ambientali sono riportate in allegato 2.
E' evidente che esempi inerenti la prevenzione dei rischi per la sicurezza sono connessi alla relativa normativa di sicurezza.

ƒ STIMA DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE (terza fase)

La stima del rischio di esposizione ai fattori di pericolo residui, ovvero ai rischi che permangono dall'esame delle fasi precedenti(fase prima, fase seconda) può essere eseguita attraverso:

a) Una verifica del rispetto dell'applicazione delle norme di sicurezza alle macchine durante il loro funzionamento.

b) Una verifica dell'accettabilità delle condizioni di lavoro in relazione ad esame oggettivo della entità e della durata delle lavorazioni, delle modalità operative svolte e di tutti i fattori che influenzano le modalità e l'entità dell'esposizione, in analogia con i dati di condizioni di esposizione similari riscontrati nello stesso settore operativo. A quest'ultimo riguardo si potrà operare tenendo conto dei dati desunti da indagini su larga scala, effettuate in realtà lavorative similari.
Va sottolineato che, laddove esistono situazioni lavorative omogenee, sarà possibile definire un elenco orientativo unitario dei fattori di rischio da considerare e, quindi, procedere su tali valutazioni ai relativi interventi integrati secondo specifiche misure di tutela connesse alle diversificazioni eventualmente riscontrabili caso per caso.

c) Una verifica delle condizioni di sicurezza e di igiene anche mediante acquisizione di documentazioni e certificazioni esistenti agli atti dell'azienda.

d) Una vera e propria misura dei parametri di rischio (Fattori Ambientali di Rischio) che porti ad una loro quantificazione oggettiva e alla conseguente valutazione attraverso il confronto con indici di riferimento (ad esempio, indici di riferimento igienico ambientale e norme di buona tecnica). Tale misura é indispensabile nei casi previsti dalle specifiche normative (rumore, amianto, piombo, radiazioni ionizzanti, cancerogeni, agenti biologici, ecc.).

Al termine di questa terza fase di stima del rischio di esposizione, sulla base dei dati ottenuti, desunti o misurati, si potrà procedere alla definizione del programma di prevenzione integrata (tecnica/ organizzativa/ procedurale), secondo le priorità indicate dall'art. 3 del Lgs 626/94 e tali da non comportare rischi per la salute della popolazione o il deterioramento dell'ambiente esterno.


RIEPILOGO DELLE FASI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI

 IDENTIFICAZIONE DELLE SORGENTI DI RISCHIO (prima fase)

Descrizione dell'attività lavorativa: (ciclo lavorativo, parametri di processo, macchine e impianti, modelli organizzativi e operativi)
+
Analisi per la identificazione di sorgenti di potenziali fattori di rischio
ò
- Incendio - Esplosione

INDIVIDUAZIONE DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE (seconda fase)

Quadro delle sorgenti di potenziali fattori di rischio
+
Misure di sicurezza attuale: protezione macchine, processo a ciclo chiuso, impianti aspiranti (cappe aspiranti o aspiratori localizzati), schermature, piani di lavoro, automazione, dispositivi personali di protezione, protezione sanitaria, formazione, informazione
ò
Rischi residui di interesse prevenzionistico


ƒ STIMA DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE O RESIDUI (terza fase)

a) Verifica del rispetto delle norme di legge e/o di buona tecnica prevenzionistica durante il funzionamento delle macchine
b) Verifica dell'accettabilità delle condizioni igienico-ambientali per esame obiettivo e/o analogia con altri settori similari di cui sono noti i parametri di rischio
c) Misura dei parametri di rischio e loro quantificazione nel caso di specifiche norme di legge o di obiettive situazioni di elevato rischio potenziale. Acquisizione di documentazione e certificazioni agli atti dell'Azienda
ò
Risultati della valutazione dei rischi residui
ò
Sulla base dei rischi di esposizione definiti:
Programma integrato delle misure di sicurezza
ò
documento della sicurezza

Allegato 1

esempi di identificazione

di sorgenti di rischio

per la sicurezza e la salute

 Identificazione delle sorgenti di rischio per la sicurezza
Esempi
1.1
Rischi da strutture
Altezze:
< 3,00 m
Corridoi:
ingombri da ostacoli fissi o mobili
Pavimenti:
sconnessi
Scale
senza protezione
1.2
Rischi da macchine
Assenza di protezione su organi in movimento o parti elettriche
1.3
Rischi elettrici
Possibilità di contatto con conduttori, presenza di impianti inidonei all'uso o inidonei alle atmosfere presenti dell'ambiente (corrosive, infiammabili, esplosive)
1.4
Rischi da sostanze pericolose
Sostanze indicate come pericolose dai simboli dell'etichettatura (vedi scheda sostanze chimiche pericolose) e conservati in quantità superiori ad una confezione commerciale per ogni sostanza pericolosa usata
1.5
Rischi da apparecchiature a pressione o sotto vuoto
Presenza di bombole di gas compressi, in assenza di bombolario e/o sistemi a pressione o sotto vuoto

Allegato 2

esempi di interventi di prevenzione

e misure di sicurezza

in caso di rischio chimico fisico biologico

 Interventi di prevenzione e misure di sicurezza in caso di rischio chimico

1.1 Interventi di protezione dell'ambiente

- cappe aspiranti
- ventilazione amb. (R/h)
- Aspirazioni localizzate
- Lavorazioni a ciclo chiuso
- Automazione - Robot
- Sistemi di allarme
- Corretto impiego di sistemi di produzione

1.2 Interventi di protezione personale

- Guanti
- Maschere
- Cappe di aspirazione
- Corretto impiego delle apparecchiature e strumentazioni di laboratorio
- Propipette
- Pipettatrici automatiche
- Materiali a perdere
- Disponibilità di recipienti per deposito provvisorio dei rifiuti

1.3 Misure di sicurezza e organizzazione del lavoro

- Divieto di fumare
- Operazioni lontano da fiamme, da sorgenti di calore, da scintille
- Formazione - informazione
- Etichettatura
- Scheda di sicurezza
- Segnaletica di sicurezza
- Servizi di sicurezza (docce di emergenza, lavaocchi, note di intervento di primo soccorso per le sostanze adoperate)
Interventi di prevenzione e misure di sicurezza in caso di rischio fisico

2.1 Interventi di protezione dell'ambiente

- controllo del microclima
- corretto funzionamento del sistema di condizionamento
- corretto funzionamento del sistema di insonorizzazione
- schermatura macchine
- controllo condizioni di emissione
- corretto funzionamento dell'avvisatore di miscele infiammabili (se necessario)
- corretto funzionamento dell'impianto antincendio

2.2 Interventi di protezione personale

- Occhiali
- Schermi protettivi
- Maschere per polveri
- Cuffie insonorizzanti
- Guanti
- Caschi

ƒ Interventi di prevenzione e misure di sicurezza in caso di rischio biologico

3.1 Interventi di protezione dell'ambiente

- Disinfezione (UV, ossido di etilene, formaldeide, ecc.)
- Disinfestazione
- Corretto funzionamento del sistema di filtrazione dell'aria
- Corretto impiego dei sistemi di produzione

3.2 Interventi di protezione personale

- Mascherine
- Guanti
- Cabine
- Indumenti monouso
- Cappe a flusso laminare
- Docce e altri sistemi di lavaggio e disinfezione
- Corretto impiego delle apparecchiature e strumentazioni di laboratorio
- Propipette
- Pipettatrici automatiche

3.3 Misure di sicurezza

- Organizzazione del lavoro
- Segnaletica di sicurezza
- Formazione-informazione
- Ambienti in depressione
- Aria filtrata su filtri ad alta efficienza di decontaminazione e ricambio
- Sterilizzazione delle gabbie nel caso di sperimentazione in vivo
- Trattamento dei rifiuti