ISPESL
ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA SUL LAVORO
Applicazione agli Uffici Amministrativi ed ai Laboratori Scientifici
di strutture pubbliche e private:
- Istituti di Ricerca,
- Istituti di Ricerca e Didattica,
- Istituti di Istruzione Tecnica e Professionale,
- Organismi di Ricerca e Controllo,
- Laboratori di Controllo e Sperimentazione.
Dipartimento ‘Igiene del Lavoro’ - Centro Ricerche ISPESL - Monteporzio Catone (RM)
La presente Linea Guida è stata elaborata, sulla base del Documento prodotto dall’Osservatorio dell’ISPESL per la tutela della sicurezza e la salute nelle Piccole e Medie Imprese, dal gruppo di lavoro costituito da:
F. Benvenuti Direttore del Dipartimento di Igiene del Lavoro
A. Di Mambro Dipartimento Omologazione
S. Giambattistelli Dipartimento Igiene del Lavoro
R. Lombardi Dipartimento Igiene del Lavoro.
Tale lavoro è stato realizzato avendo come punto di riferimento le strutture pubbliche e private, quali gli Istituti di Ricerca Scientifica, gli Istituti di Ricerca e Didattica (Università), gli Istituti di Istruzione Tecnica e Professionale, gli Organismi di Ricerca e Controllo, nonché i Laboratori di Controllo e Sperimentazione.
Quanto sopra nell’ambito di un programma di informazione sulla sicurezza e l’igiene nei luoghi di lavoro di cui al D. L.vo 626, proposto dal Dipartimento Igiene del lavoro dell’ISPESL.
Al riguardo si ringrazia per la collaborazione, i laboratori: Agenti chimici, Agenti fisici, Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti del Dipartimento Igiene del Lavoro.
Sommario
In questa linea guida vengono riportate, nel quadro del ‘significato’ e dei ‘criteri operativi per la Valutazione del Rischio’ già previsti dal documento prodotto dall’Osservatorio dell’ISPESL per la tutela della Sicurezza e della Salute nelle PMI, uno schema di ricognizione dei Rischi nelle strutture pubbliche e private relative agli Istituti di Ricerca, agli Istituti di Ricerca e Didattica, agli Istituti di Istruzione Tecnica e Professionale, nonché ai Laboratori di Controllo e Sperimentazione di qualsiasi tipologia.
In tali strutture sono state considerate le attività svolte dal personale operante presso gli Uffici Amministrativi e i Laboratori Scientifici compresi entrambi nella medesima struttura. Al riguardo il lavoro svolto negli Uffici Amministrativi è stato tratto da quanto già illustrato nella precedente linea guida su la ‘Ricognizione dei Rischi per gli Uffici Amministrativi della Pubblica Amministrazione’.
In tale contesto il lavoro svolto negli Uffici Amministrativi è stato suddiviso in una serie di attività operative specifiche, caratteristiche e peculiari della tipologia lavorativa presa in esame.
Vengono pertanto studiati:
- il lavoro di ufficio,
- il lavoro di sportello,
- il lavoro di archivio,
- il lavoro di magazzino,
- il lavoro nei servizi tecnologici per la manutenzione,
- il lavoro nei servizi elaborazione dati,
- il lavoro negli appalti d’opera e di servizi.
Per quanto attiene il lavoro nei Laboratori Scientifici la Ricognizione dei Rischi ha preso in esame le attività che comunemente vengono svolte nei Laboratori di Ricerca, di Didattica e di Controllo in funzione della tipologia:
- Laboratori Chimici,
- Laboratori Fisici, Chimico-Fisici e Tecnologici,
- Laboratori Biologici e Microbiologici.
La "valutazione del rischio", così come prevista del D. L.gs. 626/94, va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive ed operative, che devono essere attuate per addivenire ad una ‘Stima’ del Rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione allo svolgimento delle lavorazioni.
La valutazione del Rischio è pertanto una operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro, che dovranno prevedere:
Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati:
Nel primo caso non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’art. 4 del Decreto Legislativo n° 626/94.
Per quanto detto, appare necessario che l’espletamento dell’intervento finalizzato alla valutazione del rischio sia condotto secondo ‘Linee Guida’ che devono prevedere precisi ‘criteri procedurali’, tali da consentire un omogeneo svolgimento delle varie fasi operative che costituiscono il processo di valutazione del Rischio.
Al riguardo, questa LINEA GUIDA prevede:
- una scheda riepilogativa dei dati di identificazione dell’azienda (V-1);
- una scheda relativa la programma di intervento conseguente ai risultati della valutazione dei Rischi (V-2);
- una scheda riepilogativa dei dati della rilevazione dei Rischi da associare ad ogni ambiente di lavoro in cui riportare i risultati delle varie fasi operative della rilevazione e valutazione dei Rischi ( V-3).
Sulla base delle indicazioni fornite dalla presente ‘Linea Guida’, il datore di lavoro, con la collaborazione del Servizio di Prevenzione e Protezione, del medico competente, se previsto, ed il coinvolgimento dei lavoratori tramite il rappresentante per la sicurezza, procederà allo svolgimento delle varie fasi di rilevazione dei rischi e quindi di compilazione delle schede riportate nel Capitolo V, che andranno a far parte del ‘Documento’.
Tale documento deve comprendere:
Quanto sopra in conformità con quanto richiesto dal Documento della Sicurezza previsto dal D. L.gs 626/94.
In Allegato si riportano:
Allegato n° 1: Rischi per la Sicurezza - Antinfortunistici;
Allegato n° 2: Rischi per la Salute - Igienico Ambientali;
Allegato n° 3: Rischi Trasversali - Organizzativi;
Allegato n° 4: Esempi di identificazione di Sorgenti di Rischio per la Sicurezza (A) e la Salute (B);
Allegato n° 5: Esempi di interventi di Prevenzione e Misure di Sicurezza in caso di Rischio Chimico (A), Fisico (B), Biologico (C);
Allegato n°6: Scheda riepilogativa dei dati relativi alla ricognizione dei Rischi associati ai vari ambienti di lavoro della struttura in esame, in relazione alle attività operative svolte.
Gli allegati riportati consentono un riferimento ampio e diversificato circa le tipologie dei Rischi lavorativi (Allegati 1-2-3).
Essi presentano altresì la indicazione delle sorgenti di Rischio e delle relative Misure di Sicurezza e/o degli Interventi di Prevenzione e Protezione (Allegati 4-5) da riportare nella proposta scheda di Ricognizione in rapporto con i Rischi effettivamente evidenziati (Allegato 6).
I Rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:
| A | RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A: (Rischi di natura infortunistica) |
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| B | RISCHI PER LA SALUTE DOVUTI A: (Rischi di natura igienico ambientale) |
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| C | RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DOVUTI A: (Rischi di tipo cosiddetto trasversale) |
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I Rischi per la Sicurezza, o Rischi di natura infortunistica, sono quelli responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni, ovvero di danni o menomazioni fisiche (più o meno gravi) subite dalle persone addette alle varie attività lavorative, in conseguenza di un impatto fisico-traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, etc.).
Le cause di tali rischi sono da ricercare almeno nella maggioranza dei casi, in un non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza inerenti: l’ambiente di lavoro; le macchine e/o le apparecchiature utilizzate; le modalità operative; l’organizzazione del lavoro, etc.
Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o protezione nei confronti di tali tipi di rischi deve mirare alla ricerca di un ‘Idoneo equilibrio bio-meccanico tra UOMO e STRUTTURA, MACCHINA, IMPIANTO’ sulla base dei più moderni concetti ergonomici.
In allegato 1 si riportano una serie di esempi di rischi per la sicurezza.
I Rischi per la salute, o Rischi igienico-ambientali, sono quelli responsabili della potenziale compromissione dell’equilibrio biologico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano l’emissione nell’ambiente di fattori ambientali di rischio, di natura chimica, fisica e biologica, con seguente esposizione del personale addetto.
Le cause di tali rischi sono da ricercare nella insorgenza di non idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori ambientali di rischio generati dalle lavorazioni, (caratteristiche del processo e/o delle apparecchiature) e da modalità operative.
Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o di protezione nei confronti di tali tipi di rischio deve mirare alla ricerca di un
"Idoneo equilibrio bio-ambientale tra UOMO E AMBIENTE DI LAVORO".
In allegato 2 si riportano una serie di esempi di rischi per la salute.
Tali rischi, sono individuabili all’interno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra ‘l’ operatore’ e "l’organizzazione del lavoro" in cui è inserito. Il rapporto in parola è peraltro immerso in un "quadro" di compatibilità ed interazioni che è di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo.
La coerenza di tale "quadro", pertanto può essere analizzata anche all’interno di possibili trasversalità tra rischi per la sicurezza e rischi per la salute.
In allegato 3 si riportano una serie d’esempi di rischi trasversali.
L’intervento operativo finalizzato alla valutazione del Rischio deve seguire linee guida che, come già detto, devono portare alla identificazione delle sorgenti di rischio, alla individuazione dei potenziali rischi di esposizione, in relazione alle modalità operative seguite, ed, infine, alla stima dei rischi di esposizione.
Al riguardo, vengono riportati, di seguito, le indicazioni relative alla esecuzione delle varie fasi operative.
Tale fase viene eseguita attraverso una breve, ma accurata descrizione del ciclo lavorativo che viene condotto nell’ambiente di lavoro preso in esame.
A supporto della descrizione dell’attività lavorativa svolta, dovranno essere riportate:
la finalità della lavorazione o dell’operazione, con la descrizione del processo tecnologico, delle macchine, impianti e apparecchiature utilizzate, delle sostanze impiegate e/o prodotte e di eventuali intermedi;
nella descrizione del ciclo tecnologico delle lavorazioni, devono essere considerate le operazioni di pulizia, manutenzione, trattamento e smaltimento rifiuti ed eventuali lavorazioni concomitanti;
la destinazione dell’ambiente di lavoro (reparto di lavoro, laboratorio, studio, etc.);
le caratteristiche strutturali dell’ambiente di lavoro (superficie, volume, porte, finestre, rapporto tra superficie pavimento e superficie finestre, etc.);
il numero degli operatori addetti alle lavorazioni e/o operazioni svolte in quell’ambiente di lavoro;
le informazioni provenienti dalla sorveglianza sanitaria se presente;
la presenza di movimentazione manuale dei carichi.
La descrizione del ciclo lavorativo o dell’attività operativa permetterà di avere una visione d’insieme delle lavorazioni e delle operazioni svolte nell’ambiente di lavoro preso in esame e, di conseguenza, di poter eseguire un esame analitico per la ricerca della presenza di eventuali sorgenti di rischio per la Sicurezza e la Salute del personale. In tale fase riveste particolare importanza la partecipazione dei lavoratori ed il loro coinvolgimento nella ricerca di tutte le potenziali sorgenti di rischio eventualmente presenti nell’intero ciclo lavorativo. Nell’identificazione delle sorgenti di rischio sarà opportuno tener conto dei dati che emergono dalle Rassegne statistiche di settore e dalla Bibliografia scientifica inerente la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.
Al termine della I fase dovranno essere identificate, ed evidenziate nello schema di rilevazione dei rischi (V - 2), le sorgenti di rischio che nel loro impiego possono provocare, obiettivamente (entità, modalità di funzionamento, etc.) un potenziale rischio di esposizione sia esso di tipo infortunistico che igienico-ambientale, non prendendo quindi in considerazione quelle sorgenti di rischio che per loro natura o per modalità di struttura, impianto ed impiego non danno rischio di esposizione.
Esempi di identificazione delle sorgenti di rischio vengono riportati in Allegato n°4.
La individuazione dei Rischi di Esposizione costituisce una operazione, generalmente non semplice, che deve portare a definire se la presenza di sorgenti di rischio e/o di pericolo, identificate nella fase precedente, possa comportare nello svolgimento della specifica attività un reale rischio di esposizione per quanto attiene la Sicurezza e la Salute del personale addetto.
Al riguardo si dovranno esaminare:
Si sottolinea il concetto che vanno individuati i rischi che derivano non tanto dalle intrinseche potenzialità di rischio delle sorgenti (macchine, impianti, sostanze chimiche, etc.) quanto i potenziali rischi residui che permangono tenuto conto delle modalità operative seguite, delle caratteristiche dell’esposizione, delle protezioni e misure di sicurezza esistenti (schermatura, segregazione, protezioni intrinseche, cappe di aspirazione, ventilazione, isolamento, segnaletica di pericolo) nonché dagli ulteriori interventi di protezione.
In conclusione si deve individuare ogni rischio di esposizione per il quale le modalità operative non ne consentano una gestione ‘controllata’: Rischi Residui.
Esempi di interventi di prevenzione e misure di sicurezza nel caso di rischi igienico-ambientali sono riportati in Allegato n° 5.
E’ evidente che esempi inerenti la prevenzione dei rischi per la sicurezza sono connessi alla relativa normativa di sicurezza.
La ‘stima’ del Rischio di esposizione ai fattori di pericolo residui ovvero ai rischi che permangono dall’esame delle fasi precedenti (Fase I, Fase II) può essere eseguita attraverso:
A quest’ultimo riguardo si potrà operare tenendo conto dei dati desunti da indagini su larga scala, effettuate in realtà lavorative similari e di riconosciuta validità scientifica.
Va sottolineato che, laddove esistono situazioni lavorative omogenee sarà possibile definire un elenco orientativo "unitario" dei fattori di rischio da considerare e, quindi, procedere su tali valutazioni, ai relativi interventi integrati secondo specifiche misure di tutela connesse con le diversificazioni eventualmente riscontrabili caso per caso;
Al termine di questa III FASE di "STIMA" del rischio di esposizione, sulla base dei dati ottenuti, desunti o misurati, si potrà procedere alla definizione del PROGRAMMA DI PREVENZIONE INTEGRATA (Tecnica - Organizzativa - Procedurale), secondo le priorità indicate dall’art. 3 del D. L. gs. 626/94 e tali da non comportare rischi per la salute della popolazione o il deterioramento dell’ambiente esterno.
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Descrizione dell’attività lavorativa. (ciclo lavorativo, parametri di processo, macchine ed impianti, modelli organizzativi ed operativi). + Analisi delle fasi operative per rilevamento di fattori di Rischio. |
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RISCHI PER LA SICUREZZA
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RISCHI PER LA SALUTE |
RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI |
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RISULTATI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI RESIDUI |
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Sulla base dei Rischi di esposizione definiti: |
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PROGRAMMA INTEGRATO DELLE MISURE DI SICUREZZA |
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DOCUMENTO DELLA SICUREZZA |