ISPESL

ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA SUL LAVORO
LINEE GUIDA PER LA

"VALUTAZIONE DEL RISCHIO"
D. L. vo 626/94:
APPLICAZIONE ALLE
STRUTTURE DEL S.S.N.



Dipartimento ‘Igiene del Lavoro’ - Centro Ricerche ISPESL - Monteporzio Catone (RM)




La presente Linea Guida è stata elaborata, sulla base del Documento prodotto dall’Osservatorio dell’ISPESL per la tutela della sicurezza e la salute nelle Piccole e Medie Imprese, dal gruppo di lavoro costituito da:

F. Benvenuti Direttore del Dipartimento di Igiene del Lavoro

A. Di Mambro Dipartimento Omologazione

S. Giambattistelli Dipartimento Igiene del Lavoro

R. Lombardi Dipartimento Igiene del Lavoro.

Tale lavoro è stato realizzato avendo come punto di riferimento le strutture pubbliche e private del S.S.N.

Quanto sopra nell’ambito di un programma di informazione sulla sicurezza e l’igiene nei luoghi di lavoro di cui al D. L.vo 626, proposto dal Dipartimento Igiene del lavoro dell’ISPESL.

Al riguardo si ringrazia per la collaborazione, i laboratori: Agenti chimici, Agenti fisici, Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti del Dipartimento Igiene del Lavoro.


SOMMARIO

INTRODUZIONE


In questa linea guida vengono riportate, nel quadro del ‘significato’ e dei ‘criteri operativi per la Valutazione del Rischio’ già previsti dal documento prodotto dall’Osservatorio dell’ISPESL per la tutela della Sicurezza e della Salute nelle PMI, uno schema di ricognizione dei Rischi nelle strutture pubbliche e private del S.S.N. di qualsiasi tipologia.

Le attività lavorative svolte nell’ambito delle strutture del S.S.N. sono caratterizzate da una variegata tipologia operativa e, generalmente, si articolano come segue:

  1. UFFICI AMMINISTRATIVI
  2. LABORATORI
  3. REPARTI CLINICI DI DEGENZA E SERVIZI DI TERAPIA
  4. AMBULATORI
  5. SALE OPERATORIE
  6. CENTRI E SERVIZI DI DIAGNOSI
  7. SERVIZI GENERALI

Per quanto concerne ai punti A e B inerenti le attività lavorative degli Uffici Amministrativi e nei Laboratori si precisa che vengono riportate le schede di ricognizione dei rischi, misure di sicurezza e interventi di prevenzione già illustrate nelle relative Linee Guida.

La situazione tipologica-quantitativa degli Istituti di Ricovero e Cura sul territorio nazionale rilevata dal Ministero della Sanità evidenzia 1.168 Istituti pubblici dei quali:

1978 - Ospedali a gestione diretta delle USL, di cui 100 Istituti sono stati trasformati in 78 Aziende ospedaliere

15 - Policlinici Universitari

45 - Istituti Scientifici I.R.C.C.S.

41 - Ospedali Classificati (Ospedali Religiosi)

16 - Case di cura: Presidio delle U.S.L.

73 - Ospedali psichiatrici residuali.

Nella stesura della presente Linea Guida si è considerato quanto raccomandato dall’ILO nel 1985 riguardo ad un programma di sorveglianza di settore per l’approfondimento della conoscenza inerente le condizioni di Sicurezza e di Igiene nei vari ambienti di lavoro ospedalieri.

 

PREMESSA

SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

La "valutazione del rischio", così come prevista del D. L.gs. 626/94, va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive ed operative, che devono essere attuate per addivenire ad una ‘Stima del Rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione allo svolgimento delle lavorazioni.

La valutazione del Rischio è pertanto una operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro, che dovranno prevedere:


Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati:


Nel primo caso non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’art. 4 del Decreto Legislativo n° 626/94.

Per quanto detto, appare necessario che l’espletamento dell’intervento finalizzato alla valutazione del rischio sia condotto secondo ‘Linee Guida’ che devono prevedere precisi ‘criteri procedurali’, tali da consentire un omogeneo svolgimento delle varie fasi operative che costituiscono il processo di valutazione del Rischio.

Al riguardo, questa LINEA GUIDA prevede:


- una scheda riepilogativa dei dati di identificazione della azienda, della struttura in esame (V-1);

- una scheda relativa la programma di intervento conseguente ai risultati della valutazione dei Rischi (V-2);

- una scheda riepilogativa dei dati della rilevazione dei Rischi da associare ad ogni ambiente di lavoro in cui riportare i risultati delle varie fasi operative della rilevazione e valutazione dei Rischi ( V-3).

Sulla base delle indicazioni fornite dalla presente ‘Linea Guida’, il datore di lavoro, con la collaborazione del Servizio di Prevenzione e Protezione, del medico competente, se previsto, ed il coinvolgimento dei lavoratori tramite il rappresentante per la sicurezza, procederà allo svolgimento delle varie fasi di rilevazione dei rischi e quindi di compilazione delle schede riportate nel Capitolo V, che andranno a far parte del ‘Documento’.

Tale documento deve comprendere:

  1. una relazione sulla valutazione dei rischi effettuata nei vari ambienti o posti di lavoro, comprendente anche i criteri adottati per la sua definizione;
  2. la descrizione delle misure di Prevenzione e di Protezione attuate, in coerenza con i risultati della valutazione del Rischio;
  3. il programma di interventi integrati di prevenzione e protezione (tecnica, organizzativa, sanitaria) che si intendono eventualmente attuare al fine di completare e/o ottimizzare la tutela della sicurezza e della salute.

Quanto sopra in conformità con quanto richiesto dal Documento della Sicurezza previsto dal D. L.gs 626/94.

In Allegato si riportano:

Allegato n° 1: Rischi per la Sicurezza - Antinfortunistici;

Allegato n° 2: Rischi per la Salute - Igienico Ambientali;

Allegato n° 3: Rischi Trasversali - Organizzativi;

Allegato n° 4: Esempi di identificazione di Sorgenti di Rischio per la Sicurezza (A) e la Salute (B);

Allegato n° 5: Esempi di interventi di Prevenzione e Misure di Sicurezza in caso di Rischio Chimico (A), Fisico (B), Biologico (C);

Allegato n°6: Scheda riepilogativa dei dati relativi alla ricognizione dei Rischi associati ai vari ambienti di lavoro della struttura in esame, in relazione alle attività operative svolte.

Gli allegati riportati consentono un riferimento ampio e diversificato circa le tipologie dei Rischi lavorativi (Allegati 1-2-3).

Essi presentano altresì la indicazione delle sorgenti di Rischio e delle relative Misure di Sicurezza e/o degli Interventi di Prevenzione e Protezione (Allegati 4-5) da riportare nella proposta scheda di Ricognizione in rapporto con i Rischi effettivamente evidenziati (Allegato 6).

1. RASSEGNA DEI RISCHI LAVORATIVI:
CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE DEI RISCHI

I Rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:






A)





RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A:

(Rischi di natura infortunistica)

 

  • Strutture
  • Macchine
  • Impianti Elettrici
  • Sostanze pericolose
  • Incendio-esplosioni


B)


RISCHI PER LA SALUTE DOVUTI A:

(Rischi di natura igienico ambientale)

 

  • Agenti Chimici
  • Agenti Fisici
  • Agenti Biologici


C)


RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DOVUTI A:

(Rischi di tipo cosiddetto trasversale)

 

  • Organizzazione del lavoro
  • Fattori psicologici
  • Fattori ergonomici
  • Condizioni di lav. difficili

A) RISCHI PER LA SICUREZZA

I Rischi per la Sicurezza, o Rischi di natura infortunistica, sono quelli responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni, ovvero di danni o menomazioni fisiche (più o meno gravi) subite dalle persone addette alle varie attività lavorative, in conseguenza di un impatto fisico-traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, etc.).

Le cause di tali rischi sono da ricercare almeno nella maggioranza dei casi, in un non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza inerenti: l’ambiente di lavoro; le macchine e/o le apparecchiature utilizzate; le modalità operative; l’organizzazione del lavoro, etc.

Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o protezione nei confronti di tali tipi di rischi deve mirare alla ricerca di un ‘Idoneo equilibrio bio-meccanico tra UOMO e STRUTTURA, MACCHINA, IMPIANTO’ sulla base dei più moderni concetti ergonomici.

In allegato 1 si riportano una serie di esempi di rischi per la sicurezza.

B) RISCHI PER LA SALUTE

I Rischi per la salute, o Rischi igienico-ambientali, sono quelli responsabili della potenziale compromissione dell’equilibrio biologico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano l’emissione nell’ambiente di fattori ambientali di rischio, di natura chimica, fisica e biologica, con seguente esposizione del personale addetto.

Le cause di tali rischi sono da ricercare nella insorgenza di non idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori ambientali di rischio generati dalle lavorazioni, (caratteristiche del processo e/o delle apparecchiature) e da modalità operative.

Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o di protezione nei confronti di tali tipi di rischio deve mirare alla ricerca di un

"Idoneo equilibrio bio-ambientale tra UOMO E AMBIENTE DI LAVORO ".

In allegato 2 si riportano una serie di esempi di rischi per la salute.

C) RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI.

Tali rischi, sono individuabili all’interno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra ‘l’ operatore’ e "l’organizzazione del lavoro" in cui è inserito. Il rapporto in parola è peraltro immerso in un " quadro" di compatibilità ed interazioni che è di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo.

La coerenza di tale "quadro", pertanto può essere analizzata anche all’interno di possibili trasversalità tra rischi per la sicurezza e rischi per la salute.

In allegato 3 si riportano una serie d’esempi di rischi trasversali.


2. CRITERI PROCEDURALI
PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

L’intervento operativo finalizzato alla valutazione del Rischio deve seguire linee guida che, come già detto, devono portare alla identificazione delle sorgenti di rischio, alla individuazione dei potenziali rischi di esposizione, in relazione alle modalità operative seguite, ed, infine, alla stima dei rischi di esposizione.

Al riguardo, vengono riportati, di seguito, le indicazioni relative alla esecuzione delle varie fasi operative.

I fase: Identificazione delle Sorgenti di Rischio

Tale fase viene eseguita attraverso una breve, ma accurata descrizione del ciclo lavorativo che viene condotto nell’ambiente di lavoro preso in esame.

A supporto della descrizione dell’attività lavorativa svolta, dovranno essere riportate:

La descrizione del ciclo lavorativo o dell’attività operativa permetterà di avere una visione d’insieme delle lavorazioni e delle operazioni svolte nell’ambiente di lavoro preso in esame e, di conseguenza, di poter eseguire un esame analitico per la ricerca della presenza di eventuali sorgenti di rischio per la Sicurezza e la Salute del personale. In tale fase riveste particolare importanza la partecipazione dei lavoratori ed il loro coinvolgimento nella ricerca di tutte le potenziali sorgenti di rischio eventualmente presenti nell’intero ciclo lavorativo. Nell’identificazione delle sorgenti di rischio sarà opportuno tener conto dei dati che emergono dalle Rassegne statistiche di settore e dalla Bibliografia scientifica inerente la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.

Al termine della I fase dovranno essere identificate, ed evidenziate nello schema di rilevazione dei rischi (V - 2), le sorgenti di rischio che nel loro impiego possono provocare, obiettivamente (entità, modalità di funzionamento, etc.) un potenziale rischio di esposizione sia esso di tipo infortunistico che igienico-ambientale, non prendendo quindi in considerazione quelle sorgenti di rischio che per loro natura o per modalità di struttura, impianto ed impiego non danno rischio di esposizione.

Esempi di identificazione delle sorgenti di rischio vengono riportati in Allegato n°4.

II fase: Individuazione dei Rischi di Esposizione

La individuazione dei Rischi di Esposizione costituisce una operazione, generalmente non semplice, che deve portare a definire se la presenza di sorgenti di rischio e/o di pericolo, identificate nella fase precedente, possa comportare nello svolgimento della specifica attività un reale rischio di esposizione per quanto attiene la Sicurezza e la Salute del personale addetto.

Al riguardo si dovranno esaminare:

Si sottolinea il concetto che vanno individuati i rischi che derivano non tanto dalle intrinseche potenzialità di rischio delle sorgenti (macchine, impianti, sostanze chimiche, etc.) quanto i potenziali rischi residui che permangono tenuto conto delle modalità operative seguite, delle caratteristiche dell’esposizione, delle protezioni e misure di sicurezza esistenti (schermatura, segregazione, protezioni intrinseche, cappe di aspirazione, ventilazione, isolamento, segnaletica di pericolo) nonché dagli ulteriori interventi di protezione.

In conclusione si deve individuare ogni rischio di esposizione per il quale le modalità operative non ne consentano una gestione ‘controllata’: Rischi Residui.

Esempi di interventi di prevenzione e misure di sicurezza nel caso di rischi igienico-ambientali sono riportati in Allegato n° 5.

E’ evidente che esempi inerenti la prevenzione dei rischi per la sicurezza sono connessi alla relativa normativa di sicurezza.

III fase:STIMA’ dei Rischi di Esposizione

La ‘stima’ del Rischio di esposizione ai fattori di pericolo residui ovvero ai rischi che permangono dall’esame delle fasi precedenti (Fase I, Fase II) può essere eseguita attraverso:

  1. una verifica del rispetto dell’applicazione delle norme di sicurezza alle macchine durante il loro funzionamento;
  2. una verifica dell’accettabilità delle condizioni di lavoro, in relazione ad esame oggettivo della entità dei Rischi e della durata delle lavorazioni, delle modalità operative svolte e di tutti i fattori che influenzano le modalità e l’entità dell’esposizione, in analogia con i dati di condizioni di esposizione similari riscontrati nello stesso settore operativo, in considerazione di consolidate esperienze.
  3. A quest’ultimo riguardo si potrà operare tenendo conto dei dati desunti da indagini su larga scala, effettuate in realtà lavorative similari e di riconosciuta validità scientifica.

    Va sottolineato che, laddove esistono situazioni lavorative omogenee sarà possibile definire un elenco orientativo "unitario" dei fattori di rischio da considerare e, quindi, procedere su tali valutazioni, ai relativi interventi integrati secondo specifiche misure di tutela connesse con le diversificazioni eventualmente riscontrabili caso per caso;

  4. una verifica delle condizioni di sicurezza ed igiene anche mediante acquisizione di documentazioni e certificazioni esistenti agli atti dell’azienda;
  5. una vera e propria "misura" dei parametri di rischio (Fattori Ambientali di Rischio) che porti ad una loro quantificazione oggettiva ed alla conseguente valutazione attraverso il confronto con indici di riferimento (ad esempio: Indici di riferimento igienico-ambientale e norme di buona tecnica). Tale misura è indispensabile nei casi previsti dalle specifiche normative (es.: rumore, amianto, piombo, radiazioni ionizzanti, cancerogeni, agenti biologici, etc.).

Al termine di questa III FASE di "STIMA" del rischio di esposizione, sulla base dei dati ottenuti, desunti o misurati, si potrà procedere alla definizione del PROGRAMMA DI PREVENZIONE INTEGRATA (Tecnica - Organizzativa - Procedurale), secondo le priorità indicate dall’art. 3 del D. L. gs. 626/94 e tali da non comportare rischi per la salute della popolazione o il deterioramento dell’ambiente esterno.

3. RIEPILOGO DELLE FASI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI

I FASE: IDENTIFICAZIONE DELLE SORGENTI DI RISCHIO

Descrizione dell’attività lavorativa. (ciclo lavorativo, parametri di processo, macchine ed impianti, modelli organizzativi ed operativi).

 

+

 

Analisi delle fasi operative per rilevamento di fattori di Rischio.

 

RISCHI PER LA SICUREZZA

  • Strutture
  • Macchine
  • Uso di energia elettrica
  • Impiego di sostanze pericolose
  • Incendio - Esplosione

RISCHI PER LA SALUTE

  • Ag. Chimici
  • Ag. Fisici
  • Ag. Biologici

RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI

  • Organizzazione del lavoro
  • Fattori psicologici
  • Fattori ergonomici
  • Condizioni di lavoro difficili

II FASE: INDIVIDUAZIONE DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE

  • Quadro delle sorgenti di potenziali fattori di rischio..
 

+

  • Misure di sicurezza attuate: protezione macchine, processo a ciclo chiuso, impianti aspiranti (cappe aspiranti o aspiratori localizzati), schermature, piani di lavoro, automazione, dispositivi pers. di protezione, protezione sanitaria, formazione, informazione.
 

RISCHI RESIDUI DI INTERESSE PREVENZIONISTICO
III FASE: STIMA DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE O RESIDUI

  1. verifica’ del rispetto delle norme di legge e/o di buona tecnica prevenzionistica durante il funzionamento delle macchine.
  • ‘verifica’ dell’accettabilità delle condizioni igienico-ambientali per esame obiettivo e/o analogia con altri settori similari di cui sono noti i parametri di Rischio.
  • misura’ dei parametri di Rischio e loro quantificazione nel caso di specifiche norme di legge o di obiettive situazioni di elevato rischio potenziale. Acquisizione di documentazione e certificazioni agli atti della azienda.
  • RISULTATI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI RESIDUI

    Sulla base dei Rischi di esposizione definiti:

    PROGRAMMA INTEGRATO DELLE MISURE DI SICUREZZA

    DOCUMENTO DELLA SICUREZZA