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Rischi per la salute
Radon
Introduzione
Il radon è un gas radioattivo incolore ed inodore immesso nell’aria ambiente e proveniente dal decadimento dell’uranio 238 (238U), che è presente principalmente in rocce di origine vulcanica, quali lave, tufi, graniti e pozzolane, nel suolo e nei materiali da costruzione. Viene prodotto continuamente e tende ad accumularsi nell’aria degli ambienti confinati (ambienti indoor), rappresentando la fonte principale di esposizione della popolazione alla radioattività di origine naturale. Il Radon si trasforma spontaneamente (decade) in altri elementi detti “figli del radon”; l’emivita, cioè il tempo richiesto affinché la quantità iniziale di radon sia ridotta alla metà a seguito del decadimento radioattivo in altri elementi, è pari a 3,8 giorni. Tra i figli del radon sono importanti il Polonio 218 (218Po), e il Polonio 214 (214Po), a loro volta radioattivi. La catena di decadimenti ha termine con un elemento stabile rappresentato dal Piombo 206 (206Pb).
Il decadimento radioattivo sia del radon che dei figli comporta l’emissione di particelle alfa (nuclei di elio), che sono radiazioni ionizzanti dotate di scarsa penetrazione nella materia, compresi i tessuti biologici. Tuttavia, nello spessore di tessuto attraversato sono in grado di causare una quantità di danno maggiore rispetto ad altri tipi di radiazioni (ad esempio radiazioni beta o gamma ). La quantità di radon presente nell’aria di un ambiente confinato viene riferita al numero di decadimenti radioattivi che si verificano nell’unità di tempo (un secondo) e misurata in Bequerel (Bq): 1 Bq = 1 decadimento radioattivo al secondo. Essendo il radon allo stato gassoso il numero di decadimenti radioattivi al secondo (definito attività) viene espresso per unità di volume, ossia in Bq per metro cubo (Bq/m3). Per il radon disciolto in acqua l’attività viene espressa in Bq per litro (Bq/l).
Il radon deriva principalmente dal suolo, dove sono contenuti i suoi precursori e frequentemente è presente nelle falde acquifere come gas disciolto. Il suolo è responsabile dell’80% del radon prodotto, l’acqua del 19% e le altre fonti solo dell’1%. Essendo allo stato di gas il radon è inalabile, ma è anche facilmente eliminabile per via respiratoria. All’opposto, i figli del radon una volta formatisi vengono veicolati all’interno dell’apparato respiratorio grazie a particelle di fumo, polveri e aerosol. Una volta giunti a livello polmonare si fissano al tessuto e continuano ad emettere particelle alfa , che sono in grado di danneggiare le cellule di rivestimento (epitelio) delle vie respiratorie, soprattutto a livello del DNA. La probabilità che si accumulino danni non riparati al DNA che abbiano come esito finale lo sviluppo di un tumore è direttamente proporzionale alla quantità di radon e dei suoi prodotti di decadimento inalata, soprattutto se le cellule sono esposte in modo concomitante ad altri agenti cancerogeni, in particolare a quelli contenuti nel fumo di tabacco.
Il radon è stato classificato come cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ed è attualmente considerato la principale causa di morte per tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti stimato che, a seconda del Paese considerato, dal 3 al 14% di tutti i tumori polmonari è attribuibile al radon.
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