R.Pennarola
Facoltà di Medicina e Chirurgia -
Dipartimento Scienze Mediche Preventive
Sezione Medicina del Lavoro -
Università degli Studi di Napoli Federico II
Introduzione
I rischi nell’ attività
della pesca
L’infortunio sul lavoro
L’uso di questionari finalizzati
Il quadro normativo di
riferimento
Gli aspetti interdisciplinari
nella tutela della salute e sicurezza del pescatore
Conclusioni
Bibliografia
Introduzione
Il lavoro della pesca ha un grande fascino essendo tra le attività più antiche dell’uomo
e nelle quali le professionalità emergono pure in una società avanzata e ad
alta tecnologia.
Tuttavia il settore della Pesca è
un settore ad alto rischio di infortuni ed elevata
incidenza di malattie che comportano un elevato costo sociale che grava sul
bilancio del Paese. La problematica è sentita a livello internazionale e dai
Paesi della
Comunità europea.
Diverse analisi effettuate hanno documentato
condizioni di lavoro precarie che possono facilitare l’accadimento
dell’infortunio e delle malattie .
Frequentemente l’infortunio può
essere mortale.
Abbiamo sviluppato la tematica anni fa coordinando una ricerca che aveva come
titolo “Sicurezza del lavoro e miglioramento della qualità di vita nel lavoro
della pesca “ patrocinata dalla Commissione
delle Comunità europee nell’ambito delle iniziative inerenti all’Anno Europeo
della sicurezza, dell’igiene e della salute sul luogo di lavoro che proponeva
la “Attivazione di un’azione coordinata al fine di promuovere una coscienza
della sicurezza dei lavoratori nel settore della pesca e di migliorare la
qualità della vita dei pescatori”.
Quella ricerca fu effettuata attraverso l’analisi delle condizioni di lavoro
del pescatore sia in rapporto alla piccola pesca che alla grande pesca.
Svolgemmo ricerche lungo le zone
costiere dove maggiore era la densità di persone dedite all’attività della
pesca in rapporto all’incidenza dell’infortunio e delle malattie professionali
in questo settore.
Dall’analisi dell’infortunio
emergevano importanti situazioni di rischio derivanti specialmente dalle particolari condizioni del lavoro provocate dalla
instabilità della barca e dalla
frequente imprevedibilità dello stato climatico.Da
quelle ricerche emergeva anche la necessità di affrontare con l’apporto delle varie discipline
cointeressate alla tematica del lavoro marittimo il problema della salute e
della sicurezza del lavoratore per migliorare la qualità di vita e di lavoro
del pescatore. Si rilevava infatti che interventi
settoriali di singole branche non potevano risolvere in modo esaustivo ed
efficiente una problematica complessa e difficile.
L’ attuale tendenza della società a
pianificare le condizioni di rischio , a prevedere e programmare in maniera analitica le
condizioni di lavoro particolari eliminando ogni fattore di rischio e quindi di
potenziale danno alla salute e alla sicurezza si scontra con alcuni fattori
imponderabili che sono presenti nel lavoro della pesca.
Questi appaiono non del tutto eliminabili anche se a un attenta critica ed
approfondimento appaiono in qualche modo contenibili .
I rischi nell’attività della pesca
I rischi presenti nel lavoro
svolto dai pescatori sono legati alle particolari
condizioni di lavoro e ad agenti che si possono classificare secondo i classici
schemi della Medicina del Lavoro in rischi chimici, fisici, biologici ed ergonomici .
-I fattori di rischio chimico
sono rappresentati dall’uso di molteplici agenti : utilizzo di detersivi, solventi, acidi usati
nella pulizia dei locali; contatto con oli minerali, usati per la manutenzione
dei motori; inalazione di gas e vapori; inalazione di fibre di asbesto usato
come coibente .
-I fattori di rischio fisico sono
rappresentati prevalentemente dal rumore, dalle vibrazioni, dalle
radiazioni non ionizzanti. Il rumore è generato dai motori, ha bassa frequenza e talora può
raggiungere elevata intensità anche
superiore ai 90 dBA. La presenza del rumore nei
pescherecci è dannosa ai pescatori specie nelle uscite di pesca che durano più
giorni senza possibilità di recupero se non con il ritorno a terra.
A vibrazioni di bassa frequenza o
scuotimenti sono esposti i pescatori a seguito del movimento ondoso del mare o
degli spostamenti dell’imbarcazione lungo gli assi longitudinale, trasversale e
verticale; vibrazioni di media frequenza vengono
generate dai motori e trasmesse dalle strutture dell’imbarcazione.
A radiazioni di luce visibile
diretta del sole o riflessa dal mare sono notoriamente esposti i pescatori.
Agli effetti della luce solare si debbono aggiungere
quelli derivanti dalle radiazioni infrarosse e ultraviolette per cui nel
pescatore si debbono ritenere organi bersaglio cute e apparato visivo. Tra le
radiazioni non ionizzanti il pescatore può essere esposto anche a
radiofrequenze e microonde generate dai radar e altre apparecchiature
elettroniche .
- Agenti di tipo biologico cui il lavoratore della pesca è
esposto possono derivare da contatto diretto con alcune specie di pesci
generatori di effetti avversi locali come irritazioni
cutanee o anche di tipo generale
derivanti da microorganismi allergizzanti o tossici .
-Agenti di tipo ergonomico hanno largo rilievo e sono costituiti dai ritmi
di lavoro intensi, pause di lavoro inadeguate, posture
incongrue, situazioni produttrici di fatica, ecc.
Malattie riscontrate nei pescatori
La particolare condizione di
lavoro con esposizione a caldo e freddo, alle intemperie e ai molteplici
fattori di rischio riferiti,
espone l’organismo alle comuni malattie.
Alcuni di questi rischi sono rischi generici ma aggravati dall’attività. Queste malattie si possono definire collegate al lavoro o “work related diseases” Tra queste patologie più ricorrenti nel pescatore si
rilevano:
Malattie dell’apparato digerente,
generalmente di tipo funzionale , causate da
irregolari orari di assunzione dei cibi, dall’elevato consumo di alcool, da
cibi troppo caldi o troppo freddi, dalla tensione nervosa.
Malattie dell’apparato
respiratorio : bronchiti croniche aggravate da fumo e
alcool e facilitate dalle condizioni
climatiche sfavorevoli.
Malattie dell’apparato locomotore
in cui i processi degenerativi a carico delle articolazioni sono favoriti da
vibrazioni, posture incongrue, carichi abnormi su ossa e articolazioni, avverse
condizioni climatiche.
Malattie dell’apparato
cardiocircolatorio :ipertensione, arteriosclerosi,
ecc.
Altre malattie sono più
strettamente dipendenti dall’attività lavorativa come :malattie
da oli minerali, da inalazione di gas e vapori, da esposizione a rumore.
Dai dati INAIL elaborati dall’ISPESL relativi
alle malattie professionali della piccola pesca definite nel periodo
1987-1999, esposti in tabella si ha la
conferma della maggiore frequenza di alcune malattie professionali in rapporto
ai rischi riferiti in precedenza.
-Malattie professionali
(definizioni
del periodo 1987-1999)
|
Tipo di malattia |
Definizioni |
|
Ipoacusia e sordità |
3 |
|
idrocarburi
alifatici |
2 |
|
broncopneumopatie da polveri |
1 |
|
malattie
non tabellate |
1 |
|
Totale |
7 |
Elaborazione ISPESL su fonte
INAIL
L’infortunio sul lavoro
Nella pesca
l’infortunio è facilitato dalle particolari condizioni
e ambiente di lavoro:
-piani sdrucciolevoli
-luoghi di lavoro
ristretti
-posti di lavoro in
movimento
-alloggi sullo stesso
luogo di lavoro
-igiene precaria
-rumorosità elevata
-esposizione a
condizioni metereologiche avverse
-turni di lavoro
stressanti
-mancanza di assistenza medica sul posto
-limitazione di pause
e tempo libero
La riduzione del personale, la meccanizzazione del
lavoro, l’introduzione di tecnologie nuove costituiscono ulteriori motivi nel determinismo
dell’infortunio.
Il lavoro del
pescatore non conosce pause, differenze tra giorno e notte.Il
natante rappresenta spesso alloggio e luogo di lavoro. Alcuni tipi di pesca
costringono pescatori a vivere a bordo per alcuni mesi
e il sistema di retribuzione che fa dipendere il salario dalle catture di pesce
comporta uno sforzo continuo. Nei periodi di riposo sul natante il lavoratore
sopporta le stesse condizioni dei periodi di lavoro (rumore, vibrazioni, ecc) e
la permanenza a bordo può dar luogo a problemi di natura familiare e provocare
un isolamento sociale per mancato contatto con altri settori.
L’analisi delle cause di infortunio su 155
infortuni denunciati all’INAIL occorsi nel settore della piccola pesca nel salernitano mostrava la prevalenza del fattore umano in 102
infortuni (65,8%) così classificate:
|
-movimenti errati |
N°42 |
|
-ignoranza del
pericolo per mancata previsione o istruzione |
N°23 |
|
-negligenza e
precauzione insufficiente, pericolo imprevisto |
N°19 |
|
-distrazione |
N°11 |
|
-sottovalutazione di
pericolo |
N° 7 |
Nel 27,7% gli
infortuni erano addebitati
a cause tecniche per un totale di N° 43 infortuni
come segue:
|
-deterioramento
delle apparecchiature |
N° 15 |
|
-usura e scarsa
manutenzione |
N° 9 |
|
-guasti meccanici |
N° 19 |
Per la rimanente quota
di 10 casi (6,4%)
rientravano infortuni da cause non accertate.
Per quanto attiene alle circostanze dell’infortunio in una ricerca su 105 casi di infortunio
nel settore della pesca marittima della
Regione Campania. (V.tabella) per il 32% si trattava
di operazioni di pesca: al verricello salparete,
nell’uso dei divergenti, nel filare la rete, nel salpare la rete, nell’issare a
bordo la rete, nell’apertura del sacco della rete, nella cernita del pescato,
nel pulire la rete, nell’incassettare il pescato,
nello stivaggio in cella frigorifera del pescato.Per
il 59% si trattava di
lavoro a bordo consistente in tutte le operazioni connesse alla condotta
dell’imbarcazione.
–Circostanze e modalità
dell’infortunio (pesca marittima) Regione Campania
|
CIRCOSTANZE DELL’INFORTUNIO |
MODALITA’ DELL’INFORTUNIO |
|
|
Operazioni di Pesca (32%) -Al verricello salparete -Nell’usare
i divergenti -Nel filare la rete -Nel salpare la rete -Nell’apertura
del sacco della rete -Nella cernita del pescato -Nel pulire la rete -Nell’incassettare
il pescato |
SCIVOLAMENTO (41%) A bordo (60%) Nelle operazioni di pesca (26%) Non specificato (14%) -Condizioni del ponte (bagnato,
unto -Calzature inidonee -Movimenti della nave -Mancanza supporti ergonomici |
|
|
varie (58%) |
|
|
|
-Ferite |
|
|
|
-Corpi estranei |
|
|
|
-Urti |
|
|
|
LAVORO A BORDO (59%) -Tutte le operazioni di
condotta della nave |
-Schiacciamento nel manovrare
portelli o porte -Avvio, manutenzione e condotta
del motore |
|
|
NON RIPORTATE (9%) |
NON RIPORTATE (1%) |
|
Circa le modalità dell’infortunio nel 58% dei casi era compresa una molteplicità di incidenti
come: ferite con corpi estranei presenti nella rete, urti, schiacciamenti nel manovrare
portelli o porte, nell’avvio, nella manutenzione e nella condotta del motore,
lesioni nella manovra di salpancora, salparete, ecc. Nel 41% dei casi erano compresi gli incidenti di “scivolamento” causato dalle condizioni del
ponte (bagnato, unto, ecc.), dall’uso di calzature non idonee, dai movimenti
della nave e dalla mancanza di supporti ergonomici.
Nel 60% si trattava di scivolamento a bordo e nel 26% scivolamento
nelle operazioni di pesca. Rientravano negli scivolamenti a bordo una
molteplicità di circostanze : trasferimento delle
cassette, durante le operazioni di ormeggio, nelle diverse operazioni di
manutenzione della nave, mentre si imbarca o si sbarca.
In una
analisi relativa agli infortuni sul lavoro nell’esercizio della pesca
marittima rilevati in anni passati in collaborazione con la Capitaneria di porto di Mazara
del Vallo emergeva anche la presenza di
una rilevante incidenza di infortunati extracomunitari . E
questi infortuni trovavano anche spiegazione nella frequente incomprensione
verbale.
In una ricerca sul volume totale di
infortuni nel settore marittimo dai dati IPSEMA relativa agli anni
1993/1997 si rilevava un andamento in leggera flessione con una percentuale di
infortuni per posti di lavoro in calo dal 5,2% al 4,6% nel 1997. A questo andamento faceva eccezione la pesca che mostrava un lieve aumento dall’1 all’1,3% dal 1993 al 1996. Anche
gli ultimi dati desunti da una elaborazione ISPESL su
fonte IPSEMA sembrano confermare mancata flessione dell’infortunio nel settore
della pesca laddove appare un consistente calo degli infortuni nel settore
marittimo complessivo con valori percentuali che arrivano fino al 3,9% per l’anno 2001.
Infortuni
nel settore della pesca con navi oltre 10 tls
1996-1999
|
Anni |
Tot. infortuni |
Giornate indennizzate |
|
1996 |
392 |
26.294 |
|
1997 |
367 |
25.370 |
|
1998 |
378 |
24.537 |
|
1999 |
437 |
n.d. |
elaborazioni ISPESL su
fonte IPSEMA
Per quanto
riguarda la piccola pesca assicurata dall’INAIL i dati elaborati dall’ISPESL in
tabella documentano valori stabili anche se in lieve
flessione come incidenza numerica , eventi temporanei, eventi permanenti,
eventi mortali e giornate di inabilità temporanea
Infortuni nel settore della Piccola Pesca
Andamento 1994 – 1999
|
|
Tot. infortuni |
N. eventi
temporanei |
N. eventi permanenti |
N. eventi mortali |
Media dei gg. inab. temp. |
|
1994 |
707 |
629 |
72 |
6 |
28,5 |
|
1995 |
665 |
579 |
81 |
5 |
26,2 |
|
1996 |
679 |
594 |
82 |
3 |
30,1 |
|
1997 |
679 |
579 |
91 |
9 |
28,0 |
|
1998 |
675 |
598 |
72 |
5 |
26,2 |
|
1999 |
664 |
577 |
85 |
2 |
26,4 |
Nella disamina dei casi appare significativo nel determinismo dell’infortunio il ruolo
rappresentato dalle condizioni in cui si
svolge il lavoro della pesca essendo apparsi prevalentemente in causa la
instabilità dei piani di lavoro, le situazioni ambientali sfavorevoli , l’affaticamento
fisico conseguente alla limitazione o assenza di riposo.
Dall’esperienza maturata è emerso
il mancato ricorso ai mezzi di protezione. Considerando che mani, capo, occhi
risultano essere distretti corporei frequentemente colpiti ,
si deve ritenere che l’uso di opportuni presidi di protezione (guanti,
copricapo, occhiali protettivi, ecc.) dovrebbero essere usati nelle condizioni
di lavoro a rischio .
L’uso di questionari
finalizzati
Per acquisire gli elementi di
valutazione della condizione lavorativa dei pescatori sono stai elaborati due
questionari . Il primo finalizzato alla raccolta dei
dati il più possibile aderenti agli aspetti di vita e
di lavoro del pescatore contenente quesiti sui rischi e ritmi di lavoro,
aspetti della vita extra-occupazionale, abitudini di vita e problemi di salute.
Il secondo questionario è orientato all’acquisizione delle condizioni di
sicurezza (presidi di sicurezza e protezione esistenti
a bordo, servizi igienici, apparecchiature e strumentazioni di navigazione,
illuminazione, elettricità, ecc.).
Su questionari somministrati a
105 lavoratori della pesca
marittima, di alcune regioni italiane, di età media di 45±9,6
anni e anzianità lavorativa media di 30±9,5 anni sono state
selezionate le risposte ai quesiti indicativi delle condizioni di lavoro con
riferimento a stress , rumore, organizzazione del lavoro, effetti del lavoro
sulla salute, prevenzione e sicurezza,
abitudini a fumo e alcool. In rapporto alla qualifica professionale
hanno risposto 88 persone di cui 21 (24%) con funzioni di comando (capobarca, capopesca, padrone
marittimo) e 54 (61%) con posizioni subalterne
(pescatore, marinaio, mozzo,ecc.).
|
1.Il
mio lavoro richiede troppo sforzo fisico. |
2.Nel
mio lavoro sono disturbato dal rumore. |
3.Generalmente
ho il tempo per compiere il mio lavoro. |
|
4.Sono
costretto a lavorare troppo in fretta. |
5.Il
lavoro mi obbliga ad accorciare i tempi dei pasti, di svago,o riposo. |
6.Ho
relazioni simpatiche con le persone dell’imbarcazione. |
|
7.Il
mio lavoro richiede una attenzione eccessiva. |
8.Trovo
il mio lavoro troppo pericoloso. |
9.Le
mie competenze sono bene utilizzate. |
|
10.Io
amo il mio lavoro. |
11.Il
mio lavoro è variato. |
12.Io
mi annoio al mio lavoro. |
|
13.Io
ho un lavoro ben definito. |
14.Nel
mio lavoro prendere delle decisioni è praticamente impossibile |
15.Si
tiene conto del mio parere per l’organizzazione del mio lavoro. |
|
16.Mi
sento isolato nel mio lavoro. |
17.I
miei orari quotidiani mi convengono. |
18.L’organizzazione dei turni
settimanali mi soddisfa. |
|
19.Mi
intendo bene col mio superiore. |
20.In
caso di difficoltà so a chi rivolgermi. |
21.Ho
possibilità di accomodamento con il mio datore di lavoro. |
|
22.Ho
delle facilitazioni per la mia formazione professionale. |
23.Sono
preoccupato per quanto riguarda il mio impiego. |
24.Sono
normalmente pagato per il lavoro che faccio. |
|
25.Ho
problemi di salute che credo dovuti al mio lavoro. |
26.Ho
dei problemi extra-occupazionali. |
27.A
casa posso parlare del mio lavoro se lo desidero. |
|
28.Il
lavoro svolto è sicuro. |
29.Se
No perché……………… |
30.Per
migliorare la sicurezza del lavoro cosa propone………. |
|
31.Ritiene
utili corsi di formazione e istruzione professionale alla sicurezza. |
32.Ha
altre proposte da fare |
33.Ha
avuto mai infortuni sul lavoro. Si potevano evitare. Se Si
in quale modo. |
Per quanto attiene ai quesiti
selezionati dal questionario somministrato ai lavoratori in tabella sono esposti i risultati delle risposte con
le rispettive percentuali.
-Risposte in
valori numerici e percentuali ai quesiti selezionati dal questionario
somministrato ai lavoratori
|
|
SI |
NO |
NON SO |
|
Il mio lavoro richiede troppo
sforzo |
83(80%) |
21(20%) |
0 |
|
Nel lavoro son
disturbato dal rumore |
53(51%) |
51(49%) |
0 |
|
Son
costretto a lavorare troppo in fretta |
41(39%) |
62(60%) |
1(1%) |
|
Il lavoro richiede attenzione
eccessiva |
79(75%) |
26(25%) |
0 |
|
Trovo il lavoro troppo
pericoloso |
28(27%) |
76(72%) |
1(1%) |
|
Mi annoio al lavoro |
18(17%) |
87(83%) |
0 |
|
L’organizzazione dei turni mi
soddisfa |
50(48%) |
51(48%) |
4(4%) |
|
In caso di difficoltà so a chi
rivolgermi |
87(83%) |
11(10%) |
7(7%) |
|
Ho problemi di salute che credo
dovuti al lavoro |
50(48%) |
51(48%) |
4(4%) |
|
Ritiene utili corsi di
formazione orientati alla sicurezza |
86(82%) |
3(3%) |
16(15%) |
|
Beve vino |
49(47%) |
41(39%) |
15(14%) |
|
Fuma |
68(64%) |
28(27%) |
9(9%) |
L’alta percentuale (80%) dei
lavoratori che giudicano elevati gli sforzi fisici connessi alle attività
svolte a bordo dipende non solo dal carico muscolare
ma anche dal fatto che attività e carico muscolare avviene con posture non
idonee e condizioni sfavorevoli (temperatura, umidità, vibrazioni, ecc.). Il
51% degli individui del campione considera il rumore tale da costituire grave
elemento di disturbo ed a tale percentuale contribuiscono in maggior misura
soggetti giovani .
Il 39% dei lavoratori ritiene di
essere costretto a lavorare con ritmi non fisiologici; concorrono a tale dato
in maniera preponderante le persone che a bordo rivestono qualifiche di comando
(capobarca, capopesca,
comandante,ecc.) il che lascia intendere che il
limitato tempo disponibile è avvertito a
livello decisionale e non solo per le attività esecutive. L’alta percentuale
(75%) dei lavoratori del campione che ritengono necessaria una
attenzione eccessiva nell’espletamento delle proprie attività a bordo,
oltre che alla natura delle attività (guida, manovre degli attrezzi, condotta
del motore, uso di strumenti,ecc.), è dovuta anche al fatto che quelle attività
devono essere svolte in un ambiente con notevoli elementi di disturbo (rumore,
vibrazioni, movimenti della nave, ecc.) da persone in stato psico-fisico
condizionato dalle particolari situazioni ambientali e di lavoro.
Il lavoro svolto a bordo è
giudicato noioso solo dal 17% degli individui del campione.
La maggior parte delle persone
(83%) dichiara che in caso di difficoltà a bordo, sa a chi rivolgersi, mentre
il 48% si dichiara soddisfatto dell’organizzazione dei turni.
Circa gli effetti del lavoro sulla salute gli
individui del campione si dividono in percentuali uguali; ma correlando le
risposte con l’età degli individui del campione risulta
che la stragrande maggioranza dei “si” (81,08%) proviene da lavoratori con età
superiore ai 45 anni mentre una forte percentuale di “no” (78,18%) proviene da
lavoratori inferiori a 45 anni. Il fattore legato all’anzianità lavorativa risulta cioè determinante perché nei lavoratori meno giovani
sarebbero già presenti gli effetti patologici dei rischi connessi al lavoro,
mentre nei più giovani tali rischi non
avrebbero avuto ancora modo di manifestarsi nelle loro conseguenze.
Circa gli aspetti di prevenzione
e sicurezza del lavoro, dall’analisi delle risposte alla domanda che valuta
l’utilità di corsi di formazione professionale in ambiente marittimo, l’82% esprime l’esigenza di questi corsi.
Questo dato in accordo con le risposte fornite
alle altre domande mostra la disponibilità dei lavoratori ad approfondire e
migliorare le conoscenze teoriche e pratiche della sicurezza del lavoro in mare e la conseguente necessità di programmare
corsi di formazione indirizzati alla prevenzione dell’infortunio.
Il
quadro normativo di riferimento
Il
D.L27 luglio 1999 n.271 “Adeguamento
della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle
navi mercantili e da pesca nazionali”(Supp.Ord.Gazz.Uff.n.185
del 9 agosto 1999) è una legge profondamente innovativa nel settore. Essa ha introdotto
importanti disposizioni, alcune in analogia con il D.L.gs.626/94
come: ”Misure generali di tutela” (art.5),”Servizio di Prevenzione e Protezione”(art.12), “Medico competente e sorveglianza sanitaria del
lavoratore marittimo” (art.23), altre peculiari delle
attività lavorativa marittima : “Orario di lavoro a bordo delle navi mercantili
e da pesca” (art.11), “Assistenza sanitaria a bordo”
(art.24),
“Infortuni a bordo delle navi mercantili e da pesca” (art.25), “Statistiche sugli infortuni” (art.26),
“Fattori di Fatica” (allegato 1). E’ una
legge ergonomica in cui tale termine compare nella
sostanza e nella forma della legge che in particolare all’art.5
(misure generali di tutela), comma 1 lettera f) richiede “ rispetto dei
principi ergonomici nella progettazione e costruzione
dei locali di lavoro , nella scelta delle attrezzature di lavoro e nella
definizione delle metodologie di lavoro, anche al fine di limitare i fattori di
fatica.” La legge introduce un allegato (Allegato 1), anche esso
innovatore , nella legislazione della sicurezza del lavoro , dal titolo Fattori
di fatica, al fine di identificare
le attività lavorative a bordo delle navi che
possono contribuire alla fatica, avendo per obiettivo “quello di aumentare la
consapevolezza di coloro che svolgono attività in campo marittimo
dell’importanza di questi fattori e di tenerne conto nel momento in cui si
prendono decisioni operative.”
A tal proposito si richiama la
stessa legge che all’art.6 comma 5 lettera d cita
testualmente l’obbligo dell’ armatore e del comandante
della nave a “organizzare il lavoro a bordo , in modo da ridurre al minimo i
fattori di fatica e verificare il rispetto della durata del lavoro a bordo.”
I risultati delle ricerche
effettuate evidenziano nell’attività di pesca marittima un settore a forte
rischio di infortunio in cui l’ambiente (nave e
condizioni meteomarine) svolgono un ruolo
fondamentale unitamente alle condizioni di salute del lavoratore.
La prevenzione dell’infortunio e
delle patologie professionali deve trovare fondamento
nell’intervento delle metodologie tipiche della medicina del lavoro rivolte
all’accertamento di tutte le cause di disagio fisico, psicologico e sociale.
Dette conoscenze trasferite a
livello ergonomico interdisciplinare possono costituire
la base per una nuova progettazione della nave e migliorare la qualità di vita
del lavoratore.
Questo oggi è tanto più urgente
in quanto la direttiva di sicurezza del lavoro marittimo di recepimento
CEE (DL 298 del 17 agosto 1999), relativa alle prescrizioni minime di sicurezza
e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca, ha fissato norme più
precise a salvaguardia dei lavoratori.
Per la prevenzione dell’infortunio
sembra utile la formazione ed il coinvolgimento diretto dei pescatori. A tal
fine risulta
quanto mai opportuno l’uso di questionari appositi, finalizzati alla
raccolta dei dati il più possibile aderenti alle condizioni di vita e di
lavoro, per desumerne elementi utili alla sicurezza del lavoro e prevenzione dell’infortunio.
Appare utile se non indispensabile l’uso di più moderni
procedimenti operativi e metodologie derivanti dall’intervento ergonomico di discipline diverse interessate al comune
obiettivo di sicurezza del lavoro .
I principi ergonomici
che fanno riferimento ai tre elementi base :
-Uomo
-Macchina
-Ambiente
vanno
applicati nel lavoro della pesca come nelle altre attività lavorative e deve
essere l’uomo l’elemento condizionante.
Da tale impostazione dovrebbero conseguire ripercussioni
favorevoli anche sulla nozione soggettiva di stress avvertita dai lavoratori.
La formazione dei lavoratori
della pesca anche essa su base interdisciplinare
dovrebbe diventare parte integrante della sorveglianza sanitaria.
In tale ottica si propone lo
sviluppo di programmi finalizzati di formazione e informazione che impegnino le diverse competenze finalizzate alla sicurezza.
Occorre svolgere un’azione
coordinata con gli Enti interessati alla sicurezza del lavoro marittimo ed in
particolare della pesca .
Si potrebbe a tal fine prevedere una Scuola
di formazione interdisciplinare alla sicurezza del lavoro, volta a ridurre
l’incidenza dell’infortunio, le patologie da lavoro e a migliorare la qualità della
vita del pescatore.
Nel lavoro della pesca un ruolo fondamentale viene svolto
dall’ambiente e dalle macchine (nave e condizioni meteomarine)
unitamente ai fattori umani e condizioni di salute del lavoratore. Tutti questi
fattori debbono essere opportunamente valutati in
chiave ergonomica e interdisciplinare ai fini della
sicurezza.
La prevenzione dell’infortunio e delle patologie
professionali deve trovare fondamento nell’intervento
delle metodologie tipiche della Medicina del Lavoro rivolte all’accertamento di
tutte le cause di disagio fisico, psicologico e sociale. Queste conoscenze col
concorso di altre discipline finalizzate alla
sicurezza del lavoro, possono costituire
la base per una nuova progettazione della nave , per migliorare la qualità di
vita del lavoratore della pesca e promuovere una vera cultura della
sicurezza articolata e operativa .
1-F.Allegri, G.Orrù,
A. Amato, A.Coppola-Prevalenza della patologia nella popolazione
marittima di Mazara del Vallo nel triennio
1989-1991.Acta Med.Mediterranea,8,55-60,1992.
2-G.Boccadamo,
R. Pennarola, A.Scamardella, ”Working Conditions on Small Fishing Vessels:
Accident Investigation, Seaworthiness and Design Ergonomic Aspects”
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