La salute e la sicurezza del lavoratore della pesca:aspetti interdisciplinari

R.Pennarola

Facoltà di Medicina e Chirurgia - Dipartimento Scienze Mediche Preventive

Sezione Medicina del Lavoro - Università degli Studi di Napoli Federico II

 

 

 

Introduzione

I rischi nell’ attività della pesca

Malattie riscontrate nei pescatori

L’infortunio sul lavoro

L’uso di questionari finalizzati

Il quadro normativo di riferimento

Gli aspetti interdisciplinari nella tutela della salute e sicurezza del pescatore

Conclusioni

Bibliografia

 

 

 

Introduzione

 

Il lavoro della pesca ha un grande fascino essendo tra le attività più antiche dell’uomo e nelle quali le professionalità emergono pure in una società avanzata e ad alta tecnologia.

Tuttavia il settore della Pesca è un settore ad alto rischio di infortuni ed elevata incidenza di malattie che comportano un elevato costo sociale che grava sul bilancio del Paese. La problematica è sentita a livello internazionale e dai Paesi  della Comunità europea.

Diverse analisi effettuate  hanno documentato condizioni di lavoro precarie che possono facilitare l’accadimento dell’infortunio e delle malattie .

Frequentemente l’infortunio può essere mortale.

Abbiamo sviluppato la tematica anni fa coordinando una ricerca che aveva come titolo “Sicurezza del lavoro e miglioramento della qualità di vita nel lavoro della pesca “  patrocinata dalla Commissione delle Comunità europee nell’ambito delle iniziative inerenti all’Anno Europeo della sicurezza, dell’igiene e della salute sul luogo di lavoro che proponeva la “Attivazione di un’azione coordinata al fine di promuovere una coscienza della sicurezza dei lavoratori nel settore della pesca e di migliorare la qualità della vita dei pescatori”.

Quella ricerca fu effettuata attraverso l’analisi delle condizioni di lavoro del pescatore sia in rapporto alla piccola pesca che alla grande pesca.

 

Svolgemmo ricerche lungo le zone costiere dove maggiore era la densità di persone dedite all’attività della pesca in rapporto all’incidenza dell’infortunio e delle malattie professionali in questo settore.

Dall’analisi dell’infortunio emergevano importanti situazioni di rischio derivanti specialmente dalle particolari condizioni del lavoro provocate dalla instabilità della barca e dalla  frequente imprevedibilità dello stato climatico.Da quelle ricerche emergeva anche la necessità di affrontare  con l’apporto delle varie discipline cointeressate alla tematica del lavoro marittimo il problema della salute e della sicurezza del lavoratore per migliorare la qualità di vita e di lavoro del pescatore. Si rilevava infatti che interventi settoriali di singole branche non potevano risolvere in modo esaustivo ed efficiente una problematica complessa e difficile.

 

L’ attuale tendenza  della società a pianificare le condizioni di rischio , a prevedere  e programmare in maniera analitica le condizioni di lavoro particolari eliminando ogni fattore di rischio e quindi di potenziale danno alla salute e alla sicurezza si scontra con alcuni fattori imponderabili che sono presenti nel lavoro della pesca.

 

Questi appaiono non del tutto eliminabili anche se a un attenta critica ed approfondimento appaiono in qualche modo contenibili  .

 

 

I rischi nell’attività della pesca

 

I rischi presenti nel lavoro svolto dai pescatori sono legati alle particolari condizioni di lavoro e ad agenti che si possono classificare secondo i classici schemi della Medicina del Lavoro in rischi chimici, fisici, biologici ed ergonomici .

-I fattori di rischio chimico sono rappresentati dall’uso di molteplici agenti :  utilizzo di detersivi, solventi, acidi usati nella pulizia dei locali; contatto con oli minerali, usati per la manutenzione dei motori; inalazione di gas e vapori; inalazione di fibre di asbesto usato come coibente .

-I fattori di rischio fisico sono rappresentati prevalentemente dal  rumore, dalle vibrazioni, dalle radiazioni non ionizzanti. Il rumore è generato dai motori,  ha bassa frequenza e talora può raggiungere elevata intensità  anche superiore ai 90 dBA. La presenza del rumore nei pescherecci è dannosa ai pescatori specie nelle uscite di pesca che durano più giorni senza possibilità di recupero se non con il ritorno a terra.

A vibrazioni di bassa frequenza o scuotimenti sono esposti i pescatori a seguito del movimento ondoso del mare o degli spostamenti dell’imbarcazione lungo gli assi longitudinale, trasversale e verticale; vibrazioni di media frequenza vengono generate dai motori e trasmesse dalle strutture dell’imbarcazione.

A radiazioni di luce visibile diretta del sole o riflessa dal mare sono notoriamente esposti i pescatori. Agli effetti della luce solare si debbono aggiungere quelli derivanti dalle radiazioni infrarosse e ultraviolette per cui nel pescatore si debbono ritenere organi bersaglio cute e apparato visivo. Tra le radiazioni non ionizzanti il pescatore può essere esposto anche a radiofrequenze e microonde generate dai radar e altre apparecchiature elettroniche .

- Agenti di tipo biologico cui il lavoratore della pesca è esposto possono derivare da contatto diretto con alcune specie di pesci generatori di effetti avversi locali come irritazioni cutanee o anche di tipo generale  derivanti da microorganismi allergizzanti o tossici .

-Agenti di tipo ergonomico hanno largo rilievo e sono costituiti dai ritmi di lavoro intensi, pause di lavoro inadeguate, posture incongrue, situazioni produttrici di fatica, ecc.

 

 

 

 

Malattie riscontrate nei pescatori

 

La particolare condizione di lavoro con esposizione a caldo e freddo, alle intemperie e ai molteplici fattori di rischio riferiti,  espone l’organismo alle comuni malattie.

Alcuni di questi rischi sono rischi generici ma aggravati dall’attività.  Queste malattie si possono  definire collegate al lavoro o “work related diseases” Tra queste  patologie più ricorrenti nel pescatore si rilevano:

Malattie dell’apparato digerente, generalmente di tipo funzionale , causate da irregolari orari di assunzione dei cibi, dall’elevato consumo di alcool, da cibi troppo caldi o troppo freddi, dalla tensione nervosa.

Malattie dell’apparato respiratorio : bronchiti croniche aggravate da fumo e alcool e facilitate  dalle condizioni climatiche sfavorevoli.

Malattie dell’apparato locomotore in cui i processi degenerativi a carico delle articolazioni sono favoriti da vibrazioni, posture incongrue, carichi abnormi su ossa e articolazioni, avverse condizioni climatiche.

Malattie dell’apparato cardiocircolatorio :ipertensione, arteriosclerosi, ecc.

Altre malattie sono più strettamente dipendenti dall’attività lavorativa come :malattie da oli minerali, da inalazione di gas e vapori, da esposizione a rumore.

Dai dati INAIL elaborati  dall’ISPESL relativi alle malattie professionali della piccola pesca definite nel periodo 1987-1999,  esposti in tabella si ha la conferma della maggiore frequenza di alcune malattie professionali in rapporto ai rischi riferiti in precedenza.

 

 

 

-Malattie professionali

(definizioni del periodo 1987-1999)

 

Tipo di malattia

Definizioni

Ipoacusia e sordità

3

idrocarburi alifatici

2

broncopneumopatie da polveri

1

malattie non tabellate

1

Totale

7

Elaborazione ISPESL su fonte INAIL

 

L’infortunio sul lavoro

 

Nella pesca l’infortunio è facilitato dalle particolari condizioni e ambiente di lavoro:

-piani  sdrucciolevoli

-luoghi di lavoro ristretti

-posti di lavoro in movimento

-alloggi sullo stesso luogo di lavoro

-igiene precaria

-rumorosità elevata

-esposizione a condizioni metereologiche avverse

-turni di lavoro stressanti

-mancanza di assistenza medica sul posto

-limitazione di pause e tempo libero

La riduzione del personale, la meccanizzazione del lavoro, l’introduzione di tecnologie nuove costituiscono   ulteriori motivi nel determinismo dell’infortunio.

Il lavoro del pescatore non conosce pause, differenze tra giorno e notte.Il natante rappresenta spesso alloggio e luogo di lavoro. Alcuni tipi di pesca costringono pescatori a vivere a bordo per alcuni mesi e il sistema di retribuzione che fa dipendere il salario dalle catture di pesce comporta uno sforzo continuo. Nei periodi di riposo sul natante il lavoratore sopporta le stesse condizioni dei periodi di lavoro (rumore, vibrazioni, ecc) e la permanenza a bordo può dar luogo a problemi di natura familiare e provocare un isolamento sociale per mancato contatto con altri settori.

 

L’analisi delle cause di infortunio su 155 infortuni denunciati all’INAIL occorsi nel settore della piccola pesca nel salernitano mostrava la prevalenza del fattore umano in 102 infortuni (65,8%) così classificate:

-movimenti errati

N°42

-ignoranza del pericolo per mancata previsione o istruzione     

N°23

-negligenza e precauzione insufficiente, pericolo imprevisto

N°19

-distrazione     

N°11

-sottovalutazione di pericolo

7

 

Nel 27,7% gli infortuni erano  addebitati a cause tecniche per un totale di 43 infortuni come segue:

 

-deterioramento delle apparecchiature

15

-usura e scarsa manutenzione

9

-guasti meccanici

19

                                              

Per la rimanente quota di 10 casi  (6,4%) rientravano infortuni da cause non accertate.

 

Per quanto attiene alle circostanze dell’infortunio in una ricerca su 105 casi di infortunio nel settore  della pesca marittima della Regione Campania. (V.tabella) per il 32% si trattava di operazioni di pesca: al verricello salparete, nell’uso dei divergenti, nel filare la rete, nel salpare la rete, nell’issare a bordo la rete, nell’apertura del sacco della rete, nella cernita del pescato, nel pulire la rete, nell’incassettare il pescato, nello stivaggio in cella frigorifera del pescato.Per il 59% si trattava  di lavoro a bordo consistente in tutte le operazioni connesse alla condotta dell’imbarcazione.

 

–Circostanze e modalità dell’infortunio (pesca marittima) Regione Campania

 

CIRCOSTANZE DELL’INFORTUNIO

MODALITA’ DELL’INFORTUNIO

 

Operazioni di Pesca (32%)

-Al verricello salparete

-Nell’usare i divergenti

-Nel filare la rete

-Nel salpare la rete

-Nell’apertura del sacco della rete

-Nella cernita del pescato

-Nel pulire la rete

-Nell’incassettare il pescato

SCIVOLAMENTO (41%)

A bordo (60%)

Nelle operazioni di pesca (26%)

Non specificato (14%)

-Condizioni del ponte (bagnato, unto

-Calzature inidonee

-Movimenti della nave

-Mancanza supporti ergonomici

varie  (58%)

 

-Ferite

 

-Corpi estranei

 

-Urti

 

LAVORO A BORDO (59%)

-Tutte le operazioni di condotta della nave

-Schiacciamento nel manovrare portelli o porte

-Avvio, manutenzione e condotta del motore

 

NON RIPORTATE (9%)

NON RIPORTATE (1%)

 

 

Circa le modalità dell’infortunio nel  58% dei casi   era compresa una molteplicità di incidenti come: ferite con corpi estranei presenti nella rete, urti, schiacciamenti nel manovrare portelli o porte, nell’avvio, nella manutenzione e nella condotta del motore, lesioni nella manovra di salpancora, salparete, ecc. Nel 41% dei casi erano  compresi gli incidenti di  “scivolamento” causato dalle condizioni del ponte (bagnato, unto, ecc.), dall’uso di calzature non idonee, dai movimenti della nave e dalla mancanza di supporti ergonomici. Nel 60% si trattava di scivolamento a bordo e nel 26% scivolamento nelle operazioni di pesca. Rientravano negli scivolamenti a bordo una molteplicità di circostanze : trasferimento delle cassette, durante le operazioni di ormeggio, nelle diverse operazioni di manutenzione della nave, mentre si imbarca o si sbarca.

In una analisi relativa agli infortuni sul lavoro nell’esercizio della pesca marittima rilevati in anni passati in collaborazione con la  Capitaneria di porto di Mazara del Vallo emergeva anche  la presenza di una rilevante incidenza di infortunati extracomunitari . E questi infortuni trovavano anche spiegazione nella frequente incomprensione verbale.

In una ricerca sul volume totale di infortuni nel settore marittimo dai dati IPSEMA relativa agli anni 1993/1997 si rilevava un andamento in leggera flessione con una percentuale di infortuni per posti di lavoro in calo dal 5,2% al 4,6% nel 1997. A questo andamento faceva eccezione la pesca  che mostrava un lieve  aumento dall’1 all’1,3% dal 1993 al 1996. Anche gli ultimi dati desunti da una elaborazione ISPESL su fonte IPSEMA sembrano confermare mancata flessione dell’infortunio nel settore della pesca laddove appare un consistente calo degli infortuni nel settore marittimo complessivo con valori percentuali che  arrivano fino al 3,9% per l’anno 2001.

 

Infortuni nel settore della pesca con navi oltre 10 tls

1996-1999

 

Anni

 Tot. infortuni

Giornate indennizzate

1996

392

26.294

1997

367

25.370

1998

378

24.537

1999

437

n.d.

elaborazioni ISPESL su fonte IPSEMA

 Per quanto riguarda la piccola pesca assicurata dall’INAIL i dati elaborati dall’ISPESL in tabella documentano valori stabili anche se in lieve flessione come incidenza numerica , eventi temporanei, eventi permanenti, eventi mortali e giornate di inabilità temporanea

 

Infortuni nel settore della Piccola Pesca

Andamento 1994 – 1999

 

Tot. infortuni

N. eventi temporanei

N. eventi permanenti

N. eventi mortali

Media dei gg. inab. temp.

1994

707

629

72

6

28,5

1995

665

579

81

5

26,2

1996

679

594

82

3

30,1

1997

679

579

91

9

28,0

1998

675

598

72

5

26,2

1999

664

577

85

2

26,4

 

Nella disamina dei casi appare significativo nel determinismo dell’infortunio il ruolo rappresentato dalle  condizioni in cui si svolge il lavoro della pesca essendo apparsi prevalentemente in causa la instabilità dei piani di lavoro, le situazioni ambientali sfavorevoli , l’affaticamento fisico conseguente alla limitazione o assenza di riposo.

Dall’esperienza maturata è emerso il mancato ricorso ai mezzi di protezione. Considerando che mani, capo, occhi risultano essere distretti corporei frequentemente colpiti , si deve ritenere che l’uso di opportuni presidi di protezione (guanti, copricapo, occhiali protettivi, ecc.) dovrebbero essere usati nelle condizioni di lavoro a rischio .

 

L’uso di questionari finalizzati  

 

Per acquisire gli elementi di valutazione della condizione lavorativa dei pescatori sono stai elaborati due questionari . Il primo finalizzato alla raccolta dei dati il più possibile aderenti agli aspetti di vita e di lavoro del pescatore contenente quesiti sui rischi e ritmi di lavoro, aspetti della vita extra-occupazionale, abitudini di vita e problemi di salute. Il secondo questionario è orientato all’acquisizione delle condizioni di sicurezza (presidi di sicurezza e protezione esistenti a bordo, servizi igienici, apparecchiature e strumentazioni di navigazione, illuminazione, elettricità, ecc.).  

Su questionari somministrati a 105 lavoratori della pesca  marittima, di alcune regioni italiane, di età media di 45±9,6 anni e anzianità lavorativa media di 30±9,5 anni sono state selezionate le risposte ai quesiti indicativi delle condizioni di lavoro con riferimento a stress , rumore, organizzazione del lavoro, effetti del lavoro sulla salute, prevenzione e sicurezza,   abitudini a fumo e alcool. In rapporto alla qualifica professionale hanno risposto 88 persone di cui 21 (24%) con funzioni di comando (capobarca, capopesca, padrone marittimo) e 54 (61%) con posizioni subalterne (pescatore, marinaio, mozzo,ecc.).

 

Questionario lavoratore della pesca

1.Il mio lavoro richiede troppo sforzo fisico.

2.Nel mio lavoro sono disturbato dal rumore.

3.Generalmente ho il tempo per compiere il mio lavoro.

4.Sono costretto a lavorare troppo in fretta.

5.Il lavoro mi obbliga ad accorciare i tempi dei pasti, di svago,o riposo.

6.Ho relazioni simpatiche con le persone dell’imbarcazione.

7.Il mio lavoro richiede una attenzione eccessiva.

8.Trovo il mio lavoro troppo pericoloso.

9.Le mie competenze sono bene utilizzate.

 

10.Io amo il mio lavoro.

11.Il mio lavoro è variato.

12.Io mi annoio al mio lavoro.

13.Io ho un lavoro ben definito.

14.Nel mio lavoro prendere delle decisioni è praticamente impossibile

15.Si tiene conto del mio parere per l’organizzazione del mio lavoro.

16.Mi sento isolato nel mio lavoro.

17.I miei orari quotidiani mi convengono.

18.L’organizzazione dei turni settimanali mi soddisfa.

19.Mi intendo bene col mio superiore.

20.In caso di difficoltà so a chi rivolgermi.

21.Ho possibilità di accomodamento con il mio datore di lavoro.

22.Ho delle facilitazioni per la mia formazione professionale.

23.Sono preoccupato per quanto riguarda il mio impiego.

24.Sono normalmente pagato per il lavoro che faccio.

25.Ho problemi di salute che credo dovuti al mio lavoro.

26.Ho dei problemi extra-occupazionali.

27.A casa posso parlare del mio lavoro se lo desidero.

28.Il lavoro svolto è sicuro.

29.Se No perché………………

30.Per migliorare la sicurezza del lavoro cosa propone……….

31.Ritiene utili corsi di formazione e istruzione professionale alla sicurezza.

32.Ha altre proposte da fare

33.Ha avuto mai infortuni sul lavoro.

Si potevano evitare.

Se Si in quale modo.

 

 

Per quanto attiene ai quesiti selezionati dal questionario somministrato ai lavoratori in tabella  sono esposti i risultati delle risposte con le rispettive percentuali.

 

-Risposte in valori numerici e percentuali ai quesiti selezionati dal questionario somministrato ai lavoratori            

 

SI

NO

NON SO

Il mio lavoro richiede troppo sforzo

83(80%)

21(20%)

0

Nel lavoro son disturbato dal rumore

53(51%)

51(49%)

0

Son costretto a lavorare troppo in fretta

41(39%)

62(60%)

1(1%)

Il lavoro richiede attenzione eccessiva

79(75%)

26(25%)

0

Trovo il lavoro troppo pericoloso

28(27%)

76(72%)

1(1%)

Mi annoio al lavoro

18(17%)

87(83%)

0

L’organizzazione dei turni mi soddisfa

50(48%)

51(48%)

4(4%)

In caso di difficoltà so a chi rivolgermi

87(83%)

11(10%)

7(7%)

Ho problemi di salute che credo dovuti al lavoro

50(48%)

51(48%)

4(4%)

Ritiene utili corsi di formazione orientati alla sicurezza

86(82%)

3(3%)

16(15%)

Beve vino

49(47%)

41(39%)

15(14%)

Fuma

68(64%)

28(27%)

9(9%)

 

L’alta percentuale (80%) dei lavoratori che giudicano elevati gli sforzi fisici connessi alle attività svolte a bordo dipende non solo dal carico muscolare ma anche dal fatto che attività e carico muscolare avviene con posture non idonee e condizioni sfavorevoli (temperatura, umidità, vibrazioni, ecc.). Il 51% degli individui del campione considera il rumore tale da costituire grave elemento di disturbo ed a tale percentuale contribuiscono in maggior misura soggetti giovani . 

Il 39% dei lavoratori ritiene di essere costretto a lavorare con ritmi non fisiologici; concorrono a tale dato in maniera preponderante le persone che a bordo rivestono qualifiche di comando (capobarca, capopesca, comandante,ecc.) il che lascia intendere che il limitato tempo disponibile  è avvertito a livello decisionale e non solo per le attività esecutive. L’alta percentuale (75%) dei lavoratori del campione che ritengono necessaria una attenzione eccessiva nell’espletamento delle proprie attività a bordo, oltre che alla natura delle attività (guida, manovre degli attrezzi, condotta del motore, uso di strumenti,ecc.), è dovuta anche al fatto che quelle attività devono essere svolte in un ambiente con notevoli elementi di disturbo (rumore, vibrazioni, movimenti della nave, ecc.) da persone in stato psico-fisico condizionato dalle particolari situazioni ambientali e di lavoro.

Il lavoro svolto a bordo è giudicato noioso solo dal 17% degli individui del campione.

La maggior parte delle persone (83%) dichiara che in caso di difficoltà a bordo, sa a chi rivolgersi, mentre il 48% si dichiara soddisfatto dell’organizzazione dei turni.

 Circa gli effetti del lavoro sulla salute gli individui del campione si dividono in percentuali uguali; ma correlando le risposte con l’età degli individui del campione risulta che la stragrande maggioranza dei “si” (81,08%) proviene da lavoratori con età superiore ai 45 anni mentre una forte percentuale di “no” (78,18%) proviene da lavoratori inferiori a 45 anni. Il fattore legato all’anzianità lavorativa risulta cioè determinante perché nei lavoratori meno giovani sarebbero già presenti gli effetti patologici dei rischi connessi al lavoro, mentre  nei più giovani tali rischi non avrebbero avuto ancora modo di manifestarsi nelle loro conseguenze.

Circa gli aspetti di prevenzione e sicurezza del lavoro, dall’analisi delle risposte alla domanda che valuta l’utilità di corsi di formazione professionale in ambiente marittimo, l’82% esprime l’esigenza di questi corsi.

 Questo dato in accordo con le risposte fornite alle altre domande mostra la disponibilità dei lavoratori ad approfondire e migliorare le conoscenze teoriche  e pratiche  della sicurezza del lavoro in mare   e la conseguente necessità di programmare corsi di formazione indirizzati alla prevenzione dell’infortunio.

 

 

 Il quadro normativo di riferimento

 

Il  D.L27 luglio 1999 n.271 “Adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili e da pesca nazionali”(Supp.Ord.Gazz.Uff.n.185 del 9 agosto 1999) è una legge profondamente innovativa nel settore. Essa  ha introdotto importanti disposizioni, alcune in analogia con il D.L.gs.626/94 come:  ”Misure generali di tutela” (art.5),”Servizio di Prevenzione e Protezione”(art.12), “Medico competente e sorveglianza sanitaria del lavoratore marittimo” (art.23), altre peculiari delle attività lavorativa marittima : “Orario di lavoro a bordo delle navi mercantili e da pesca” (art.11), “Assistenza sanitaria a bordo” (art.24),  “Infortuni a bordo delle navi mercantili e da pesca” (art.25), “Statistiche sugli infortuni” (art.26), “Fattori di Fatica” (allegato 1).  E’ una legge ergonomica in cui tale termine compare nella sostanza e nella forma della legge che in particolare  all’art.5 (misure generali di tutela), comma 1 lettera f) richiede “ rispetto dei principi ergonomici nella progettazione e costruzione dei locali di lavoro , nella scelta delle attrezzature di lavoro e nella definizione delle metodologie di lavoro, anche al fine di limitare i fattori di fatica.” La legge introduce un allegato (Allegato 1), anche esso innovatore , nella legislazione della sicurezza del lavoro , dal titolo Fattori di fatica,  al fine di identificare

le attività lavorative a bordo delle navi che possono contribuire alla fatica, avendo per obiettivo “quello di aumentare la consapevolezza di coloro che svolgono attività in campo marittimo dell’importanza di questi fattori e di tenerne conto nel momento in cui si prendono decisioni operative.”

A tal proposito si richiama la stessa legge che all’art.6 comma 5 lettera d cita testualmente l’obbligo dell’ armatore e del comandante della nave a “organizzare il lavoro a bordo , in modo da ridurre al minimo i fattori di fatica e verificare il rispetto della durata del lavoro a bordo.”

 

 

Gli aspetti interdisciplinari nella tutela della salute e sicurezza del pescatore

 

I risultati delle ricerche effettuate evidenziano nell’attività di pesca marittima un settore a forte rischio di infortunio in cui l’ambiente (nave e condizioni meteomarine) svolgono un ruolo fondamentale unitamente alle condizioni di salute del lavoratore.

La prevenzione dell’infortunio e delle patologie professionali deve trovare fondamento nell’intervento delle metodologie tipiche della medicina del lavoro rivolte all’accertamento di tutte le cause di disagio fisico, psicologico e sociale.

Dette conoscenze trasferite a livello ergonomico  interdisciplinare possono costituire la base per una nuova progettazione della nave e migliorare la qualità di vita del lavoratore.

Questo oggi è tanto più urgente in quanto la direttiva di sicurezza del lavoro marittimo di recepimento CEE (DL 298 del 17 agosto 1999), relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca, ha fissato norme più precise a salvaguardia dei lavoratori.

Per la prevenzione dell’infortunio sembra utile la formazione ed il coinvolgimento diretto dei pescatori. A tal fine risulta  quanto mai opportuno l’uso di questionari appositi, finalizzati alla raccolta dei dati il più possibile aderenti alle condizioni di vita e di lavoro, per desumerne elementi utili alla sicurezza del lavoro e  prevenzione dell’infortunio.

Appare utile se non indispensabile l’uso di più moderni procedimenti operativi e metodologie  derivanti dall’intervento ergonomico di discipline diverse interessate al comune obiettivo di sicurezza del lavoro .

I principi ergonomici che fanno riferimento ai tre elementi base :

-Uomo

-Macchina

-Ambiente

vanno applicati nel lavoro della pesca come nelle altre attività lavorative e deve essere  l’uomo l’elemento condizionante.

 Da tale impostazione  dovrebbero conseguire ripercussioni favorevoli anche sulla nozione soggettiva di stress avvertita dai lavoratori.

La formazione dei lavoratori della pesca anche essa su base interdisciplinare dovrebbe diventare parte integrante della sorveglianza sanitaria.

In tale ottica si propone lo sviluppo di programmi finalizzati di formazione e informazione che impegnino le diverse competenze finalizzate alla sicurezza.

Occorre svolgere un’azione coordinata con gli Enti interessati alla sicurezza del lavoro marittimo ed in particolare della pesca .

Si potrebbe a tal fine  prevedere una Scuola di formazione interdisciplinare alla sicurezza del lavoro, volta a ridurre l’incidenza dell’infortunio, le patologie da lavoro e a migliorare la qualità della vita del pescatore.

 

 

Conclusioni

 

Nel lavoro della pesca  un ruolo fondamentale viene svolto dall’ambiente e dalle macchine (nave e condizioni meteomarine) unitamente ai fattori umani e condizioni di salute del lavoratore. Tutti questi fattori debbono essere opportunamente valutati in chiave ergonomica e interdisciplinare ai fini della sicurezza.

La prevenzione dell’infortunio e delle patologie professionali deve trovare fondamento nell’intervento delle metodologie tipiche della Medicina del Lavoro rivolte all’accertamento di tutte le cause di disagio fisico, psicologico e sociale. Queste conoscenze col concorso di altre discipline finalizzate alla sicurezza del lavoro,  possono costituire la base per una nuova progettazione della nave , per migliorare la qualità di vita del lavoratore della pesca e promuovere una vera cultura della sicurezza  articolata e operativa .

 

Bibliografia

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