dr. Mauro Pellicci ricercatore
Dipartimento Documentazione, Informazione e Formazione - Unità Funzionale Formazione
pellicci.doc@ispesl.it
LA PROGETTAZIONE DI PERCORSI FORMATIVI SU SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
Introduzione
E’ opportuno aprire questa relazione dedicata alla progettazione di percorsi formativi nel campo della salute e sicurezza dei lavoratori, riportando alcuni punti citati nel documento “La formazione nel settore della sicurezza e salute sul luogo di lavoro”, Commissione delle Comunità Europee 1992:
Affinché la formazione sia efficace deve essere coerente con la realtà nella quale i lavoratori svolgono il loro compito. Per questo è necessario che i responsabili e/o progettisti della formazione effettuino uno studio preliminare dei posti di lavoro oggetto di un’azione di formazione.

Lo studio deve essere:
-         Globale: tenendo conto dei vari aspetti della situazione specifica
-         Pluridisciplinare: occorre organizzare riunioni con la partecipazione di tutte le figure coinvolte nel sistema sicurezza
-         Partecipativo: il lavoratore deve svolgere un ruolo attivo in quanto fonte di esperienze e conoscenze importanti per determinare il contenuto dell’azione di formazione.
(n.b. Tutti questi aspetti assumono  particolare rilievo per la formazione dei lavoratori nel comparto pesca, in quanto:
-         la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori a bordo solo recentemente è stata oggetto di attenzione specifica da parte del legislatore che ha emanato  decreti dedicati al comparto,
-         la formazione e l’informazione vengono individuate nel nuovo corpus normativo come “strumenti” importanti per la tutela dei lavoratori della pesca,
-         la particolarità del luogo di lavoro: la barca è “un’azienda galleggiante”,
-         la multidisciplinarietà dei temi relativi a salute e sicurezza nella pesca,  che rende necessario  un contributo di tutti attraverso il confronto e raccordo tra imprese, organizzazioni, enti  e comunità scientifica. Proprio nell’ottica di creare una sistema di collegamento e mediazione tra gli sviluppi normativi e di ricerca e le esigenze di conoscenza applicativa delle aziende del settore pesca che è nato il SITO PESCA ISPESL )  
L’attuazione pratica di una vera e propria politica della formazione significa che nell’impresa, a tutti  i livelli, si interesserà, in modo concreto a strutturato di:
-         eliminare il rischio ovunque sia possibile
-         diminuire il rischio
-         isolarlo entro limiti sicuri
-         proteggere il lavoratore
-         ridurre gli effetti degli infortuni ai livelli più bassi raggiungibili
Il formatore e il progettista , prima di definire un’azione di formazione, devono conoscere le caratteristiche specifiche del settore lavorativo, dell’ambiente culturale e della mansione lavorativa  specifica.

La formazione degli adulti. Considerazioni generali.
La formazione degli adulti presenta notevoli differenze rispetto alla formazione di giovani in età scolare. Non è infatti sufficiente conoscer un argomento per insegnare agli adulti in quanto si verificano una serie di circostanze che influenzano l’apprendimento, alcune positive, altre negative,  che bisogna saper rispettivamente contrastare e potenziare.
L’adulto vede l’educazione come un’interferenza nella propria personalità volta a produrre un cambiamento e quindi oppone una resistenza. Questa deve essere compensata stimolando la percezione degli aspetti benefici del cambiamento. Occorre dimostrargli che la formazione gli permetterà di svolgere i suoi compiti in modo più efficace e sicuro.
L’adulto impara per rispondere ad alcune esigenze, pertanto gli scopi e gli obiettivi devono essere definiti chiaramente. Si deve poter discutere e avere la possibilità di valutare i risultati.
L’adulto è più impaziente a causa di un senso di economia del tempo e degli sforzi.
L’adulto teme la frustrazione ed il ridicolo, specie se non ha avuto occasione di frequentare scuole o università. Non si deve quindi instaurare,  durante la formazione,  un sistema competitivo.
L’adulto è una persona abituata a prendere le sue decisioni, pertanto non desidera svolgere un ruolo passivo nell’attività di formazione e bisogna quindi coinvolgerlo il più possibile nel processo formativo attraverso l’utilizzo di metodologie didattiche attive.
Il lavoratore deve sentirsi in grado di eseguire e comprendere ciò che gli viene detto, e quindi occorre evitare per quanto possibile le lezioni cattedratiche. Evitare inoltre di trattare gli adulti come scolari.”

Progettazione formativa
L’ISPESL, attraverso il Dipartimento Documentazione, Informazione e Formazione, da tempo dedica molta attenzione alla formazione alla sicurezza, impostando numerose ricerche specifiche, che vanno dalla progettazione didattica, dallo studio ed elaborazione di metodologie innovative, fino ai sistemi di valutazione degli apprendimenti e di monitoraggio dei percorsi.
L’impostazione metodologica seguita dal Dipartimento, per una corretta   progettazione di   un intervento formativo nel settore della salute e  sicurezza dei lavoratori, è costituita da fasi sequenziali di seguito riportate e schematizzate nella figura:


-         analisi del fabbisogno formativo 
-         macroprogettazione
-         microprogettazione
-         sistema di valutazione degli apprendimenti (eventuale ritaratura)

Analisi del fabbisogno

Lo scopo di qualsiasi azione formativa è quello di far:

ACQUISIRE

Freccia in giù: NUOVE
INFORMAZIONI- CONOSCENZE
INTEGRARE

CAPACITA’
APPLICARE

COMPORTAMENTI


Per analisi del fabbisogno si intende la definizione delle differenze tra CONOSCENZE; CAPACITA’, COMPORTAMENTI “posseduti” e CONOSCENZE, CAPACITA’, COMPORTAMENTI  “richiesti” al termine dell’intervento.
Si può quindi facilmente comprendere come una corretta analisi del fabbisogno e  la trasformazione del gap tra prima e dopo in obiettivi didattici,  sia fondamentale nella progettazione della formazione.
Nel settore della salute e sicurezza sul lavoro  per l’analisi del fabbisogno è necessario conoscere le attese legislative e le caratteristiche specifiche:
-         del comparto lavorativo
-         dell’ambiente culturale
-         della mansione lavorativa (individuazione figura professionale)
L’analisi delle caratteristiche specifiche può essere condotta tramite:
-         RECUPERO E ANALISI  INFORMAZIONI/DATI:
o       da:  fonti informative nazionali, comunitarie, internazionali - documenti di valutazione del rischi – studi scientifici - ecc. (vedi 1, 2, 3, 4, 5)
o       su tematiche quali: 
·          caratteristiche socio economiche (vedi 6, linee guida applicazione D.Lgs 271/99)
·          caratteristiche del ciclo lavorativo e ambiente di lavoro  (vedi: 7, 8, 9, 1044)
·          legislazione, linee guida, standard di sicurezza, norme di buona tecnica (vedi: 11, 12, 13, 14, 15, linee guida applicazione D.Lgs 271/99, 33)
·          dati statistici riguardanti infortuni e malattie professionali e dati da sorveglianza sanitaria (vedi 16, 17, 18, 19, 20, 21)
·          informazioni contenute in documenti di valutazione del rischio (vedi: 8 , 22, 23, 24, 25, 26)
·          ecc.
-         SVILUPPO DELLA CONOSCENZA DIRETTA E ANALISI:
o       da: visite nei luoghi di lavoro - interviste ad attori privilegiati tramite colloqui, riunioni, questionari (27, 28 e 29), ecc.
o       su: ciclo lavorativo e relative fasi lavorative,  durata lavorazioni,  macchine e attrezzature utilizzate,  ambiente di lavoro, preparati e sostanze chimiche,  modalità operative,  organizzazione del lavoro,  rischi specifici, ecc. (vedi: 7, 8, 9, 1030, 31, 32, 33, 34, profilo di rischio)

Macroprogettazione
Dall’analisi del fabbisogno si ha un quadro degli obiettivi formativi generali.
Partendo da questa analisi l’attività di macroprogettazione si può riassumere in:
-         definizione degli obiettivi didattici (vedi: 35 ) espressi in termini di:
o       sapere (come acquisire procedure, concetti, nozioni, ecc)
o       saper fare (come porre in pratica procedure, nozioni, ecc)
o       saper essere (come adattare il comportamento)
-         definizione della sequenza degli argomenti (vedi: 36, 37, 38, 39, 40)
-         definizione delle metodologie didattiche coerenti con gli obiettivi : il formatore deve essere in grado di trasmettere un messaggio. Il suo compito, non è tanto l’insegnamento di nozioni teoriche, quanto sulla capacità di fornire al lavoratore la possibilità di agire sul campo. Il formatore quindi deve essere qualcuno in grado di sfruttare e valorizzare l’esperienza dei  partecipanti attraverso il loro coinvolgimento diretto nella formazione. Questo è realizzabile attraverso l’utilizzo di metodologie didattiche attive un cui esempio non esaustivo è riportato nella tabella che segue.
-         definizione dei tempi (linee guida applicazione D.Lgs 271/99, 40)



Microprogettazione
Dopo che il progetto è stato definito nella macroprogettazione si procede allo sviluppo della microprogettazione che serve a produrre le unità didattiche e la documentazione didattica.
La microprogettazione  può essere suddivisa nelle seguenti fasi:
-         definizione dei sotto-argomenti specifici (unità didattiche)
-         definizione della strategia didattica da seguire induttiva (lezione – esercitazione – discussione – applicazione) o deduttiva  (esercitazione – discussione – lezione – applicazione) (prodotti)
-         definizione e sviluppo del materiale sia per il docente che per i discenti (lucidi, manuali, testi per l’esercitazione, materiali  per i discenti, materiali di approfondimento per i formatori, filmati, immagini, ecc.) (vedi: 830, 31, 32, 41, 42,  prodotti)
Un’altra fase non propriamente rientrante nella microprogettazione ma che per questioni di praticità conviene citare qui  è la scelta del Docente.
A tal fine si  rammenta che il formatore deve:
-         adattare il proprio codice linguistico a quello della classe in quanto da questo dipende la maggiore o minore comprensione del messaggio che si desidera trasmettere (per esempio fondamentale nel caso della pesca la conoscenza della corretta nomenclatura delle attrezzature, delle aree dell’imbarcazione, dei termini marinareschi) (vedi: 43)
-         essere in grado di trasmettere un messaggio. Il suo compito, non è tanto l’insegnamento di nozioni teoriche, quanto sulla capacità di fornire al lavoratore la possibilità di agire sul campo
-         essere qualcuno in grado di sfruttare e valorizzare l’esperienza e le conoscenze dei  partecipanti attraverso il loro coinvolgimento diretto nella formazione
Anche se non si applicano ai pescatori, nei  riferimenti legislativi  relativi alla formazione, addestramento e certificazione della gente di mare  vengono riportate le caratteristiche del corpo istruttore in termini di composizione e requisiti curriculari. (vedi: 40, linee guida applicazione 271/99)

Valutazione
Perché è necessario elaborare un sistema di valutazione?
La valutazione risulta necessaria non solo come controllo del processo di apprendimento, ma anche come partecipazione  consapevole e forte stimolo motivazionale da parte dei soggetti in formazione, oltre che come feedback per i formatori circa la validità ed i livelli di efficienza ed efficacia della proposta formativa.
Quindi il sistema di valutazione consente di:
-         per verificare il raggiungimento degli obiettivi
-         per migliorare la qualità della formazione con interventi di ritaratura dei percorsi formativi
-         per fornire feedback ai partecipanti circa il loro cambiamento.
Azioni di verifica dell’apprendimento possono essere previste in:
-         ingresso: per conoscere il livello delle conoscenze in ingresso in modo da superare i divari che se esistessero potrebbero ostacolare l’apprendimento di nuove nozioni; oppure per la individuazione di prerequisiti richiesti per la partecipazione
-         in itinere: cioè durante il percorso formativo per attivare azioni di sostegno e recupero sugli argomenti non chiari
-         sommativa: cioè a fine corso per la verifica del successo del percorso formativo in termini di raggiungimento degli obiettivi
Gli strumenti per la verifica cambiano a seconda di quale cambiamento vogliamo valutare.
Per esempio  la valutazione del cambiamento delle  “conoscenze” può realizzarsi con questionari od elaborati scritti; una verifica  sul cambiamento di capacità pratiche può essere realizzata con esercitazioni pratiche o la risoluzione di casi; una valutazione  sul cambiamento di comportamento può essere realizzata in aula con role-play o lavori di gruppo.
Anche se non si applicano ai pescatori, nei  riferimenti legislativi  relativi alla formazione, addestramento,  certificazione della gente di mare,  vengono riportate il metodo e/o i metodi di valutazione dei candidati affinché sia garantita una verifica oggettiva del raggiungimento degli obiettivi del corso (vedi: 8, 35, 40, prodotti)