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dei pescatori di Mazara del Vallo di Giuseppe Campo, Antonio Leva, Mauro Pellicci, Diego de Merich Nel quadro di un progetto di ricerca dell’ISPESL sul settore della pesca in Italia, mirato al reperimento di dati quantitativi, qualitativi e documentaristici utili alla predisposizione di strumenti informativi, formativi e di sostegno alla valutazione dei rischi, un gruppo di lavoro multidisciplinare ha predisposto un questionario per approfondire diversi aspetti connessi alla salute e sicurezza nel settore. L’intento di avviare un contatto diretto con i lavoratori impegnati nelle attività della pesca ha posto subito in evidenza la necessità di identificare alcune marinerie importanti per tradizione, tipologia di pesca, quantità del pescato. Al riguardo, oltre al presente lavoro, è stata già effettuata un’indagine conoscitiva presso alcuni porti del medio Adriatico, ovvero Fano, Ancona, Senigallia e Porto Garibaldi, utilizzando un questionario analogo a quello impiegato per il porto di Mazara nell’anno 2003. L’obiettivo è quello di esaminare come sono percepite le tematiche legate alla sicurezza da parte dei pescatori, chiedendo loro quali sono le condizioni in cui si trovano ad operare ed i riflessi che queste hanno sul loro stato di salute. La progettazione del questionario ha preso spunto da un’iniziale ricerca documentaristica su:
Successivamente si è proceduto alla stesura del questionario, articolandolo nelle seguenti sezioni: A. Caratteristiche dei rispondenti; B. Considerazioni sul lavoro; C. Aspetti di salute e stili di vita; D. Informazione e formazione; E. Infortuni sul lavoro In conclusione all’elenco dei 50 quesiti, quasi tutti a risposta chiusa, si è ritenuto opportuno lasciare uno spazio libero per brevi proposte e considerazioni sulla sicurezza. La prima bozza del questionario è stata testata attraverso un’indagine pilota per verificarne l’efficacia e la comprensibilità. I risultati sono stati analizzati dal gruppo di lavoro e sulla base di essi si è provveduto a migliorare i contenuti inserendo anche domande sul livello di integrazione sociale del lavoratore, considerata la presenza, in certi casi rilevante, di forza lavorativa straniera. La versione finale del questionario è stata predisposta in lingua italiana e francese, al fine di favorirne la lettura e la compilazione. Alla luce delle precedenti considerazioni, l’analisi delle risposte seguirà la struttura logica del questionario. In allegato si riportano le tabelle di sintesi dei risultati. Sezione A. Caratteristiche dei rispondenti I 134 pescatori intervistati sono tutti maschi, in prevalenza coniugati (77,6%), con un’età media di 40 anni; le classi d’età più numerose sono 30-39 anni (44% degli intervistati) e 40-49 anni (49%). Il 63,4% dei soggetti è di nazionalità italiana, il 35,1% è di nazionalità tunisina. Il titolo di studio più diffuso è la licenza di scuola media inferiore (41,8%). Dal punto di vista della categoria professionale, il 61,2% dei rispondenti ha la qualifica di marinaio, il 24,6% appartiene al personale di macchina, il 12,7% è capitano e l’1,5% è armatore. Il tipo di contratto quasi sempre applicato (90,3%) è quello alla parte. Quasi la metà degli intervistati (47,8%) ha un’anzianità lavorativa superiore a diciannove anni, mentre il 9% ha un’esperienza inferiore a 5 anni in questa attività. La maggioranza (70,1%) afferma di lavorare in mare tra i 7 ed i 9 mesi all’anno ed il 24,6% arriva a trascorrere in mare tra i 10 ed i 12 mesi all’anno. Il sistema di pesca praticato è, fondamentalmente, quello a strascico (94,9%), e la composizione dell’equipaggio con cui si lavora nel corso dell’anno cambia per il 72,4% degli intervistati; solo il 25,4% esce in mare prevalentemente con le stesse persone. Il 43,3% dei soggetti lavora in porto tra le 5 e le 9 ore settimanali e il 25,4% dichiara oltre 15 ore settimanali di attività al porto. Sezione B. Considerazioni sul lavoro Questa sezione del questionario intende valutare la percezione soggettiva del lavoro in mare da parte dei pescatori, per acquisire conoscenze sulle condizioni lavorative ed alcuni riflessi su aspetti della normale vita sociale. L’attività della pesca è considerata positivamente per lo sviluppo delle proprie abilità dal 73,9% dei rispondenti, ma le prospettive di crescita professionale non sono ritenute buone nel 50,7% dei casi. La remunerazione è giudicata inadeguata nel 46,3% degli intervistati. Ancora più alta è la quota di coloro che sono preoccupati per la stabilità futura del proprio lavoro (66,4%). Dalle risposte emerge una buona motivazione al lavoro: al 62,7% degli intervistati piace l’attività che svolge. Il rapporto con le persone a bordo è giudicato buono dalla gran parte dei rispondenti (82,1%), così come è elevata la quota di coloro che si sentono apprezzati (78,4%), il che porta a supporre un clima collaborativo e supportivo tra compagni di lavoro. Nonostante questo, il 26,1% dei rispondenti afferma di sentirsi isolato nel proprio lavoro. Il 76,1% è iscritto ad un’associazione di lavoratori. Per quanto riguarda le caratteristiche dell’attività di pesca, lo sforzo fisico richiesto è giudicato eccessivo dal 64,9% degli intervistati. Ma questo non è l’unico problema segnalato, infatti si evidenzia anche il dato del rumore, visto che il 79,9% dichiara di essere costretto ad alzare spesso il tono della voce per parlare con i compagni. Il 70,9% afferma di lavorare spesso e per lunghi periodi in posizioni scomode, mentre il 51,5% deve spostare o sollevare frequentemente carichi molto pesanti. Anche in conseguenza di tali aspetti riguardanti i rischi fisici, gran parte dei pescatori contattati per l’indagine ritengono troppo pericoloso (67,9%) il proprio lavoro, oltre che troppo impegnativo (72,4%). Coerentemente con quest’ultima osservazione, risulta che il 76% è costretto sia a lavorare molto in fretta che con una elevata e prolungata concentrazione: entrambi gli aspetti investono il fattore dello stress e della fatica sul lavoro. Quest’ultimo è posto in evidenza dall’ILO tra i fattori di rischio, e la nostra stessa legislazione ha dedicato ad esso specifica attenzione, evidenziandolo all’interno del decreto legislativo 271 del 1999. Per quanto riguarda la vita a bordo, oltre il 74% degli intervistati ritiene l’alimentazione variata ed abbondante, anche se poi il lavoro obbliga ad accorciare i tempi per i pasti e per il riposo (79,9% dei rispondenti). I locali per il riposo a bordo sono giudicati sufficientemente confortevoli dal 57,5% degli intervistati. Sezione C. Aspetti di salute e stili di vita Lo stato di salute in generale appare più che confortante: in una scala da 1 (salute cattiva) a 5 (salute buona), è pari a 4 per il 38,8% e pari a 5 per il 27,6% dei pescatori. Esaminando più in dettaglio i problemi fisici, sono in netta evidenza i disturbi all’udito, che interessano il 46,3% dei rispondenti, seguiti dai disturbi alla vista (28,4%) e alla pelle (17,9%). Sembra così confermato il dato visto in precedenza legato all’esposizione al rumore sulla nave. Per quanto riguarda i problemi muscolo-scheletrici, nell’ultimo anno ha sofferto di improvviso e forte dolore alla schiena il 35,1% dei rispondenti, con una durata media di 5 giorni, quindi non indifferente. Inoltre il 10,4% afferma di aver avuto un mal di schiena durato più di tre mesi ed il 9,7% dichiara che gli è stata diagnosticata un’ernia del disco a seguito di esami medici. Il quadro non è così incoraggiante, come poteva sembrare dalla prima risposta sulla salute, e porta a riflettere sull’alta percentuale, vista nella sezione precedente, di persone che compiono sforzi eccessivi, lavorano in posizioni scomode o spostano carichi molto pesanti: i fattori di rischio ergonomici non appaiono tenuti bene sotto controllo nell’attività della pesca. La percentuale di fumatori abituali si attesta sul 55,2%, con una media di 13 sigarette al giorno. Consuma abitualmente superalcolici solo il 3%, mentre vino o birra sono consumati dal 45,5,% dei rispondenti, con poco più di un bicchiere in media al giorno. In merito all’integrazione sociale, dichiara di essere interessato o partecipare ad iniziative sociali il 20,1% degli intervistati. Differenziando il dato secondo la nazionalità, la percentuale per gli italiani sale al 28,2% mentre per i pescatori stranieri scende al 6,1%, con una netta separazione di atteggiamento tra i due gruppi. Sezione D. Informazione e formazione I pescatori affermano di essere più informati riguardo la legislazione per la sicurezza e la salute a bordo (49,3%) e sui fattori di rischio (46,3) che non sul tipo di malattie (31,3%) e di infortuni lavorativi (3,6%) più frequenti. Per questi ultimi due sono stati indicati più frequentemente l’artrosi e le contusioni o fratture. La provenienza delle informazioni ricevute è ricondotta soprattutto all’esperienza (40,4% delle risposte), altre fonti, quali il capitano o i colleghi, si attestano ognuna al 21,3% delle risposte (era possibile indicarne più d’una). Solo l’11,2% dichiara di aver ricavato le informazioni precedenti dalla partecipazione a corsi. Laddove ricevuta, la formazione ha riguardato più l’uso corretto delle attrezzature (62,7% degli intervistati) che non gli accorgimenti legati alla sicurezza, ovvero il modo di svolgere mansioni a bordo in modo sicuro (59%), il comportamento da tenere in caso d’incendio (57,5%) o l’uso corretto dei mezzi di salvataggio (54,5%) e, ancor meno, il modo di prestare primo soccorso in caso di necessità (44,8%). Sezione E. Infortuni sul lavoro Nel corso del 2001, 10 pescatori (7,5% degli intervistati) hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul lavoro. Le modalità di accadimento sono state gli scivolamenti a bordo, in particolare durante il maltempo, e le parti anatomiche rimaste incastrate in portelli e chiusure. Si è registrato anche un caso di ustione appoggiandosi ad una pare calda del motore, evidentemente non protetta. Le sedi del corpo interessate dagli infortuni sono state soprattutto le braccia (4 casi) e le mani (3 casi). Come natura del danno, sono state indicate la distorsione o lussazione (4 casi) e la contusione (3 casi). Proposte e considerazioni dei lavoratori Nello spazio lasciato aperto alle osservazioni degli intervistati, sono stati ricevuti 49 commenti o proposte sulle condizioni di sicurezza, a testimonianza dell’interesse da parte delle persone intervistate per le tematiche dell’indagine. Al fine di riassumerne i contenuti sono state riunite in gruppi. Il maggior numero di considerazioni (14) sottolineano l’esigenza di una maggiore informazione sulla sicurezza e di corsi di formazione periodici, utili anche ad aggiornare le conoscenze sugli strumenti di lavoro e ad accrescere la qualificazione professionale. Sostanzialmente in egual numero (tra 7 ed 8 per ogni gruppo) sono le proposte per ridurre i ritmi di lavoro e migliorare le condizioni a bordo, le proposte per accorgimenti tecnici, i consigli per tutelare maggiormente l’integrità fisica dei pescatori e alcune questioni di fondo sulla professione. 3 riflessioni riguardano la necessità di rispettare una maggiore igiene a bordo. Entrando più in dettaglio nei gruppi sopra accennati, oltre al problema dei ritmi (“turni di lavoro più brevi in modo da permettere di riposarsi di più e essere più vigili”), si evidenzia il peso di stare in mare per periodi troppo lunghi, mentre tra le condizioni di lavoro a bordo è stato più volte segnalato il problema dei cambi troppo repentini di temperatura tra i locali (ad esempio per la ghiacciaia) senza adeguati indumenti di copertura. Tra gli accorgimenti tecnici suggeriti viene ripetuta più volte la richiesta di insonorizzare il locale macchine e rendere disponibili le cuffie di protezione dal rumore, si segnala anche la necessità di avere più mezzi di sicurezza a bordo. Nei consigli si sottolinea soprattutto di evitare di lavorare in condizioni di mare fortemente agitato o in tempesta. Infine, tra quelli che abbiamo definito come i problemi di fondo legati alla professione nel nostro Paese, ricorre spesso la richiesta di operare con pescherecci più nuovi e sicuri, e più di un lavoratore ha espresso l’esigenza di accorciare la durata dell’attività lavorativa e anticipare l’entrata nella pensione “perché il lavoro in mare è duro”. In conclusione, in quest’ultima sezione si è tentato di illustrare sinteticamente tutte le osservazioni degli intervistati in merito all’attività della pesca in mare. La difficoltà maggiore di questa sintesi è stata dovuta proprio al modo dettagliato e ben circostanziato di rappresentare le diverse problematiche. Da un lato ciò costituisce sicuramente un indice della forte motivazione di chi svolge questo lavoro, come evidenziato anche dall’analisi delle risposte precedenti, ma dall’altro responsabilizza ancor più chi è chiamato a dare un seguito concreto a tali osservazioni, ovvero gli operatori, le parti sociali e gli organi istituzionali preposti al delicato tema della prevenzione nel settore della pesca. BIBLIOGRAFIA (E FONTI METODOLOGICHE) 1) Campo G., Leva A., “Dati statistici su infortuni e malattie professionali nel settore Pesca”, pg. 43-55, in “La sicurezza e la salute a bordo dei
pescherecci (d.Lgs.271/99 e 298/99). Atti seminario informativo per operatori
ASL”, Regione Marche, Azienda USL n.7, Ancona, 28-29 giugno 2001. 2) Giorgianni C., Bondi
L, Dugo G., Barbaro Martino L, Abbate C., “La
pesca a strascico: valutazione del fenomeno infortunistico nella più grande
marineria italiana”, G. Ital. Med. Lav. Erg. 2000; 22:4, 296-298 3) Pennarola R., “Infortunio e malattia professionale nel
lavoratore del mare”, Fòlia Medica, 70 (1), 1999, 3-15 4)
Baldasseroni A.,
Camerino D., Cenni P., Cesana G.C., Fattorini E., Ferrario M., Mariani M.,
Tartaglia R., “La valutazione dei fattori
psicosociali – Proposta della versione italiana del Job Content Questionnaire
di R. Karasek” – http://www.ispesl.it/informazione/VALUTAZIONEFATTORIPSICOSOCIAL1.htm 5)
Rizzo R., Raiola A., Principe B., “Fattori critici della sicurezza a bordo delle navi”, Fogli di
Informazione ISPESL 2/1995 Tavole
riepilogative dei risultati
Sezione A. Caratteristiche dei rispondenti
Sezione B. Considerazioni sul lavoro
Sezione C. Aspetti di salute e stili di vita
Sezione D. Informazione e formazione
Sezione E. Infortuni sul lavoro
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