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Giurisprudenza su fumo passivo al lavoro

Le problematiche relative al fumo di tabacco in ambiente di lavoro sono state esaminate da tutti i nostri organi giuridici, che hanno affrontato questioni di legittimitá costituzionale della norma relativa al divieto di fumo "in determinati locali e sui mezzi di trasporto pubblico" in riferimento a:

  • diritto alla tutela della salute come bene costituzionalmente tutelato ed agli organi giuridici cui compete l’individuazione delle sanzioni;
  • diritto al riconoscimento di benefici previdenziali per malattie causate da esposizione al fumo passivo e riconosciute come dipendenti da causa di servizio;
  • tutela della salute di gruppi o categorie di lavoratori esposti al fumo passivo.

Solo più recentemente la giustizia ordinaria si è espressa anche con condanne (in ambito penalistico) ovvero di sentenze di risarcimento (in ambito civilistico) per i danni provocati nel lavoratore dall’esposizione al fumo passivo.

Tralasciando le prime clamorose sentenze di condanna dei produttori di tabacco al risarcimento di danni provocati in alcuni consumatori, ci sembra utile ripercorrere l’evoluzione giurisprudenziale sulle problematiche connesse al fumo di tabacco in ambiente di lavoro attraverso le sentenze della Corte Costituzionale, al fine di comprendere come il nostro ordinamento giudiziario si è posto e si pone di fronte alle questioni relative alla esposizione al fumo passivo in ambiente lavorativo.

Altre due sentenze sono particolarmente interessanti: la sentenza del Tribunale di Milano del 01.03.2002 e quella della Suprema Corte di Cassazione Sezione Lavoro del 16.11.2006, n. 24404.

La sentenza del Tribunale di Milano rappresenta la prima condanna per omicidio colposo, avendo accertato il ruolo di concausa del fumo passivo nel decesso di una impiegata. Infatti, due dirigenti di un istituto bancario sono stati condannati per aver sottovalutato le continue richieste di vigilare sulle violazioni del divieto di fumo commesse dai dipendenti della banca cagionando il decesso di un’impiegata affetta da disturbi respiratori.

Con la sentenza n° 24404 del 16.11.2006 la Corte Suprema afferma la responsabilità del datore di lavoro per i danni alla salute subiti da una lavoratrice che a causa della grande quantità di fumo passivo respirato sul luogo di lavoro, aveva contratto una serie di patologie (rinite cronica, crisi asmatiche, faringite, agitazione psichica, tachicardia, cefalea, vertigini…) e per questo si era assentata parecchi giorni dal lavoro. Sia i giudici sia la Corte Suprema hanno sancito la risarcibilità del danno alla salute come conseguenza delle cattive condizioni dell’ambiente di lavoro e della inadempienza da parte del datore di lavoro agli obblighi di protezione di cui all’art. 2087 c.c. e hanno ritenuto illegittima ogni ritenzione da parte del datore di lavoro della retribuzione spettante alla lavoratrice.

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